IN CAMMINO… VERSO VERONA!

di Giuseppe Gualandi


A.C.: DIVENIRE TESTIMONI CREDIBILI DI UNITÀ

 

Una scelta di fondo collega il prossimo convegno di Verona "Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo" ai precedenti convegni ecclesiali nazionali: individuare e precisare sempre meglio il ruolo del cristiano nel contesto storico, culturale del quale è parte e nel quale come singolo o come appartenente ad un movimento deve dare la sua testimonianza. O, detto in altre parole: come testimoniare la speranza agli uomini e alle donne di oggi, tanto nella dimensione interpersonale che nella vita pubblica? Nel mondo del lavoro, ad esempio, ma anche là dove si prendono le decisioni politiche, là dove dilaga l'emarginazione. Al riguardo il

Un Cristo stilizzato, che con le braccia aperte forma degli archi che richiamano quelli dell’Arena di Verona. E’ basato su questidea grafica il logo del IV Convegno ecclesiale nazionale che si svolgerà proprio nella città scaligera dal 16 al 20 ottobre del 2006. Quello che sarà l’emblema grafico delle giornate di Verona riprende nel disegno i quattro termini che formano il titolo guida dell’incontro, che è “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. Passando dalle parole alle immagini, il Cristo risorto che forma la figura nel suo insieme pare librarsi nell’aria.
I testimoni sono le braccia del Risorto stesso, che assumono, infatti, quasi le sembianze di corpi autonomi. La speranza è simboleggiata dal fatto che l
’intera composizione è leggermente sbilanciata in avanti, quasi ad abbracciare con sguardo fiducioso il futuro. Infine, il mondo, una porzione del quale è ritagliata dallo spazio che viene creato proprio dalla dinamicità delle braccia.
Importante è il fatto che il logo rimandi a un simbolo noto in tutto il mondo e rappresentativo della città ospitante: l
’Arena. Segno che si cercherà, come sempre avviene in questi casi, di valorizzare al massimo le potenzialità e le offerte del territorio che ospita l’importante appuntamento decennale a carattere nazionale. In esso i cattolici italiani saranno chiamati a tracciare un bilancio del decennio in corso e a progettare linee di testimonianza e impegno per quello successivo.

 

richiamo dei Vescovi parte da una constatazione: "Sembra di notare in particolare una diminuita passione per l'animazione

cristiana nel mondo del lavoro e delle professioni, della politica e della cultura, ecc."

Un richiamo dei temi sviluppati nei precedenti convegni ecclesiali nazionali.

  • Roma 1976: "Evangelizzazione e promozione umana"; i lavori si aprirono con l'introduzione del cardo A. Poma, che i bolognesi ben ricordano come loro pastore.
  • Loreto 1985: "Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini": diede un notevole slancio missionario al piano pastorale degli anni '80.
  • Palermo 1995: "Il vangelo della carità per una nuova società in Italia"; i lavori si concentrarono su vari argomenti: la cultura, l'impegno sociale e politico, l'amore preferenziale per i poveri, la famiglia, i giovani, il ruolo del laico nella trasmissione della fede.

In particolare il richiamo al convegno di Loreto è quanto mai attuale. Non era un periodo facile quello degli anni ottanta: elementi di incomprensione tra le diverse associazioni laicali, fenomeni contestativi ancora in atto, secolarizzazione diffusa. Difficoltà che nascevano anche da un dato di fatto in sé positivo come l'affermazione di movimenti di lunga tradizione o di recente costituzione, di innovative esperienze anche solo locali; una ricchezza che a volte veniva vanificata dall'intento,quasi esclusivo, di sviluppare una propria identità di appartenenza, pur necessaria, o dal farsi portatori di una propria forzata interpretazione dei testi conciliari. Giovanni Paolo Il nel suo discorso, sempre nel convegno dell'85 invitò ogni cristiano a "vivere il proprio impegno a servizio del Vangelo in piena sintonia con la Chiesa".

Nella prima settimana del settembre 2004 , anche in questo caso a Loreto, l'Azione Cattolica ebbe occasione di incontrarsi e confrontarsi con altri movimenti: CSI, Comunione e liberazione ed altri. Momenti di preghiera in comune, di riflessione, conclusi il 5 settembre con la messa celebrata da Giovanni Paolo Il nella Piana di Montorso, nelle vicinanze del santuario. Le consegne che il Papa lasciò furono tre: contemplazione, comunione, missione. "Cercate .  disse, riferendosi alla seconda consegna - di promuovere la spiritualità dell'unità con i pastori della Chiesa, con tutti i fratelli di fede e con le altre aggregazioni ecclesiali. Siate fermento di dialogo con tutti gli uomini di buona volontà"; riecheggiando ciò che aveva detto nella Novo millennio ineunte: fare della Chiesa "la casa e la scuola di comunione”.

"Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi, scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione" (Col. 3,12-14).

Tanti altri brani biblici potrebbero essere ricordati per alimentare la spiritualità dell'unità che deve, concretamente, attuarsi nelle tre direzioni indicate dal Pontefice: fedeltà alle direttive dei vescovi, relazioni fraterne con tutti, spirito di collaborazione fra le diverse appartenenze associative.

L'AC, oltre che costruire la comunione al suo interno, deve diventare testimone credibile di comunione nei confronti di associazioni e movimenti presenti nelle nostre comunità, ai diversi livelli. Non si tratta di eliminare le diversità, che, anzi, sono una ricchezza, una varietà di carismi, di ministerialità laicali, si dice oggi; tuttavia, accentuarle creando deleteri antagonismi, coltivando presupposte primogeniture o anche solo reciproca indifferenza, significherebbe, tra l'altro, impedire una seria programmazione attenta ai tanti bisogni delle nostre comunità locali; magari con la ripetizione di iniziative più o meno simili, lasciando scoperti altri ampi settori della vita ecclesiale. Una comunione di intenti vissuta sinceramente, rifiutando i circoli chiusi, evitando gli estremi da una parte di una organizzazione irretita in una rigida burocrazia, dall' altra di uno spontaneismo inconcludente, troppo condizionato dall'entusiasmo del momento. Insieme per vincere paure radicate, timidezze, arroccamenti difensivi, catastrofismi esasperati; per superare la mentalità, assai diffusa, che la fede sia un fatto privato e che, quindi, non debba avere nessuna manifestazione nel pubblico, pena il rischio di apparire dei disturbatori del quieto vivere; insieme per affrontare le trasformazioni socio-culturali che richiedono di sviluppare una propria identità di credenti che rifugga tanto dal nascondersi quanto dal mostrarsi arrogante ed aggressiva. "... pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza..." (1Pt 3, 15-16).

G. Bobbio sul settimanale diocesano di Torino "Il Nostro Tempo", del 12 febbraio 2006, si chiedeva: "… come custodire e approfondire la propria identità senza cadere in atteggiamenti di chiusura preconcetta e di intolleranza? Come vivere una necessaria prassi di incontro senza irenismo (termine che nel linguaggio corrente indica la fusione di idee filosofiche, religiose che, nella sintesi, perdono gran parte del loro significato originario, ndr), ma conservando la propria storia, la propria cultura e la propria tradizione? Come costruire in uno Stato democratico le condizioni di reciproco rispetto e di coscienza non conflittuale delle diverse opzioni culturali e religiose”. La problematicità delle domande ci potrebbe indurre, in modo molto sbrigativo, a lasciare la risposta agli esperti visto che per afIrontarle "…  non basta un'analisi superficiale ed affrettata della realtà; occorre un vero e proprio discernimento evangelico, che sappia fare sintesi tra il dono della fede e le risorse dell'intelligenza e che non sia fine a se stesso, ma aiuti ad individuare e suggerire linee di priorità, indicazioni di metodo, prospettive di impegno attorno alle quali far crescere un nuovo progetto di vita cristiana, in cui fede e cultura tornino a darsi la mano" (Lettera ai fedeli laici). Di fronte ad un compito così vasto l'associazionismo non può rinunciare al dialogo al suo interno: si tratterà di aver chiaro il patrimonio di fede e di comportamenti etici a cui non si può rinunciare ben distinto dal campo dell'opinabile. "Per coltivare buone relazioni umane bisogna favorire i valori veramente umani, anzitutto l'arte del convivere e del cooperare fraternamente e di instaurare il dialogo" (Apostolicam actuositatem, 29).

In molti interventi preparatori al convegno di Verona si fa notare come, a livello di comunità locale, non manchino potenzialità, anche in termini di persone preparate e disposte ad impegnarsi; non si intravede, invece, una rete che tenga insieme tutte le esperienze. Si va avanti coltivando il proprio orticello, magari con programmi annuali perfetti nella loro organizzazione, nelle loro scadenze, ma con scarsa possibilità di dire qualcosa ai non addetti ai lavori. Spesso viene proiettata all'esterno un'immagine di grande frammentarietà con divaricazioni tra gruppo e gruppo anche su problemi di fondamentale importanza tanto all'interno di un discorso di fede quanto nell'ambito dei principi che regolano la vita civile. Non si vuole mettere in discussione la buona fede o ritenere che un facile e paternalistico "buonismo" faccia scomparire tutte le differenze, che, tra l'altro ricomparirebbero alle prime difficoltà. Semplicemente si vuole evidenziare l'esigenza di un metodo di confronto prima di prendere troppo sbrigativamente decisioni che riguardano la comunità ecclesiale direttamente o, in molti casi, il rapporto che questa ha con la società civile.

A Verona nel prossimo ottobre parteciperanno due/tremila delegati che nell'anno di preparazione avranno senz'altro compreso il loro compito e quello che da loro ci si attende. Aspettative? "Due gli obiettivi ai quali lavorare per rinnovare il volto della comunità ecclesiale negli anni che verranno: far crescere la comunione all'interno della Chiesa, «mettendosi all'ascolto di pareri, obiezioni e sofferenze» e proiettare all'esterno questo clima di dialogo, con attenzione privilegiata «soprattutto ai più lontani dalla vita delle nostre comunità». Una pastorale, alla fine, più organica e pensata, portata avanti con il contributo di tutti" (don S. Bussu, in Segno nel mondo, n.2/2006).

Intanto per cogliere l'intento unitario, già implicito nella convocazione dell'assemblea si potrebbe cominciare dando "segni di vita" a livello locale. Una proposta. A settembre/ottobre quando, in genere, il mondo associativo inizia la sua attività si potrebbe organizzare una giornata, un pomeriggio di preghiera, di adorazione, di letture bibliche, presenti tutti i gruppi che operano nella Chiesa locale: Azione Cattolica, Comunione e liberazione, Gruppo Caritas, Gruppo famiglia, Gruppi giovanili.

Di preghiera, non di interventi. Poi, in seguito, si vedrà.

 

Visita il sito: www.convegnoverona.it