DICE LA CHIESA

 

IL Magistero di Benedetto XVI

 

SACRAMENTUM CARITATIS

«Il sacramento dell’Amore»

A cura di Maria Carla Papi

 

L’Eucaristia è il «Sacramento dell’amore». Benedetto XVI stigmatizza ancora una volta con la parola ‘amore’ il senso del suo pontificato La sua prima Esortazione apostolica ha un titolo emblematico e pone a tutti i credenti la questione della coerenza e della testimonianza cristiana.

Ricordiamo, un anno fa, l’enciclica, Deus caritas est, "Dio è amore", e ancora, l’omelia del 23 ottobre 2005, durante i lavori del Sinodo sull’Eucaristia, dai quali nasce l’Esortazione apostolica: «La missione cristiana parte dall’Eucaristia, mistero centrale della fede, e deve usare solo le parole dell’amore».

L’amore è perciò la chiave di lettura del pontificato di Joseph Ratzinger. E il titolo dell’Esortazione Sacramentum caritatis lo conferma. Tante altre potevano essere le definizioni di Eucaristia, ma Benedetto XVI ha scelto quella di san Tommaso d’Aquino, "Sacramento dell’amore".

Benedetto XVI nell’Esortazione spiega cosa significa, nella pratica, partecipare alla mensa eucaristica: diffondere l’amore.

Nell’Esortazione apostolica Sacramentum caritatis Benedetto XVI spiega come dev’essere la Messa, scoraggia il protagonismo dei preti, non vuole fedeli spettatori muti, chiede omelie non astratte, incoraggia l’uso del latino nelle grandi celebrazioni internazionali, ma non per le prediche e le letture della Bibbia. Chiede ai politici cattolici di fare leggi ispirate ai valori naturali, di non negoziare sulla vita e sulla famiglia.

Osserva, inoltre, che la Chiesa non può restare ai margini della lotta per la giustizia e per questo chiede ai cristiani di denunciare chi dilapida le risorse della Terra e impone modelli economici e geopolitici che provocano fame, guerre, tramutando i popoli in schiere di profughi.

Ecco le principali questioni, quasi una sorta di "note pratiche" tratte dall’Esortazione apostolica Sacramentum caritatis.

Cresima e Prima Comunione

Nel paragrafo 18, il papa scrive che è necessario porre attenzione alla sequenza con cui si amministrano i sacramenti dell'iniziazione: Battesimo, Cresima, Eucaristia. In effetti, in molte parrocchie e diocesi di tutto il mondo la cresima è data per ultima. Per Benedetto XVI questa prassi è da "verificare", perché rischia di far perdere all'Eucaristia il posto che le compete, "come realtà cui tutta l'iniziazione tende".

L’Eucaristia al centro

C’è un «ordine dei sacramenti dell’iniziazione». Concretamente, «è necessario verificare quale prassi possa in effetti aiutare meglio i fedeli a mettere al centro il sacramento dell’Eucaristia, come realtà a cui tutta l’iniziazione tende». Il Papa insiste sul fatto che tutta la famiglia cristiana deve partecipare all’itinerario dell’iniziazione cristiana e questo passo, oltre che dai pastori, è importante venga ben compreso anche dai genitori dei fanciulli che si accostano alla Prima Comunione e la S. Cresima. Dice il Papa: «Ricevere il Battesimo, la Cresima e accostarsi per la prima volta all’Eucaristia sono momenti decisivi non solo per la persona che li riceve, ma anche per l’intera famiglia, la quale deve essere sostenuta nel suo compito educativo dalla comunità ecclesiale, nelle sue varie componenti. Qui vorrei sottolineare la rilevanza della prima Comunione. In tantissimi fedeli questo giorno rimane giustamente impresso nella memoria come il primo momento in cui,seppur ancora in modo iniziale, si è percepita l’importanza dell’incontro personale con Gesù. La pastorale parrocchiale deve valorizzare adeguatamente questa occasione così significativa».

Un limite alle assoluzioni generali

Una catechesi «autentica» riguardo al senso dell’Eucaristia «non può essere disgiunta dalla proposta di un cammino penitenziale». Spesso «nel nostro tempo i fedeli si trovano immersi in una cultura che tende a cancellare, favorendo un atteggiamento superficiale che porta a dimenticare la necessità di essere in grazia di Dio». A questo proposito il Papa chiede a tutti i sacerdoti di dedicarsi «con generosità, impegno e competenza alle confessioni» e che «nelle nostre chiese i confessionali «siano ben visibili». Inoltre, chiede ai vescovi di «vigilare» sulla celebrazione del sacramento, «limitando la prassi dell’assoluzione generale solo ai casi previsti …».

Protagonismo dei sacerdoti

I sacerdoti devono mettere in primo piano non «loro stessi e le loro opinioni, ma Gesù Cristo: contraddice l’identità sacerdotale ogni tentativo di porre sé stessi come protagonisti dell’azione liturgica». Il sacerdote è «servo» dell’altare. Il Papa raccomanda anche ai sacerdoti la «celebrazione quotidiana» della Messa, anche se «non ci fosse partecipazione dei fedeli».

Le prediche

Devono essere preparate «accuratamente» basandosi su una «conoscenza adeguata della Scrittura». Non devono essere «generiche o astratte» e devono mettere in relazione la Parola di Dio con la «vita della comunità». È «opportuno» che i sacerdoti parlino anche dei «grandi temi della fede cristiana».

La "Messa bella"

Alla bellezza della celebrazione e dell'arte liturgica Benedetto XVI dedica il paragrafo 35. Il Papa osserva che: "Non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità dell'amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce". E ancora: "Non è un fattore decorativo dell'azione liturgica; ne è piuttosto elemento costitutivo, in quanto è attributo di Dio stesso e della sua rivelazione. Tutto ciò deve renderci consapevoli di quale attenzione si debba avere perché l'azione liturgica risplenda secondo la sua natura propria". Le norme liturgiche vanno applicate «nella loro completezza». Ma è contrario alla creatività liturgica. Nel paragrafo 40, dopo aver invitato al rispetto dei vigenti libri liturgici, il papa sottolinea – contro i frequenti abusi – che «La semplicità dei gesti e la sobrietà dei segni posti nell’ordine e nei tempi previsti comunicano e coinvolgono di più che l’artificiosità di aggiunte inopportune».

E nel successivo paragrafo scrive: "Un'approfondita conoscenza delle forme che l'arte sacra ha saputo produrre lungo i secoli può essere di grande aiuto per coloro che, di fronte a architetti e artisti, hanno la responsabilità della committenza di opere artistiche legate all'azione liturgica. Perciò è indispensabile che nella formazione dei seminaristi e dei sacerdoti sia inclusa, come disciplina importante, la storia dell'arte con speciale riferimento agli edifici di culto alla luce delle norme liturgiche. In definitiva, è necessario che in tutto quello che riguarda l'Eucaristia vi sia gusto per la bellezza".  

Proclamazione della Parola

Occorrono «lettori ben preparati». Il Papa raccomanda «vivamente» grande attenzione alla proclamazione della Parola di Dio. Chiede, quando è possibile, di preparare qualche parola «di introduzione» alle letture per meglio comprenderle e di promuovere tra i fedeli la preghiera della Liturgia delle Ore.

Fedeli, non muti spettatori

Vale ancora l’esortazione del Concilio Vaticano II che impegna i fedeli a partecipare alla Messa e non a stare davanti all’altare come «estranei o muti spettatori». È bene venire in chiesa prima dell’inizio della Messa per un momento di silenzio e di preghiera.

Scambio della pace

È bene limitarlo ai vicini. Il Papa rileva che la «sobrietà» nulla «toglie all’alto valore del gesto». Nel paragrafo 49, Benedetto XVI ricorda che "durante il sinodo dei vescovi è stata rilevata l'opportunità di moderare questo gesto, che può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche confusione nell'assemblea proprio prima della comunione". In una nota a piè di pagina il papa aggiunge di aver "chiesto ai competenti dicasteri di studiare la possibilità di collocare lo scambio della pace in altro momento, ad esempio prima della presentazione dei doni all'altare": il che è quanto già avviene, ad esempio, nel rito ambrosiano che si celebra nell'arcidiocesi di Milano.

1- Continua