BENEDETTO XVI
UNA VITA PER
ARRIVARE … A CASA!
di Maria Carla Papi
QUELL’ULTIMO NATALE …
Joseph Ratzinger è
sempre rimasto molto legato alla sua terra, alle sue origini: lo abbiamo visto
nelle puntate scorse, quando – appena ordinato prete assieme al fratello
– vanno di casa in casa nel paese per salutare
la gente che li attendeva.
Naturale quindi anche il legame forte con i
genitori. Ecco una pagina tratta da”La mia vita” dove Ratzinger racconta di un certo Natale che non scorderà mai
più. Era professore a Bonn e appena poteva scappava a trovare i suoi ---
«… a
Bonn: il primo semestre resta un ricordo grandioso, come una festa di primo
amore. Nel frattempo avevo potuto trasferirmi in un simpatico appartamento a
Bad Godesberg, che allora non era ancora
unita a Bonn. Tra i miei vicini in questa casa, ricordo soprattutto
l'amicizia con l'anglista Amo Esch, che nel frattempo
è purtroppo defunto. In agosto, proprio nel bel mezzo di queste gioiose novità,
che mi avevano accompagnato per tutti questi mesi, fui scosso da ' un colpo di inaspettata violenza e durezza. In quel mese mi ero
recato con mia sorella nella nuova abitazione dei nostri genitori, nella Hofgasse di Traunstein, dove ci
aspettavano con grande gioia mio padre, mia madre e
mio fratello. Nell'estate del 1958, mentre portava a riparare la pesante
macchina da scrivere di mia sorella in una giornata
caldissima, mio padre era stato colpito da un leggero colpo apoplettico, cui
noi tutti - purtroppo - non attribuimmo alcuna importanza, dal momento che egli
parve subito riprendersi; papà riprese le sue occupazioni come se nulla fosse
successo. Colpiva in lui solo una grande serenità, la
benevolenza particolarmente indulgente con cui ci veniva incontro. A Natale ci
coprì di regali con una generosità incomprensibile; sentivamo che considerava
quello il suo ultimo Natale, ma non potevamo crederlo, dal
momento che esteriormente non dava alcun segno di decadimento. Una
notte, a metà agosto, si sentì molto male e ci volle parecchio tempo perché si
riprendesse. La domenica 23 agosto mia madre lo invitò a
una passeggiata fino alla località dove noi avevamo abitato e dove c'erano
degli amici; camminarono insieme in quella calda giornata d'estate per più di
dieci chilometri. Mentre tornavano a casa, mia madre restò
colpita dal fervore con cui pregò durante una breve visita in chiesa e, quando
furono arrivati, dall'inquietudine interiore con cui aspettava il ritorno di
noi tre da un'escursione a Tittrnoning. Durante la
cena si alzò e, giunto alla scala, cadde svenuto. Si trattava di un grave colpo
apoplettico, cui soccombette dopo due giorni di agonia.
Eravamo riconoscenti di poterci trovare tutti intorno al suo letto e di
potergli mostrare ancora una volta il nostro amore che egli accolse con
gratitudine, anche se non era più in grado di parlare. Quando, dopo questo
fatto, feci ritorno a Bonn, sentivo che per me il
mondo era diventato un po' più vuoto e che un pezzo di me, della mia casa, si
era spostato nell'altro mondo.»
Passarono gli anni e Ratzinger,
dopo il Concilio è a Münster, e Tubinga, poi all’università di Ratisbona. Una curiosità: Ratzinger
non accettò in prima istanza la cattedra, poiché
faceva parte della commissione che il ministero aveva incaricalo per le nomine:
non voleva creare un conflitto d’interessi. (Coscienza
ben diversa da quella di tanti personaggi d’oggigiorno più o meno noti
che si tuffano senza scrupoli sulle poltrone disponibili!). Diviene poi
arcivescovo di Monaco e poi arriva a Roma all’ex Sant’Uffizio.
Tra il '91 ed il '92Mentre stava scrivendo il nuovo
Catechismo, Joseph Ratzinger
fu colpito, , da un grave disturbo e fu ricoverato in
una clinica privata romana sulla via Aurelia.
L'equipe medica che allora lo ebbe in cura, per un'intera settimana penso se
intervenire chirurgicamente oppure, praticandogli cure appropriate, attendere
la guarigione. Al Cardinale Ratzinger, che
nell'occasione venne assistito anche
dall’archiatra pontificio, venne anche suggerito di essere operato in
Germania, ma fu lui stesso a decidere di non sottoporsi all'intervento e di
rimanere a Roma. Un presagio?
Ratzinger ha simbolicamente chiuso il pontificato di Giovanni Paolo II,
tenendo l'omelia dei suoi funerali e riconoscendo come "Chi ha visto
pregare il Papa, chi lo ha sentito predicare non lo dimentica" e come
"grazie a un profondo radicamento in Cristo,
il Papa ha potuto portare un peso, che va oltre le forze puramente umane".
Il
19 aprile
Il
precedente Papa a scegliere il nome di Benedetto (Benedetto XV) era stato il
Papa della Grande Guerra. Anche lui, come Ratzinger, era stato un "uomo di stato", arrivato
al papato dopo esser stato Nunzio Apostolico in Spagna e segretario dello Stato
Vaticano. Un papa all'apparenza conservatore, ma che eletto al soglio
pontificio nel 1914, incarnò l'opposizione della Chiesa all'"inutile
strage", con scelte e proposte di pace coraggiose. Testimonianza di questo impegno i rapporti diplomatici difficili della Chiesa
con le grandi potenze europee nel primo dopoguerra.
La
scelta del nome quindi evidenzia non solo la somiglianza del percorso all'interno
della Chiesa, ma mette in luce la prima ambizione del pontificato di papa Ratzinger, Benedetto XVI: la pace.
Pochi forse sanno che Ratzinger, venerdì
1° aprile 2005, cioè il giorno precedente la morte di
Giovanni Paolo II, si trovava a Subiaco, al Monastero
di Santa Scolastica, in occasione della consegna all’autore del Premio
San Benedetto “per la promozione della vita e della famiglia in
Europa”.
(il testo della sua conferenza « L’Europa di Benedetto
nella crisi delle culture» sarà pubblicato nei prossimi bollettini.)
Chiamato a sostituire il Papa morente nella Via Crucis,
Ratzinger ha annunciato tempi difficili, forse
terribili. Perso Giovanni Paolo II, ha preso in mano la transizione. Ha sepolto
il suo amico. Ha vietato ai porporati di rilasciare interviste. È tornato a
metterli in guardia sui segni dei tempi nell’ultima omelia. Poi li ha
condotti in Conclave, richiamando chi si era smarrito
nel Palazzo apostolico: “per di qui”. Prima di entrare in
Conclave, Ratzinger ha scrutato i tempi, e ne ha
tratto motivi di ammonimento più che di speranza.
L’unico ad annuire visibilmente è stato il cardinale
Biffi. Gli altri comunque hanno acconsentito
nell’urna.
Dopo la morte del Papa, Ratzinger ha
simbolicamente chiuso il pontificato di Giovanni Paolo II, tenendo l'omelia dei
suoi funerali e riconoscendo come "Chi ha visto pregare il Papa, chi
lo ha sentito predicare non lo dimentica" e come "grazie a un profondo radicamento in Cristo, il Papa ha potuto
portare un peso, che va oltre le forze puramente umane".
Il 19 aprile
Applausi molti, al suo nome declinato in latino: Iosephum . Un brusio, forse un
pizzico di delusione all’annuncio del suo nome da Pontefice: Benedetto
XVI., Ma poi l’abbraccio degli applausi lo ha
raggiunto. Anche per lui, dunque, un attimo d’incertezza nel popolo,
questa volta legato al nome da Pontefice, mentre con Giovanni Paolo II
l’attimo di smarrimento fu quando venne
declinato il suo cognome.
Più che con le parole, rapide e dimesse,
Papa Ratzinger ha esordito con i gesti. Ora solenni, ora
gioiosi. Poi ha riunito i cardinali elettori per cena.
«Dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno
eletto me, semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore».
Nella sua prima udienza generale Benedetto
XVI manifesta
il suo proposito: «Sarà un ministero a servizio della
riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli": Il
Papa ha spiegato il perché della scelta del suo nome: "Ho voluto chiamarmi
Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato Pontefice Benedetto XV,
che ha guidato
Chi fosse interessato a
mantenersi aggiornati sul Magistero del Papa, può andare sul sito del Vaticano,
oppure su www.ratzinger.it:
il sito si chiama “Gli amici di Ratzinger”