COLLOQUI SULLA MESSA

di Giacomo Lercaro

LITURGIA DELLA PAROLA

Il popolo ebreo, guidato dai Profeti, raccolse i libri cosi dettati da Dio in un complesso, che fu chiamato ‘Le Scritture’, quasi a dire gli scritti per eccellenza; essi vennero distinti in tre categorie: la Legge, i Profeti, i Salmi o "gli altri scritti", e cosi li troviamo citati anche negli Evangeli (Lc 24,27.44).

Tutti insieme questi libri divini scritti prima di Cristo li denominiamo libri dell’Antico Testamento; Gesù li citò come Parola di Dio, che non può fallire (Gv 10,35) e così fecero gli Apostoli, i quali li consegnarono poi alla Chiesa perché li custodisse integri, li interpretasse fedelmente e li facesse conoscere al nuovo popolo di Dio redento dal Sangue di Cristo.

Ma a loro volta gli Apostoli stessi e qualche loro discepolo scrissero la predicazione di Gesù, la storia della Chiesa nei suoi primi anni; inviarono lettere alle comunità cristiane o ai loro discepoli; san Giovanni scrisse un libro profetico in quel singolare genere letterario che è il genere apocalittico, allora tanto in voga... Queste scritture degli Apostoli appaiono tosto nella Chiesa equiparate agli scritti sacri dell'Antico Testamento (2Pt 3,14) e la Chiesa le ricevette come autentica Parola di Dio: tutte insieme formano la raccolta che si intitola Nuovo Testamento e, con l'Antico Testamento, costituisce il libro divino, che si chiama normalmente "La Bibbia" ossia il libro per eccellenza.

LA PRASSI DELLA CHIESA APOSTOLICA

Evidentemente la Chiesa, depositaria della Parola di Dio, deve comunicarla al suoi figli: la Parola di Dio è Parola di vita eterna; ed "Ogni Scrittura divinamente ispirata - dice san Paolo (2Tm 3,16) - è utile per l’insegnamento, per la confutazione, per la correzione, per l’educazione alla giustizia, quindi l'uomo di Dio sia perfetto, attrezzato per ogni opera buona". E’ un cibo la Parola di Dio; perché "non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (cfr. Mt 4,4).

Questa mensa della Parola di Dio - "Mensa Verbi", come fu appunto chiamata - la Chiesa la appresta al suoi figli ogni volta che li riunisce nella Santa Assemblea; fin dall'inizio al capitolo 20 degli Atti degli Apostoli, dove è raccontato di una Assemblea domenicale tenuta da San Paolo a Troade verso l'anno 57, Paolo, prima di spezzare il Pane cioè prima di celebrare l’Eucaristia, parla

a lungo ai fratelli riuniti...; San Luca, narrando l'episodio non dice se il discorso dell’Apostolo fosse

preceduto dalla lettura di Libri santi; ma che così da due fatti certi: (...)

  1. Che l'Apostolo usava cominciare in una città l’opera di evangelizzazione portandosi al sabato in una sinagoga. Dove si riunivano ebrei e simpatizzanti. Dopo la lettura di brani della Legge e dei profeti, l'Apostolo, come aveva fatto Gesù, prendeva lo spunto per annunciare il Vangelo.
  2. L'altro fatto che nelle riunioni domenicali si leggevano le lettere indirizzate dagli Apostoli alle Comunità, lettere che per lo più venivano anche fatte circolare nelle comunità vicine.

Da tutto ciò ovvio pensare che nell'Assemblea domenicale delle Chiese primitive, prima della frazione del pane si leggesse la Parola di Dio nell'Antico Testamento e gli scritti degli Apostoli, istituendo così una norma e una prassi. Nel 150, San Giustino, scrivendo a Roma ci afferma che nel giorno detto del sole (nome pagano della domenica), si faceva la riunione dei cristiani di città e di campagna in uno stesso luogo e si leggevano i libri dei Profeti e i commentarii dell’Apostolo chiamati Evangeli e colui che presiedeva l'Assemblea, li commentava esortando il popolo ad imitare le cose lette.