I GRANDI CONVERTITI

San Paolo

di Luigi Gozzoli

Un grande scrittore cattolico degli anni sessanta, l'abate Giuseppe Ricciotti, paragona la conversione di san Paolo con il disastro del Titanic, il piroscafo più grande del mondo che, nel primo novecento, fu giudicato inaffondabile e di cui il vasto pubblico conosce la storia dalla visione dei vari film omonimi. La possente nave, con 2350 persone a bordo, era partita dall'Inghilterra e navigava placidamente verso New York: venti dolci, mare calmo. All'improvviso un immenso iceberg, proveniente dalle regioni polari e reso invisibile, pare, dalla nebbia, si parò davanti al natante che vi si schiantò contro e lo affondò in poche ore. La conversione del nocchiero Saulo, apparentemente invincibile nella persecuzione contro i cristiani, presenta molti punti in comune con questo avvenimento mondano perché é apparsa come un fatto improvviso e traumatico! Non risulta narrata in diretta da lui - che soltanto qua e là ne fa cenno nell’epistolario - ma da Luca il bravo medico suo compagno di viaggi, poi divenuto evangelista, della cui conversione abbiamo parlato nel bollettino del mese scorso. Della conversione di Saulo/Paolo l'evangelista ne parla diffusamente e per ben tre volte: negli Atti degli Apostoli ai capp. 9-22-26.

Esaminiamo qui la narrazione tratta dal cap. 26.

Paolo, nel suo viaggio di avvicinamento verso Roma, confessa davanti al re Agrippa:

"Agrippa disse a Paolo: "Ti è concesso di parlare a tua difesa". Allora Paolo, stesa la mano, si difese così: "Mi considero fortunato, o re Agrippa, di potermi discolpare da tutte le accuse di cui sono incriminato dai Giudei, oggi qui davanti a te, che conosci a perfezione tutte le usanze e questioni riguardanti i Giudei. Perciò ti prego di ascoltarmi con pazienza. La mia vita fin dalla mia giovinezza, vissuta tra il mio popolo e a Gerusalemme, la conoscono tutti i Giudei; essi sanno pure da tempo, se vogliono renderne testimonianza, che, come fariseo, sono vissuto nella setta più rigida della nostra religione. Ed ora mi trovo sotto processo a causa della speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri, e che le nostre dodici tribù sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e giorno con perseveranza. Di questa speranza, o re, sono ora incolpato dai Giudei! Perché è considerato inconcepibile fra di voi che Dio risusciti i morti?

Anch’io credevo un tempo mio dovere di lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno, come in realtà feci a Gerusalemme; molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con l’autorizzazione avuta dai sommi sacerdoti e, quando venivano condannati a morte, anch’io ho votato contro di loro. In tutte le sinagoghe cercavo di costringerli con le torture a bestemmiare e, infuriando all’eccesso contro di loro, davo loro la caccia fin nelle città straniere. "

Commento. Saulo, ebreo e fariseo, della stirpe di Davide: della tribù di Beniamino, allievo del maestro Gamaliele, pensava quindi di applicare fedelmente la Legge (Thorah), fino a che non ha avuto la rivelazione divina alla quale ha obbedito con la stessa fedeltà rigorosa, a prezzo della sua vita.

Così continua Paolo: "In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo. E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti. Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l’eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me.

Pertanto, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione celeste; ma prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, predicavo di convertirsi e di rivolgersi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione."

La fedeltà di Paolo al mandato di Gesù la si ritrova anche in questo brano – tratto dal cp. 22 degli Atti – ove l’Apostolo racconta l’inizio del suo nuovo cammino simboleggiato dal recupero della vista e dal battesimo cristiano:

"Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damasco.

Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti, venne da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell’istante io guardai verso di lui e riebbi la vista. Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome. "

Conclusione. Cristo, crocifisso e risorto per i peccatori, non si stanca mai di chiamare e manifestarsi. Occorre però non essere distratti. Paolo era un fedele cercatore di Dio e con tutto il cuore voleva fare la sua volontà perciò, quando ha incontrato la sua luce e ha sentito la sua voce, lo ha riconosciuto e lo ha seguito fino al martirio.

Dio può prescegliere alcuni per specifiche missioni, ma prima occorre la conversione e per convertirsi bisogna sapere – anzi volere - ascoltare la Sua voce.