LA VOCE DEL VESCOVO
di Maria Carla Papi
2 - FIGLI DEL NOSTRO TEMPO?
Tema centrale della riflessione dello scorso numero erano queste parole del Card. Biffi:
"I ragazzi di oggi, molto più che in epoche passate, appaiono ricchi di impressioni di nozioni, di stimoli; ma molto più che in epoche passate, sono poveri di verità e privi di plausibili ideali, forviati da prospettive alienanti e dallimperversare di una cultura superficiale, opaca, spesso radicalmente menzognera. Tanto più è urgente che siano efficacemente raggiunti dallenergia liberante e corroborante del Vangelo".
La società - laica e cristiana - coglie ogni occasione per gettare in faccia ai giovani secchiate di acqua gelida e dalla fitta lista dei mali denunciati non trapela mai una risposta.
"La proposta educativa - dice Biffi - va fatta sempre con pazienza, con amore, nel rispetto della originale personalità dellascoltatore e del discepolo. Ma va offerta nella sua integralità senza mutilazioni o attenuazione dei contenuti, senza scolorimenti dellidentità del seguace di Cristo."
Anche la società laica, senza avere la pretesa che si metta all'ambone, potrebbe fare la sua parte lasciando che certe notizie fossero solo di appalto della cronaca dei giornali e telegiornali e, in orari accessibili ai più, potrebbe dar spazio a tante, tantissime realtà giovanili che riempiono la loro vita nel bene e con gioia.
Una sera, nel programma Protestantesimo, hanno mostrato un'iniziativa sorta a Milano fra le diverse Chiese cristiane. Tra le altre cose, veniva mostrato un gruppo di giovani che si erano organizzati in una sorta di Caccia al Tesoro che era poi la caccia all'acqua, trovando in questo elemento una nota di unione: Cristo, sorgente di acqua viva. La Parola di Dio che scorre e irriga le coscienze, va sempre in avanti e non torna mai sui suoi passi, né per verificare, né per modificarsi. E questa deve essere, tra l'altro, il principio che guida ogni evangelizzatore (facile vedere la similitudine con il seminatore che butta il seme e non si volta mai per controllare i frutti). Durante il gioco, ciascun ragazzo, trovata la sua parte di acqua, la rovesciava in un contenitore dorato e tutte le diverse acque si confondevano e divenivano una sola.
Molte poi sono le realtà di volontariato e le iniziative giovanili, anche andando a pescare piccole storie private.
Per quanto riguarda l'aspetto ludico orientato ad una buona educazione, vorrei qui ricordare, come dall'esperienza di Estate ragazzi, ad esempio, nella nostra Diocesi si è sviluppato il progetto Isola Montagnola. Il risultato è stato tanto apprezzato che l'amministrazione locale ha deciso di finanziare l'iniziativa dato l'impatto positivo che ne deriva nella società.
Il mondo laico non è attento a queste realtà: se invece di bombardare i cervelli suonando i tam tam della divulgazione televisiva ad ogni raccapricciante fatto di cronaca (ripeto: fatto che dovrebbe essere appalto solo dei TG), diffondesse di contro tante altre realtà già si farebbe qualche passo avanti. Anche, probabilmente rispetto all'effetto emulazione. Come mai l'ecumenico Vespa non ci pensa e non fa qualche salotto su questi fatti, anziché costruire la casetta dell'infanticidio di Cogne, o fare le pulci alla vita dei protagonisti di Novi o di Leno?
Il massimo che la TV ci concede di positività (ed è invece un'altra faccia del malessere, se non del Male) sono trasmissioni come Bravo, bravissimo: mostruoso. Mostruoso perché crea veri mostri!
Una sera facendo zapping mi ci sono imbattuta e mi sono fermata qualche istante a vedere: bambini e bambine che cantavano canzoni adulte, parole a volte drammatiche, parole di amori e gelosie e tradimenti. Le voci, senz'altro potenzialmente belle, cercavano di adattarsi alla drammaticità del testo e da queste boccucce uscivano non le cantilene tipiche dello Zecchino d'Oro, non le canzoncine innocenti, gioiose e furbette dei bimbi, ma parole grottesche...
Ho interrotto di guardare mentre una bimbetta (che assomigliava tanto ad una vecchia compagna di elementari di mio figlio, magra e timida come lei che si faceva sempre la pipì addosso) cantava con
voce accorata Dicitencello vuje. Penso a quei genitori che portano lì loro figli: ma si sono mangiati il cervello col pane!?
Ovviamente, la divulgazione delle belle iniziative potrebbe dare un contributo alla costruzione di una società più' sana, ma nessuno pensa che sarebbe un fatto risolutivo. Così come non bastano da sole le iniziative stesse se non sono supportate da un convincimento dei singoli adulti, se restano scoperte dalla luce del Vangelo tante piccole zone grigie. Come fare?
Contrariamente a tanti guru in circolazione, il Cardinale, come annota nella presentazione del Liber Pastoralis bononiensis, afferma che neanche il vescovo ha la scienza infusa e perciò si avvale dellinformazione e della saggezza di molti e questo è un piccolo importante insegnamento che dovrebbe essere raccolto da molti, poiché tanti - troppi! - credono di avere una mente inesauribile e non si accorgono poi di ripetersi senza proporre nulla di buono.
Cosa possono fare allora i singoli adulti cattolici?
Anzitutto riconoscersi come comunità, e quindi come membra attive della Chiesa. Nutrirsi a crescere insieme, attingendo alla Parola di Dio - sempre nuova - e al magistero della Chiesa. Partecipare, trovare tempo, tempo, tempo. Coadiuvare sapientemente i sacerdoti nei loro gravosi compiti facendosi carico di iniziative e responsabilità che supportino le carenze sociali e, soprattutto, divengano luoghi alternativi dove presentare la Verità in luogo delle menzogne che sono propinate ai giovani anche nel mondo della scuola.
Scrive a questo proposito Biffi:
"Ogni comunità cristiana...specialmente la parrocchia - Si consideri sempre organismo e parte attiva della Chiesa educante. Dia perciò spazio certo e proporzionato, fra i diversi impegni e le varie attenzioni, allintegrale formazione cristiana de ragazzi e dei giovani, attraverso iniziative non solo straordinarie o sporadiche, ma anche organiche e permanenti. Si sforzi di coordinare, per quel che è possibile le azioni dei diversi soggetti educativi. Non tema di disporre tempestivamente gli aiuti culturali necessari, quando si accorgesse che i suoi ragazzi e i suoi giovani sono vittime - nella scuola, in famiglia, nei vari ambienti di vita - di presentazioni faziose della verità evangelica, della legge morale, della storia" (La pastorale dei ragazzi e dei Giovani -11)
Ovviamente, poiché nessuno basta a se stesso, non ci si improvvisa educatori per uno scatto di entusiasmo e buona volontà. Occorre partecipare ad incontri formativi, aderire alle proposte educative fatte dalla propria Diocesi, ecc. Anche questo concorre a formare i giovani, che cresceranno nella convinzione che ogni giorno siamo tenuti a cementare una pietra per la costruzione del nostro edificio ... con umiltà, con pazienza e ... una pietra dopo l'altra - dice la canzone di San Damiano - alto arriverai.
"Il Signore ci benedica tutti e quali che siano i nostri anni, ci doni un giovane cuore."