2 APRILE 2005 ORE 21,37:

LA STORIA SI FERMA E S’INCHINA

di Maria Carla Papi

 

È passato un anno, ma sembra l’altro giorno … Karol Wojtyla, l’amato Papa Giovanni Paolo II, stacca con dolcezza la sua mano dalla nostra, da milioni di mani che idealmente nel mondo si protendono al cielo e sperano, pregano: «Non ci lasciare …». Ma lui replica: «Lasciatemi andare …».

Il 2 aprile 2005, alle 21,37 si è chiusa un’era. Non è certo esagerato chiamare così il periodo storico contraddistinto dal pontificato di Giovanni Paolo II, perché – per la sua durata e per la sua fruttuosa intensità e ricchezza – ha accompagnato quasi un quarto di secolo. Per i giovani ha rappresentato tutta la loro vita fin lì trascorsa, per i meno giovani ha scandito quella metà della vita più significativa per la maturazione, la conoscenza di se, per un vissuto più vicino alle cose attinenti al dolore che non a quelle attinenti alla spensieratezza.

Giovanni Paolo II se n’è andato al Padre, eppure non c’è mai stata una vera lacerazione, pur nel dolore della perdita.

Lui è sempre lì presente, evocato in modo straordinario dalla voce del suo successore, Benedetto XVI, che non manca mai di fare a lui riferimento nei discorsi, nei documenti, nei progetti …

Non s’è mai visto – per quanto io ricordi – un Papa  mantenere così vivo il ricordo del suo predecessore.

C’è, nel suo Magistero, una continuità ideale che – pur nella differenza del metodo – ci ha permesso di non sentirci soli un attimo. Come se tutti fossimo una grande famiglia dove è venuto a mancare il patriarca e l’erede più anziano, porta continua il suo lavoro.

Anni fa, ebbi occasione di partecipare ad un concorso di poesia religiosa ed ebbi fortuna con alcuni versi ispiratimi da Giovanni Paolo II. L’intitolai “Tu sei la vela della speranza”.

Rievocavo la sua figura, già stanca, ma indomita lungo le strade del mondo, nuovo Calvario; ricordavo l’energia che mi dava guardando la sua forza e a volte vergognandomi un po’ della mia svogliatezza e concludevo ‘Il fragore delle tempeste non copre il tuo grido:/‘Non abbiate paura…’/…Veramente lo Spirito del Signore è sopra di te!”.

L’anno scorso, poco dopo la sua morte, mi soffermai a guardare una foto – ricordo di un pellegrinaggio – ove ebbi la fortuna di stringergli la mano, Con un brivido ho pensato: “Ho conosciuto un santo!”

Sull’onda della commozione, aggiunsi così una nuova strofa a quella poesia, ed è con questi pochi versi che voglio ricordare con amore il nostro grande Papa Giovanni Paolo II.

 

Cala improvviso il silenzio sul mondo,

orfano della tua voce,

cala il  freddo nei cuori, vuoti della tua presenza,

È più buia stasera la terra senza il tuo sguardo ...

La vela della barca di Pietro è ammainata:

non un sospiro nell’aria ...

La nera finestra vuota

Ha inghiottito per sempre l’ultimo grido muto ...

Ma, ecco! Rinasce il giorno …

Lo Spirito ritorna, sfoglia veemente il Vangelo

E lo richiude sul cuore della tua bara:

Tutto è compiuto.

Ora non ci abbandonerai mai più ...

Veramente ora tu sei nello Spirito del Signore