IL CAMMINO CONTINUA …!

di Annetta Ventura

 

Perdonare le offese

 

Nel celebre romanzo di DostoevskijDelitto e castigo’ si intrecciano individualità e socialità, peccato e giudizio, colpa e libertà. Le parole del Vangelo indicano invece una via di  umanità e generosità, la via del ‘delitto e perdono’.

Il perdono delle offese è tra i gesti più impegnativi che la nostra fede ci chiede.

È condizione per diventare cristiano, e elemento essenziale per rimanerlo.

Il perdono è talmente particolare della cultura cristiana  che in alcune lingue non esiste un  vocabolo che lo definisca.

Generalmente, la prima reazione ad una offesa è di delusione e di rabbia.

La vendetta sembrerebbe per molti essere una reazione quasi obbligata, che si può innescare dai piccoli sgarbi, dal raggiro, dalle rapine, e ancora più procedendo in gravità.

Quando l’ostilità e il risentimento mettono radici in noi, provocano delle tensioni e con il tempo anche delle malattie psicosomatiche. Oltre alle ragioni puramente religiose, ci sono anche delle ragione umane che indicano il perdono quasi  come una terapia, una via per una vita più serena.

Ma è facile perdonare? quando il danno è irreparabile? quando il delitto desta indignazione?

Perdonare chiede tempo e lavoro su noi stessi, chiede un lungo processo interiore.

Molto spesso, in caso di errore, però,  si vorrebbe avere una possibilità di rimediare.

Per-dono vuole dire appunto questo, donare un’altra occasione, e donarla per amore.

Perdonare, però, non indica dimenticare; non significa ritrovarsi come prima dell’offesa; non comporta la rinuncia ai propri diritti; non scusa l’offensore.

Perdonare significa invece scoprire, in chi ci avesse offeso, una persona fragile e debole, come siamo anche noi, un essere al quale dare ancora una volta fiducia, perché abbia la possibilità di capire e di cambiare.

Per giungere alla legge del perdono, annunciata e ripetuta da  Gesù, è stato necessario

un lento processo di adattamento e preparazione. Nel corso dell’Antico Testamento, si assiste ad un triplice passaggio: dalla primitiva vendetta sfrenata alla legge del taglione, e da questa ad alcuni concetti che preparano il terreno al Nuovo Testamento.

¨     La vendetta è praticata senza freno e senza misura da Lamech, figlio di Caino.

“Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura, e un ragazzo ucciso per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settanta volte sette”. (Gen 4,23-24)

Dio vendicherà le offese, arrecate per colpa di Caino, per sette volte sette, ma Lamech ha l’insolenza di vendicare se stesso e per ben settanta volte sette.

¨     La legge del taglione vuole limitare la vendetta barbara e senza limiti e si colloca tra

tale vendetta e la legge del perdono.

Nella Bibbia, la legge del taglione viene descritta così :

“Pagherai vita per la vita : occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido”. (Esodo 21, 23-24)

Questa legge è applicata in modo comunitario, non è un modo individuale di farsi vendetta da soli, serve ad attenuare il desiderio di vendetta personale e rende la vita nel gruppo più sicura. Anche la stessa clausola di ‘vita per vita’ andrà attenuandosi e, con il tempo, lascerà il posto all’accordo e al risarcimento.

La legge del taglione è stata anche rinvenuta, in Mesopotamia, su una stele nera datata intorno all’anno 1760 a.C., incisa per ordine del re babilonese Hammurabi che voleva unire  anche giuridicamente i diversi popoli del suo regno.

Verso la legge del perdono.  Già nell’Antico Testamento, non mancano richieste  di perdono “Non .ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lev 19,17-18).

Chi si vendica avrà la vendetta dal Signore ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati. Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati” (Sir 28,2).

¨     La legge del perdono raggiunge il suo vertice nel Nuovo Testamento, nella persona e

nell’opera di Gesù, che inizia andando oltre la legge del taglione.

“Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra" (Mt  5,38-39). Quando  una guardia  lo schiaffeggia durante il processo, Gesù dice

“Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18,22). Sembra qui che ilporgere l’altra guancia’ possa indicare, in pratica, altri comportamenti. 

E insiste poi che nessuno deve essere considerato nemico, a imitazione del Padre che “va sorgere il  sole sopra  malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”(Mt 5,45).    

Nel Padre nostro, al “rimetti a noi il nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” Matteo aggiunge una frase di Gesù come commento:

“Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro perdonerà anche voi; ma se voi non perdonerete, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6,14) . Come già nel Siracide, c’è un ordine di reciprocità, perdonare per ricevere da Dio il suo perdono, cosa di cui tutti abbiamo bisogno.

Alla domanda dell’apostolo Pietro “Quante volte dovrò perdonare il mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte sette?” Gesù risponde “Non ti dico fino a sette volte sette, ma fino a settanta volte sette” (Mt 18, 21-22). 

Gesù non si è mai stancato di perdonare.

«Quando giunsero sul posto, detto del Cranio, là crocefissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva “Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno”» (Lc 23, 33-34)

Il perdono, e non certo la vendetta, come era successo per Lamech, deve raggiungere la quota delle settanta volte sette.

 

¨     L’ultimo incontro sul catechismo cattolico in programma per quest’anno si terrà il 15 aprile 2007, nella terza domenica del mese, alle h 17, nella sala Giovanni Paolo II.

Il parroco introdurrà la settima ed ultima opera di misericordia spirituale: Pregare Iddio per i vivi e per i morti. Saranno benvenuti tutti coloro che desiderano partecipare.