Il Magistero del Vescovo

VERITÀ E MISSIONE

DEL MATRIMONIO CRISTIANO

di Serena Polombito

(Riflessione sull’intervento di Mons. Carlo Caffarra per la Giornata diocesana delle famiglie del 24 Ottobre 2004)

Doveva essere il primo incontro ufficiale dell’Arcivescovo con le famiglie della diocesi, ma la data del consueto annuale appuntamento è stata posticipata e, purtroppo ha finito per coincidere con il ricovero ospedaliero, già preventivato, di Mons. Caffarra, così tutti noi abbiamo dovuto rinunciare alla gioia di vivere con lui quella giornata.

Lo sappiamo ora ristabilito e nel pieno della sua attività, ma gli rivolgiamo comunque i nostri migliori e sinceri auguri, perché il Signore conservi a lui la salute e a noi la sua completa, efficiente opera di pastore.

Ci è dunque mancata la sua presenza, ma non le sue parole, attraverso la voce di Don Massimo Cassani, che ci ha letto la riflessione preparata per l’occasione.

Era nelle intenzioni di Mons. Caffarra dare un’impostazione gioiosa all’incontro, quindi ha inteso sottolineare non tanto i "doveri" degli sposi cristiani, quanto i "doni" che si ricevono direttamente dal Signore con il sacramento del matrimonio, così da farci sentire la gioia di "essere sposati nel Signore", per poter dire infine: "grandi cose ha fatto il Signore per noi".

Attraverso vari esempi e ragionamenti, le parole dell’Arcivescovo ci portano a riflettere sull’avvenimento centrale e basilare della nostra fede cristiana: il sacrificio pasquale compiuto da Cristo. Sulla Croce, Gesù compie l’atto d’amore più grande che sia mai accaduto sulla terra: il Verbo incarnato spinge il suo amore umano fino al limite estremo, realizzandone la perfezione assoluta. "È attraverso questo atto d’amore che la natura umana è liberata dalla corruzione e dal peccato" e, redenta, può unirsi al Signore nella Risurrezione: da qui nasce la Chiesa vincolata per sempre a Cristo, come lo siamo noi quando partecipiamo dell’Eucaristia e quando viviamo il sacramento del matrimonio: perché esiste un rapporto di similitudine espressiva "tra l’unione di un uomo e una donna attraverso il sacramento del matrimonio e quanto è accaduto in Cristo e a Cristo nel suo mistero pasquale"; perché esiste un rapporto di imitazione: il marito deve amare la "moglie come Cristo ha amato la sua Chiesa e come la Chiesa è unita a Cristo, così la sposa deve essere unita al suo sposo". Infine, ma di fondamentale importanza, perché esiste un rapporto di partecipazione: con il sacramento del matrimonio, quello stesso "vincolo stretto sulla Croce fra Cristo e la sua Chiesa, viene partecipato anche agli sposi battezzati, quindi il loro rapporto è "partecipazione" del rapporto fra Cristo e la Chiesa". In questo consiste il sacramento del matrimonio, e, perché gli sposi siano capaci di amarsi davvero come Cristo ha amato la Chiesa, il Signore manda il suo Spirito a "dimorare nei loro cuori, è il dono della "carità coniugale"" che allarga a dismisura la capacità umana di amare.

Il matrimonio cristiano perciò è tutto un dono di grazia, accettarlo e aderirvi significa vivere secondo il progetto di Dio.

Agli sposi che vivono secondo il progetto che Dio ha pensato sulla famiglia fin dall’inizio dei tempi, Dio ha affidato la missione di "crescere e moltiplicarsi, per popolare la terra".

La nascita di un bambino è un fenomeno normale, anzi normalissimo, ordinato in base alle leggi della natura, ma al tempo stesso un evento straordinario, perché ogni bimbo che nasce non è soltanto un individuo destinato al perpetuarsi della specie, è soprattutto una persona unica ed irripetibile, dotata di doni e di caratteristiche personali, esclusive, di un corpo e di un anima: evento contemporaneamente biologico e spirituale.

Solo la comunione coniugale garantisce ad ogni nascita il carattere di straordinarietà, perché il concepimento, separato dall’atto dell’amore coniugale, espone la persona concepita in vitro ad essere considerata soltanto un individuo, un numero, un dato statistico, privato quindi della sua dignità di persona.

"La più grande difesa dell’uomo e della sua dignità consiste quindi nella difesa e nella promozione della dignità del matrimonio e della famiglia."

Come ha parlato prima del parallelo che esiste tra l’unione di Cristo e la Chiesa e l’unione tra gli sposi cristiani, così l’Arcivescovo prosegue poi con il parallelismo tra "la fecondità della Chiesa, che attraverso la trasmissione pura della Parola di Dio ci dona continuamente nuovi fratelli di fede e la fecondità della coppia, che genera nuovi figli per il Regno di Dio, non solo in senso biologico, ma anche in senso spirituale": proprio iniziare i figli alla fede cristiana insegnandone i primi elementi e chiedendo per loro i sacramenti opportuni, è la grande missione affidata da Dio ai genitori, missione che nessuno può sottrarre loro, nessuno può, né deve, sostituirli.

Il compito è certamente arduo, soprattutto oggi, ma i genitori non devono mai dimenticare di aver ricevuto in dono, in virtù del sacramento del matrimonio, "la capacità di educare nella fede" e la certezza di questo dono deve essere sempre il loro punto di forza; ovvio che per ottenere i risultati sperati, la famiglia deve "adottare uno stile di vita esso stesso educativo", uno stile di vita nel quale il dialogo sia vero, la convivenza armoniosa, reale la trasmissione dei valori.

Ogni persona umana è frutto di uno specifico "atto dell’amore creativo di Dio e dell’atto d’amore procreativo degli sposi, eletti quali "cooperatori" di Dio creatore.""Il bimbo viene alla luce attraverso di essi, viene loro affidato, raccomandato da Dio in modo misterioso" e premuroso, in ciò si evidenzia "la preziosità della persona umana".*

Confortante è la conclusione di Mons. Caffarra:

"Ho voluto mostrarvi la bellezza, la grandezza del vostro matrimonio cristiano, perché siate sempre più consapevoli della grazia che il Signore vi ha fatto; ne abbiate stima e gratitudine al Signore.

Non ignorate certamente che questa realtà, il matrimonio come tale ed ancor più il matrimonio cristiano, oggi è sottoposto alla totale demolizione. Ma voi avete ricevuto uno spirito non di timidezza, ma di forza, di amore e di sapienza."

* Il Vescovo cita D. von Hildebrand, Essenza dell’amore, Bompiani ed., Milano 2004, pag. 541-543].