SCIENZA E FEDE

di Massimo Craboledda

Chi ne ha fatto un "eroe" del pensiero scientifico, tumulando le sue spoglie nell’abbazia di Westminster, a pochi metri da quelle di Isac Newton, chi lo ha dileggiato rappresentandolo in caricatura con un corpo di scimmia e una mela in mano mentre si arrampica sull’albero della scienza: pochi studiosi hanno suscitato e tuttora suscitano tante appassionate discussioni quanto Charles R. Darwin, autore, nel 1859, di un’opera epocale: "L’origine delle specie per mezzo della selezione naturale". Anche se non è stato il primo a sostenere una visione evoluzionistica quanto alle origini dell’uomo e degli altri esseri viventi, certamente Darwin ne è stato il primo teorico sistematico.

Forse solo per il grande amore che lo legava alla moglie Emma egli dimostrò prudenza verso gli articoli di fede, evitando gli attacchi diretti di cui sarebbero stati, invece, prodighi i suoi seguaci. La teoria di Darwin, infatti, si pone in aperto contrasto con la dottrina della Chiesa riguardo alla creazione. Dopo anni di viaggi e di osservazioni naturalistiche egli era pervenuto ad una visione nettamente materialistica nella quale non vi è posto per un disegno provvidenziale di Dio nella storia della vita sulla terra. La diversificazione del mondo vivente a partire dagli esseri più semplici e primitivi fino ai milioni di specie esistenti oggi nei regni vegetale ed animale, compreso l’uomo, è spiegata come una naturale evoluzione sulla quale agisce un meccanismo di selezione.

Darwin individuò il fattore selettivo operante in natura nella lotta incessante per la sopravvivenza in un determinato ambiente. Osservando che gli individui di una specie non sono identici ma presentano innumerevoli piccole differenze, egli intuì che alcuni possiedono caratteristiche più favorevoli alle loro condizioni di esistenza e, pertanto, riescono a sopravvivere nella competizione con gli altri membri. Se i più fortunati possono trasmettere ereditariamente i caratteri vantaggiosi ai loro discendenti e questi, a loro volta, aumentano il loro grado di adattamento ad un ambiente eventualmente mutevole, finiranno col divergere sempre più dai progenitori e gradualmente nascerà una varietà e, quindi, una nuova specie. In questo quadro rientra anche l’uomo con tutte le sue facoltà intellettive e volitive, anch’esse frutto della naturale evoluzione di un essere più primitivo. Ha così origine quella sintesi, invero riduttiva, con cui spesso è conosciuto il lavoro di Darwin: l’assunto che l’uomo discende dalla scimmia.

Dalla combinazione della teoria della selezione naturale con le acquisizioni della genetica circa l’ereditarietà e le mutazioni nasce la moderna teoria evoluzionistica (il neodarwinismo) che poggia su due pilastri: appunto la selezione naturale e il caso. Quest’ultimo sarebbe il responsabile di quelle mutazioni, all’interno del patrimonio genetico degli individui, fra le quali la selezione sceglierà favorendo i soggetti meglio adattati all’ambiente. Nessun accenno, nessuna ipotesi per un intervento creativo di Dio, nessuna finalità nei processi biologici riconducibile ad un progetto divino: tutto evolve, ha sostenuto il biologo Jacques Monod, nel gioco incessante del caso (le mutazioni genetiche) e della necessità (la selezione in vista della sopravvivenza).

Le reazioni all’opera di Darwin non tardarono. Già l’anno seguente alla pubblicazione de L’origine delle specie, in un congresso ad Oxford, vi fu uno scontro rimasto famoso fra il vescovo Samuel Wilberforce ed il biologo Thomas Huxley, mentre un sinodo dell’episcopato cattolico tedesco, riunito a Colonia nello stesso anno, condannò ufficialmente la teoria dell’evoluzione nei termini in cui era stata enunciata da Darwin. In ambito scientifico, se critici vi sono stati, molto maggiore è stato il favore, a volte perfino il fanatismo, con cui la teoria è stata accettata, difesa e diffusa fin dall’inizio, favorita dal generale clima di laicismo che domina gli ambienti culturali. Chi ha espresso perplessità è stato sovente tacciato di pregiudizio ideologico o avvolto ed emarginato in una cortina di silenzio. In effetti è difficile non pensare che tanto accanimento, pur davanti ad una teoria largamente lacunosa sotto molti aspetti, non nasconda la volontà di assestare un colpo mortale alla fede religiosa, sgomberando definitivamente il campo dalla presenza di un Creatore.

C’è, invero, chi si batte con pari vigore, e talvolta pari intolleranza, contro l’evoluzionismo: si tratta dei movimenti creazionisti, nati negli ambienti presbiteriani ed evangelici americani del XIX° secolo. Per costoro Dio è il solo autore, in maniera diretta ed indipendente dalle leggi della natura, dell’universo e di tutto ciò che lo abita. Inclini all’interpretazione letterale della Bibbia, essi si pongono in una prospettiva nettamente concordista, secondo la quale i racconti della Genesi non solo sono compatibili con la vera scienza, ma lo sono ben di più che non la biologia e la cosmologia evoluzioniste contemporanee; per converso le scienze debbono piegarsi ad essi e con essi accordarsi.

Evoluzionismo e creazionismo costituiscono, dunque, un’altra pagina del contrastato rapporto fra scienza e fede. Non si tratta di cercare compromessi o improbabili sintesi, quanto di lasciarle operare ciascuna nel proprio ambito, senza invasioni di campo, tesi, piuttosto, a verificare, da un lato, la portata del discorso scientifico (che cosa può dirsi realmente acquisito, che cosa è solo frutto di ipotesi), di comprendere, dall’altro, l’insegnamento biblico al di là del linguaggio e delle immagini legate ad una particolare cultura.

Oggi sembra esservi più equilibrio. Un numero crescente di scienziati si dissocia dal credo evoluzionista, non tanto per motivi religiosi quanto proprio per argomentazioni scientifiche. Noi ci poniamo davanti alla questione delle origini senza essere né succubi dello scientismo, né chiusi alla scienza, né, certo, disposti ad oscurare la luce di una Sapienza più alta: un atteggiamento di umiltà, come sempre richiede l’appassionata e tenace ricerca della verità. A questo ci invita, primo fra tutti, il papa Giovanni Paolo II. Da un suo importante messaggio di alcuni anni fa alla Pontificia Accademia delle Scienze prenderemo le mosse il mese prossimo per riflettere un po’ sulle origini della vita.