MAGDALENE

di Barbara Aurori

"Magdalene" è il titolo del film di Peter Mullan che ha vinto il Leone d’oro alla scorsa edizione del Festival del cinema di Venezia. Tratta delle vicende di tre ragazze recluse nei conventi Magdalene, gestiti dalle suore della Misericordia per conto della chiesa cattolica irlandese.

In questi conventi (scomparsi definitivamente solo nel 1996) venivano rinchiuse quelle ragazze che, a causa della loro condotta morale vera o presunta, erano considerate delle "peccatrici" e come tali ripudiate dalla loro famiglia e dalla società. Giovani donne, "colpevoli" di avere avuto un bambino senza essere sposate, di essere state violentate o di avere tenuto atteggiamenti poco dignitosi, venivano praticamente cancellate dal mondo e costrette ai "lavori forzati" in questi conventi-lavanderie, lavando e stirando per conto di terzi per 364 giorni all’anno (tranne Natale, quando ricevevano un’arancia a testa), umiliate e spesso picchiate, quasi sempre dall’adolescenza alla morte. Lo scopo di tutto ciò era quello di fare espiare alle ragazze i loro peccati sul modello di Maria Maddalena (da cui il nome dato ai conventi) attraverso una vita di totale privazione.

Si calcola che circa 30000 donne siano vissute in questi conventi, molte di esse sono letteralmente impazzite. Nel film le protagoniste, dopo anni di sofferenze, riescono a fuggire.

Al di là della trama e della totale veridicità o meno delle scene proposte, penso che questo film possa suggerire una profonda riflessione sulle conseguenze a cui può portare una morale assolutizzata ed eretta a legge imprescindibile.

Le suore che gestivano i conventi, così come le famiglie benpensanti di una Dublino estremamente conservatrice, erano probabilmente in buona fede e pensavano che quello fosse il modo giusto per punire comportamenti eticamente inaccettabili. Il rispetto di determinate norme, per quanto in sé giuste, era posto al centro di tutto, fino a nascondere quello che avrebbe dovuto essere il vero centro, e cioè Gesù. Il giudizio e la condanna avevano cancellato ogni riferimento evangelico alla misericordia, all’amore, all’accoglienza verso il prossimo.

Purtroppo tante volte in passato gli uomini che governavano la nostra Chiesa hanno perso di vista la figura di Cristo ed il comandamento più grande che ci ha lasciato, quello dell’Amore, e si sono invece trovati coinvolti in persecuzioni e condanne, arrivando addirittura a definire "santa" una guerra. Indiscutibilmente essi si sono macchiati del sangue di tanti innocenti, la tentazione di imporre il proprio credo con la forza ha prevalso, in diverse occasioni, sulla ragionevolezza e sugli insegnamenti di Gesù, che si limita a "bussare" con delicatezza alle porte dei cuori.

Giovanni Paolo II ha più volte chiesto perdono per tutto questo. E se il Papa è arrivato a prostrarsi di fronte al resto dell’umanità, anche noi penso siamo chiamati a partecipare fino in fondo e con convinzione a questo suo gesto, ma anche ad interrogarci su cosa possiamo fare, concretamente, perché le cose cambino e perché emerga, anche grazie a ciascuno di noi, il vero volto della Chiesa, che è il volto di Cristo.

È abbastanza evidente come i "media" tendano a mettere in risalto alternativamente due aspetti della Chiesa: quello che potremmo definire agiografico, legato alla descrizione delle sublimi vite dei santi, e quello relativo alle atrocità commesse nel corso dei secoli. Fa scalpore tutto ciò che è eccezionale, attirano dunque spettatori sia i vari "San Francesco", "Padre Pio", ecc., con i loro miracoli e le loro vite esemplari, sia gli orrori dell’Inquisizione, delle crociate, degli indigeni massacrati in Sud America o, da ultimo, delle "murate-vive" nei conventi Magdalene.

Questa è la ‘chiesa’ che il mondo "laico" ci propone e proprio da questi elementi molte persone traggono conferme per il loro proclamarsi "atee". Se la Chiesa fosse soltanto quello che ci viene mostrato al cinema probabilmente anch’io me ne allontanerei: le figure dei santi senza dubbio affascinano, ma, poiché spesso viene rappresentata solo la parte spettacolare della loro vita e non la santità guadagnata nella quotidianità, difficilmente riusciamo a farne dei modelli per la nostra vita. Nel contempo, la stessa spettacolarizzazione viene adottata per presentare le atrocità del passato, non come errori di alcuni uomini di Chiesa, ma come se tutta la Chiesa avesse perso la sua santità, e questo può far sorgere dei dubbi sulla bontà della "Istituzione-Chiesa".

Ma noi sappiamo che non è tutto qui.

Sappiamo che la Chiesa è formata da Cristo (che è il Capo e quindi la santifica) e dalla comunità di tutti i credenti, e cioè da ciascuno di noi - le membra della Chiesa -, pertanto dipende anche da noi il modo in cui essa appare all’esterno. Siamo direttamente e continuamente responsabili delle modalità con cui viene recepito dal mondo dei "non-credenti" il volto della Chiesa oggi. Non possiamo esimerci da questa grande responsabilità, né limitarci a criticare un film dicendo che tratta soltanto di un aspetto marginale, che la Chiesa è fatta di uomini e che gli uomini purtroppo possono sbagliare, o che i "media" mostrano sempre e solo gli errori compiuti dai cristiani. Tutto questo indubbiamente è vero, ma non basta.

La "colpa" non è solo del mondo esterno, è anche nostra. Ovviamente non siamo responsabili delle crudeltà commesse nei secoli scorsi, ma siamo investiti del compito di lasciare trasparire da noi, con le parole e i gesti, la vera bellezza del nostro essere Chiesa.

Non è accettabile in un cristiano un atteggiamento passivo, né unicamente di critica nei confronti degli "attacchi" che la sua fede è costretta a subire: lo sapevamo fin dall’inizio che non sarebbe stata una strada facile da percorrere. Siamo però fermamente convinti che quello della fede sia l’unico cammino sicuro, la scelta più bella, la più entusiasmante. L’unica per cui valga la pena vivere.

Ritengo pertanto che solo se recuperiamo il senso profondo del nostro essere cristiani e la bellezza dell’aderire in modo totale a Cristo, e se riusciamo a trasmettere la gioia che tutto questo ci procura, possiamo essere testimoni credibili di che cosa sia davvero la Chiesa.