NAVIGARE ... NEI RIFIUTI
di Matteo Corelli
È ormai di un po' di tempo che si parla dell'emergenza rifiuti, che soprattutto nel sud crea problemi non da poco, oltre che malumori e proteste. Ciò che mi incuriosisce è il termine con cui questa situazione viene descritta: "emergenza. rifiuti". EMERGENZA. Come se fosse qualcosa su cui non abbiamo controllo, come se fosse un terremoto, la siccità o un'alluvione. Il vero problema alla base di tutto è -che questa volta n<m si tratta di qualcosa di sovrannaturale, mistico o inspiegabile; questo "qualcosa" è stato creato da noi, noi siamo gli artefici, i fautori... E parliamo di emergenza perché non abbiamo il coraggio di ammettere che la colpa è solo nostra. Questa volta abbiamo creato un mostro. Questa volta ce la siamo proprio andata a cercare.
Nemmeno fosse la prima volta! È almeno dal boom economico, tra la fine degli anni '50 e gli anni '60, che nel nostro paese è comparsa la questione ecologica. Ma qui non si parla solo di ecologia, perché ci sono un sacco di interessi in ballo: economici, territoriali, perfino malavitosi. In tutti i casi, come al solito è la gente comune che ci va di mezzo. Come mai?
Questa particolare emergenza trova il suo epicentro nell'area Campana. Ultimamente non si parla d'altro che dei disagi nel Casertano e nelle zone limitrofe, perché la Campania da sola produce qualcosa come 7000 tonnellate dì rifiuti all'anno; i suoi centri dì stoccaggio sono ormai stracolmi, non ci sono sufficienti strutture per lo smistamento dei diversi tipi di rifiuti (che prima di tutto si dividono in secchi e umidi), e soprattutto non sono presenti attrezzature adeguate per lincenerimento e, ancora peggio, per il riciclaggio. Tutto ciò a cosa porta? Bidoni dei rifiuti traboccanti di "rusco" di ogni sorta, montagne di schifezze di dimensioni ciclopiche, sacchi di spazzatura buttati in mezzo alla strada, odori... sgradevoli provenienti da punti critici che entrano fino in casa, e soprattutto la -gente che non ne può più di questa situazione (che tra l'altro si ripete continuamente). Da qui scattano le proteste cittadine, vengono chiuse scuole di ogni ordine e grado, c'è chi per gesto estremo (o per semplice vandalismo) dà fuoco alle montagne di spazzatura, Persino i comuni chiudono per protesta! E allora cosa si fa? Costruiamo nuovi inceneritori, visto che non ce ne sono; però anche questi inquinano, perché i fumi prodotti dall'incenerimento dei rifiuti sono altamente tossici. E allora ci riduciamo a trasportare la spazzatura in altri luoghi, almeno fino a quando non riempiremo anche questi ultimi e dovremo ricominciare da zero. È mai possibile che la nostra cultura, così avanzata da spedire dei robot ad analizzare il suolo di Marte, non è capace di risolvere una questione come questa? E davvero così complicata? Ma soprattutto, perché nessuno parla dì riciclaggio? La risposta è ovvia, nessuno ha intenzione di investire in un progetto tanto dispendioso, di eccessivo impegno sociale e dai profitti troppo bassi. Ma la domanda era ironica.
Abbiamo la possibilità di vivere in un posto splendido, la nostra amata Terra, e cosa facciamo? Lo distruggiamo! "Tutti i mammiferi di questo pianeta d'istinto sviluppano un naturale equilibrio con l'ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Voi vi insediare in una zona e... vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l'unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un'altra zona ricca. C'è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento: il VIRUS" (citazione dal film Matrix, 1999). Siamo veramente dei virus, capaci solo di distruggere fino all'ultimo, per poi spostarci e ricominciare? Speriamo solo di avere l'intelligenza superiore di cui ci siamo sempre vantati rispetto ai virus: l'intelligenza per pensare che è proprio giunta l'ora di cambiare sistema... altrimenti è proprio il caso di dire che ci siamo scavati la fossa da soli.
"Is this the world we created / we made it on our own / is this the world we devastated / right to the bone / If there's a God up in the sky / looking down, what must He think of what we've done / to the world that Re created?" (È questo il mondo che abbiamo creato / l'abbiamo fatto tutto da noi / è questo il mondo che abbiamo devastato / fino al midollo / Se c'è un Dio lassù nel cielo / guardando giù, cosa penserà che abbiamo fatto / al mondo che Lui ha creato?) ("Is this the world we created", Queen, "The Works", 1984)