DISPONIBILITÀ O INDIFFERENZA

di don Carlo Govoni

Se un automobilista che vuole arrivare ad una meta, vedendo, durante il percorso susseguirsi i cartelli indicatori che confermano giusta la direzione di marcia si annoiasse a leggerli, commetterebbe un errore contro il proprio interesse, costituito dalla certezza che con quelle frequenti indicazioni non avrebbe sbagliato il percorso giungendo sicuramente alla meta prefissa.

Questa immagine mi è balzata alla mente leggendo il brano di Vangelo della XXVIII Domenica del T.O., che riporta la parabola del re che ha preparato un sontuoso banchetto per le nozze del Figlio.

Con il battesimo la vita di ogni uomo ha ricevuto l'indicazione di un cammino da percorrere e una meta ben precisa da conseguire: Dio, sommo bene, al quale orientare e ogni giorno tentare progressivamente di donargli tutta la propria vita; perciò dopo il Battesimo, il percorso di ogni uomo è diventato a senso unico: solo verso Dio!

Già possiamo fare un domanda: perché, se tutto è così chiaro, fra gli uomini esistono tantissime scelte in netto contrasto con la volontà di Dio?

Tutto quello che è presente fra gli uomini che non è di Dio, è stato seminato dal Demonio, perenne nemico dichiarato di Dio e coltivato da tutti coloro che si sono schierati contro Dio: l'esercito, purtroppo numeroso, dei malvagi!

Ma torniamo all'immagine della strada e dei cartelli che continuamente ripetono le indicazioni della meta da raggiungere….

Ogni volta che è stata letta la parabola, essa è diventata un cartello indicativo della strada sicura da percorrere, ma la coscienza non avendo dato alcun segno di apprezzamento per l'indicazione-monito ricevuta è uguale all'automobilista che prova un senso di noia per la cadenza con cui passano i cartelli, invece di essere riconoscente a chi li ha messi, perché danno certezza al proprio percorso.

Tanto più se la parabola viene spiegata con commento specifico durante l'omelia, non dico che ogni ascoltatore dovrebbe battersi il petto come segno di pentimento per l'ingratitudine manifestata davanti alla volontà di Dio, espressa con tanta evidenza, ma almeno parlarne per studiare che cosa si può fare per allinearsi ad essa! Si ascoltano per tanti anni le stesse cose, ma, forse, piuttosto che parlarne, si cercano motivi per svicolare e sfuggire a qualsiasi riflessione pur di non rompere la calma interiore, che non è frutto della pace interiore, ma di una ossidazione così spessa da resistere, per anni, all'azione penetrante dello Spirito Santo.

Che dire poi della sorte toccata a colui che, forse per trascuratezza o leggerezza, è entrato senza indossare la veste nuziale?

Mi sembra evidente il discorso che vuol fare Gesù: se uno non ha la grazia di Dio non può entrare nel banchetto di nozze, costituito dalla presenza e dal possesso di Dio!

Sarebbe un controsenso, pretendere di avere un premio da Dio quando chi ha questa pretesa è in contrasto con Lui, non avendo la Grazia!

Immagino il disagio interiore quando il Sacerdote celebrando la S. Messa per la Comunità si rende conto che probabilmente molti presenti non sono in Grazia e neanche lo avvertono, nonostante le riflessioni che sono state suggerite durante l'omelia!

È un grande mistero che dovremmo affrontare con più impegno e soprattutto con tanta preghiera, poiché si tratta della vita eterna e non di cose passeggere!