Dal Magistero di Benedetto XVI

IL COMPENDIO DEL CATECHISMO

 

A cura di Maria Carla Papi

 

DALL’INTRODUZIONE

 

«Sono tre le caratteristiche principali del Compendio: la stretta dipendenza dal Catechismo della Chiesa Cattolica; il genere dialogico; l’utilizzo delle immagini nella catechesi.»

Così, l’allora Card. Ratzinger prefetto per la dottrina della Chiesa, illustra nell’introduzione il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Subito, però avverte:

«Anzitutto, il Compendio non è un’opera a sé stante e non intende in alcun modo sostituire il Catechismo della Chiesa Cattolica: piuttosto, rinvia continuamente ad esso sia con la puntuale indicazione dei numeri di riferimento sia col continuo richiamo alla sua struttura, al suo sviluppo e ai suoi contenuti. Il Compendio, inoltre, intende risvegliare un rinnovato interesse e fervore per il Catechismo, che, con la sua sapienza espositiva e con la sua unzione spirituale, resta pur sempre il testo di base della catechesi ecclesiale oggi.»

 

§              La struttura

 

Come il Catechismo, anche il Compendio si articola in quattro parti, in corrispondenza delle leggi fondamentali della vita in Cristo.

La prima parte, intitolata «La professione della fede», contiene un’opportuna sintesi della lex credendi, e cioè della fede professata dalla Chiesa Cattolica, ricavata dal Simbolo niceno-costantinopolitano, che proclamiamo ogni domenica nella Sanya Messa. E mantiene viva la memoria delle principali verità della fede.

La seconda parte, intitolata «La celebrazione del mistero cristiano», presenta gli elementi essenziali della lex celebrandi. L’annuncio del Vangelo trova, infatti, la sua risposta privilegiata nella vita sacramentale, ove i fedeli sperimentano e testimoniano in ogni momento della loro esistenza l’efficacia salvifica del mistero pasquale, per mezzo del quale Cristo ha compiuto l’opera della nostra redenzione.

La terza parte, intitolata «La vita in Cristo», richiama la lex vivendi e cioè l’impegno che i battezzati hanno di manifestare con i comportamenti e con le scelte la fedeltà alla fede professata e celebrata. «I fedeli, dice Ratzinger, sono chiamati dal Signore Gesù a compiere le opere che si addicono alla loro dignità di figli del Padre nella carità dello Spirito Santo.»

La quarta parte, intitolata «La preghiera del Signore: Padre Nostro», offre una sintesi della lex orandi e cioè della vita di dialogo con Dio mediante la preghiera alla quale è chiamato il cristiano, sull’esempio di Gesù, modello perfetto di orante, Espressione privilegiata è il Padre nostro, la preghiera insegnataci da Gesù stesso.

Spiega ancora Ratzinger: «Una seconda caratteristica del Compendio è la sua forma dialogica, che riprende un antico genere letterario catechistico, fatto di domande e risposte. Si tratta di riproporre un dialogo ideale tra il maestro e il discepolo, mediante una sequenza incalzante di interrogativi, che coinvolgono il lettore invitandolo a proseguire nella scoperta dei sempre nuovi aspetti della verità della sua fede. Il genere dialogico concorre anche ad abbreviare notevolmente il testo, riducendolo all’essenziale. Ciò potrebbe favorire l’assimilazione e l’eventuale memorizzazione dei contenuti.»

La terza caratteristica è costituita da alcune immagini, che scandiscono le varie parti del Compendio. Spiega Ratzinger: «Esse provengono dal ricchissimo patrimonio dell’iconografia cristiana. Dalla secolare tradizione conciliare apprendiamo che anche l’immagine è predicazione evangelica. Gli artisti di ogni tempo hanno offerto alla contemplazione e allo stupore dei fedeli i fatti salienti del mistero della salvezza, presentandoli nello splendore del colore e nella perfezione della bellezza. È un indizio questo, di come oggi più che mai, nella civiltà dell’immagine, l’immagine sacra possa esprimere molto di più della stessa parola, dal momento che è oltremodo efficace il suo dinamismo di comunicazione e di trasmissione del messaggio evangelico.»

 

 

Il Cristo Pantocrator

La prima icona che introduce alla prima parte riguardante il Credo, raffigura il Cristo Pantocrator: è Lui la Via, la Verità e la Vita. Tutto ciò che nel Catechismo segue, non può prescindere dal credere in Lui, altrimenti tutto si snatura,  come ben ci accorgiamo ogni giorno, affrontando le solite discussioni dei fautori della fede fai-da-te.

 

L'icona di Cristo  Pantocrator (colui che  tutto regge),  di  rara bellezza artistica, riporta alla mente le parole del Salmista:   

«Tu sei il più bello tra i  figli dell'uomo, sulle tue  labbra è diffusa la grazia» (Sai 45,3).

 
San Giovanni Crisostomo, applicando la lode al Signore Gesù, scriveva:


«Il Cristo era nel fiore dell'età, nel vigore dello Spirito e in lui splendeva una duplice bellezza, quella dell'anima e del corpo» (PG 52, 479).


Col suo linguaggio figurativo, questa icona costituisce la sintesi dei primi concili ecumenici, riuscendo a rappresentare sia lo splendore dell'umanità, sia il fulgore della divinità di Gesù.

Il Cristo è rivestito di una tunica rossa, coperta da un mantello blu scuro. I due colori ricordano la sua duplice natura, mentre i riflessi dorati rimandano alla persona divina del Verbo. Dalla spalla destra scende una stola dorata, simbolo del suo sacerdozio eterno. Il volto, maestoso e sereno, incorniciato da una folta chioma di capelli e circondato da un'aureola crocifera, reca il trigramma «O O N» («Colui che è»), che  ripropone la rivelazione del nome di Dio in Es 3,14. In alto, ai lati dell'icona, ci sono i due digrammi: «IC - XC» («Iesus» -  «Christus»), che costituiscono il titolo dell'immagine stessa.

 

La mano destra, con pollice e anulare ricurvi fino a toccarsi (a indicare la duplice natura  di Cristo nell'unità della persona), è nel tipico  gesto della benedizione. La mano sinistra, invece,  stringe il libro del Vangelo,  ornato da tre fermagli e da perle e pietre preziose. Il Vangelo, simbolo e sintesi della Parola di Dio, ha anche un significato liturgico,  dal momento  che nella celebrazione eucaristica si fa lettura di un suo brano e si recitano le parole stesse di Gesù alla consacrazione.

 
L'immagine, sintesi sublime di dati  naturalistici e simbolici,  è un invito alla contemplazione e alla sequela. Ancora oggi Gesù, attraverso la Chiesa, sua sposa e suo corpo mistico, continua a benedire l'umanità e a illuminarla con il suo Vangelo, l'autentico libro della verità, della felicità e della salvezza dell'uomo.

Nell'agosto del 386, mentre si trovava in giardino, Agostino udi una voce che diceva: «Prendi e leggi, prendi e leggi» (Confessioni, 8, 12, 29). Il Compendio del Catechismo della Chiesa  Cattolica, sintesi del Vangelo di Gesù insegnato dalla catechesi della Chiesa, è un invito ad aprire il libro della verità e a leggerlo, anzi a divorarlo, come fece il profeta Ezechiele (cf. Ez 3,1-4).