Il Magistero del Vescovo
VERSO IL CONGRESSO
A cura di Maria Carla Papi
INCONTRO
CON I CONSIGLI PASTORALI PARROCCHIALI
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Il 30 ottobre in
Cattedrale si è svolto lincontro dei Consigli Pastorali
Parrocchiali della Diocesi con lArcivescovo. Nel suo
discorso Mons. Caffarra ha puntato laccento soprattutto
sulle esigenze primarie che debbono essere affrontate
nellanno di preparazione al Congresso Eucaristico appena
iniziato. Egli mette in luce, inoltre, alcuni punti fondamentali
per lattività dei CPP laddove vogliano seriamente svolgere
il loro compito. A tal scopo pubblichiamo lintero discorso,
evidenziando le parti più significative
«Carissimi
amici, vi ringrazio di essere venuti a questo incontro.
Riprendiamo una saggia tradizione, quella dellincontro
annuale dei Consigli pastorali con lArcivescovo.
1.
Voglio iniziare il mio dialogo con voi riflettendo sulla bellezza,
sulla gioia di appartenere alla Chiesa, di essere nella Chiesa,
anzi di essere la Chiesa. È nellappartenenza alla Chiesa
che si compie il destino umano. Perché? Che cosa significa
appartenere alla, essere Chiesa?
Significa essere in comunione con Cristo e quindi fra di noi in
Cristo. Come voi sapete, il Signore per rivelarci i suoi
pensieri in modo comprensibile a noi sue creature ricorre ad
immagini desunte dal nostro mondo. Ebbene tutte le immagini di
cui il Signore di serve nella S. Scrittura per farci comprendere
il mistero della Chiesa, pongono in luce la realtà della stessa,
dunque la nostra realtà di discepoli di Cristo, nella sua
inscindibile dimensione di comunione dei cristiani con Cristo e
di comunione dei cristiani fra loro. Proviamo a ricordarle
brevemente [cfr. Lumen gentium 6; EV 1/ 291-295].Tutti
voi ricordate la pagina del Vangelo di Giovanni [10,1-15]
in cui Gesù parla di un gregge, di un ovile, di un pastore. È
la sua Chiesa; siamo noi: Gesù parla di noi. Siamo
guidati e nutriti da Cristo stesso. Cè
unimmagine anche più suggestiva: limmagine della
vite e dei tralci [cfr. Gv 15,1-5]. Noi
siamo vivificati dalla stessa vita di Cristo e la Chiesa è
questa vite, il ceppo è Gesù e i tralci siamo noi. In Lui siamo
capaci di portare frutti. Domenica scorsa abbiamo
celebrato lanniversario della dedicazione della nostra
Cattedrale. Quella celebrazione ci ha ricordato che noi-Chiesa
siamo come un edificio, costruito da Dio stesso. Esiste la roccia
che dona solidità, è Cristo; le fondamenta che sono gli
Apostoli e poi le pietre che compongono ledificio: siamo
noi. Vedete bene come questa immagine dà un senso di solidità,
di composizione armonica, di connessione reciproca. Legata a questa
immagine è limmagine che noi Chiesa siamo la dimora
di Dio, il suo tempio. Ma è soprattutto limmagine
del corpo che ci aiuta a capire profondamente il nostro essere-Chiesa
[cfr. Lumen gentium 7; EV 1/296 ss]. Nel Catechismo
della Chiesa Cattolica Compendio alla
domanda (156) In che modo la Chiesa è corpo di Cristo?,
risponde: «Per mezzo dello Spirito Santo Cristo morto e risorto
unisce a sé intimamente i suoi fedeli. In tal modo i credenti in
Cristo, in quanto stretti a Lui soprattutto nellEucarestia,
sono uniti fra loro nella carità, formando un solo corpo, la
Chiesa. La cui unità si realizza nella diversità di membra e di
funzioni». Questa è la definizione della nostra identità di
cristiani: siamo il corpo di Cristo. Noi e
Cristo siamo, per così dire, una sola persona mistica.
Vorrei che la prima grazia fattavi dal Signore in occasione di questo
incontro fosse una vera, profonda visione del nostro essere
Chiesa: una visione che genera nel vostro cuore la gioia di
unappartenenza. È come quando vi trovate davanti ad un bel
paesaggio, allimprovviso, non potete non esclamare: come è
bello! Come è bello essere Chiesa!Quando dico Chiesa
non parlo di una realtà situata non si sa bene dove. Parlo di
noi; parlo della nostra Chiesa di Bologna. Essa è il gregge di
Cristo. È ledificio costruito dal Padre; è il Corpo di
Cristo.
2.
Se sono riuscito ad essere chiaro e voi mi avete seguito,
compendiamo subito una verità importantissima riguardante il
nostro essere Chiesa: nella Chiesa tutto è di tutti.
La Chiesa è chiamata anche: «comunione delle cose sante». Ascoltate
come il Compendio del CChC spiega questa verità: «Tale
espressione indica anzitutto la comune partecipazione di tutti i
membri della Chiesa alle cose sante: la fede, i sacramenti, in
particolare lEucarestia, i carismi e gli altri doni
spirituali» [194]. Tutto è di tutti, anche se con
modalità anche essenzialmente diverse di partecipazione.Da
questa verità deriva una conseguenza assai importante, che mi
piace dirvi colle parole dellEs. post-sinodale Christifideles
laici [30-12-88]: «La
comunione ecclesiale è, dunque, un dono, un grande dono dello
Spirito Santo, che i fedeli laici sono chiamati ad accogliere con
gratitudine e nello stesso tempo a vivere con profondo senso di
responsabilità. Ciò si attua concretamente mediante
la loro partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa, al
cui servizio i fedeli pongono i loro diversi e complementari
ministeri e carismi» [20,4; EV11/1683].Abbiamo detto una grande
parola «corresponsabilità». È la conseguenza immediata e
necessaria della «comunione». Se nella Chiesa ciascuno è
partecipe dei doni fatti dallo Spirito, ciascuno ne diventa
responsabile nella Chiesa, e quindi corresponsabile. Che cosa
significa?Proviamo a pensare che cosa vuol dire
«responsabilità» nella nostra vita quotidiana. La
responsabilità ha sempre una dimensione oggettiva:
uno è sempre responsabile di qualcosa/di
qualcuno. La responsabilità ha sempre una dimensione trascendente:
uno è sempre responsabile verso qualcuno che ha in un qualche
modo autorità di giudicarlo. La responsabilità comporta quindi
sempre un incarico ricevuto, una missione o
compito assegnato. Avviene in maniera analoga nella Chiesa.
Ciascuno è responsabile delle cose sante
della Chiesa: sei responsabile della fede che devi annunciare,
testimoniare, difendere, inculturare
Sei responsabile dei
Sacramenti: dellEucarestia perché sia celebrata degnamente,
per esempio. E così via. Ciascuno è
responsabile verso Cristo, capo della Chiesa,
ultimamente: saremo giudicati da Lui. Ciò comporta che ciascuno
di noi nella Chiesa ha ricevuto un incarico, una missione:
ultimamente in forza del battesimo e della cresima. Non voglio
ora fermarmi su questo. Avremo altre occasioni per farlo. Dico
solo una cosa: nella Chiesa sono eminenti i ministeri che
derivano da un sacramento, il ministero pastorale
e il ministero coniugale.
Vorrei che partiste da questo incontro colla consapevolezza che ciascuno
di noi è responsabile e quindi corresponsabile della vita della
Chiesa davanti a Cristo. E ve lo ripeto,
sto parlando della Chiesa che è in Bologna. Questa
corresponsabilità non deve essere sentita come un peso, ma come
un onore, un atto di stima e di fiducia di Cristo nei nostri
confronti. Egli non ha voluto che fossimo solo beneficiari e
destinatari dellazione della Chiesa, ma anche a
seconda del proprio ministero, del proprio carisma, della
generosità responsabili e protagonisti della medesima
azione Il segno e lo strumento privilegiato per attuare
questa corresponsabilità è il Consiglio
pastorale parrocchiale. Esso, la dove è seriamente
messo in atto, rende effettiva la
corresponsabilità e non solo verbale. È necessario dunque
ridare grande impulso a questo organismo.
Vorrei
ora dedicare la mia riflessione a questo organismo ecclesiale.
3.
Partiamo da un limpido testo del Concilio: «La parrocchia offre
un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme
tutte le differenze umane che vi si trovano e inserendole
nelluniversalità della Chiesa. Si abituino i
laici a lavorare nella parrocchia intimamente uniti ai loro
sacerdoti, ad esporre alla comunità della Chiesa i propri
problemi e quelli del mondo e le questioni che
riguardano la salvezza degli uomini perché siano
esaminati ed ascoltati con il concorso di tutti; a dare secondo
le proprie possibilità il loro contributo ad ogni iniziativa
apostolica e missionaria della propria famiglia ecclesiastica» [Decr.
Apostolicam actuositatem 10; EV 1/950]. In questo testo
troviamo delineato il profilo completo dei nostri Consigli
pastorali. È un profilo di comunione e
corresponsabilità: «intimamente uniti ai loro pastori»
e «con il concorso di tutti». È indicato uno stile di vita
parrocchiale.
È
un profilo di missione: i problemi che vengono
affrontati riguardano «ogni iniziativa apostolica e
missionaria». È indicato uno stile di missionarietà permanente.È
un
profilo di coinvolgimento: la materia di cui
tratta il Consiglio è costituita dai «problemi propri e quelli
del mondo e le questioni che riguardano la salvezza degli
uomini». È indicato uno stile di condivisione di ogni vera
domanda che è nel cuore dei nostri fratelli uomini.
Se
il dettato conciliare ci indica il profilo generale, è
necessario però che vi dica in maniera più precisa
come concretamente nella nostra Chiesa i Consigli pastorali
devono realizzarsi sotto il profilo della corresponsabilità,
della missione e del coinvolgimento. E lo faccio
dicendovi quali preoccupazioni o
meglio passioni dovete avere,
qualunque sia il problema che affrontate; e dicendovi quale
cammino vi chiedo di percorrere nel corrente Anno pastorale.
3.1.
Qualunque sia il problema che affrontate nelle riunioni
del vostro Consiglio pastorale, dovete sempre avere presenti
alcune esigenze prioritarie, nel senso che spiegherò
subito.La prima esigenza
è quella del primo annuncio della fede. Ciò che
oggi la Chiesa deve in primo luogo assicurare è la
notificazione del fatto centrale della nostra fede: Gesù Cristo,
figlio di Dio fattosi uomo, morto per i nostri peccati e risorto
per la nostra giustificazione. Faccio
qualche esempio. Se
affrontate il problema della preparazione dei
giovani al matrimonio, la
prima domanda che dovete farvi è la seguente: questi
giovani hanno già ricevuto il primo annuncio della fede? Come
possiamo donarlo loro? Se affrontate il
problema di Estate Ragazzi, la prima domanda
che dovete farvi è la seguente: nella
nostra programmazione è assicurato il primo annuncio della fede?
Non dimentichiamo mai, neppure per un istante, ciò che scrive S.
Paolo: «è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la
stoltezza della predicazione» [1Cor 1,21b]. Ed
intendeva la predicazione di Cristo crocifisso e risorto. La
seconda esigenza è strettamente connessa colla
precedente, ed è quella delleducazione
della persona. Il primo annuncio della fede è un seme
piantato nel cuore, che ha bisogno di essere coltivato
e nutrito. Fuori metafora, che cosa significa?
Significa che la formazione di Cristo in noi è un cammino lungo,
perché consiste nel cambiamento e nella rigenerazione di tutto
luomo. Nel vocabolario liturgico questo processo si chiama iniziazione
cristiana. Anche qui faccio qualche esempio.
Se affrontate il
problema dellapertura e/o conduzione delloratorio,
la domanda che vi dovete fare è la
seguente: abbiamo un progetto, un itinerario educativo
che tenga conto dellitinerario sacramentale che il ragazzo
sta percorrendo? Se affrontate il problema del
volontariato o di iniziative di volontariato da
proporre ai giovani, la domanda che dovete porre è la
seguente: questa proposta [nei contenuti, nelle modalità
esecutive] è educativa? o: come rendere questa
proposta veramente educativa? Da questa esigenza deriva che
lattenzione alle giovani generazioni, la cura delle giovani
generazioni deve avere un posto assolutamente privilegiato. La
terza esigenza infine è quella della connessione
fra la fede e le grandi aree della vita umana che sono
il matrimonio e la famiglia, il lavoro e la festa, la
fragilità e la malattia, la cittadinanza. Si tratta
di aver costantemente occhi e cuore vigilanti per non essere
insidiati dalla separazione fra fede e vita. Non ridurre il
cristianesimo ad una sorta di dopo-lavoro. Faccio qualche esempio.
Se affrontate il
problema pastorale della famiglia, dovete
chiedervi: come rendere presente efficacemente nella
vita civile la visione cristiana del matrimonio?
Ricordate la recente esperienza del referendum. Se
affrontate il problema della festa, del giorno festivo,
dovete chiedervi: come rendere veramente cristiana la
giornata festiva? Alla base di questa problematica sta
una chiara idea di laicità, sulla quale ritornerò con
una certa frequenza nei prossimi mesi. Lho già
fatto nellomelia di S. Petronio e di domenica scorsa. Dunque,
riassumendo. La partecipazione al vostro Consiglio
pastorale deve essere una partecipazione
appassionatamente preoccupata per il primo
annuncio della fede, per leducazione
delle giovani generazioni, per una rigenerazione
in Cristo dellumano nella sua interezza.
3.2.
Vorrei darvi ora alcuni orientamenti per il prossimo
anno pastorale, che è e deve essere anno
di preparazione al Congresso Eucaristico Diocesano e al Convegno
di Verona. La prima cosa che vi chiedo è che leggiate
personalmente i due Documenti preparatori, e poi ne facciate
oggetto almeno di due riunioni del Consiglio
pastorale, una per ogni
Documento. Il secondo
orientamento è che, volgendo la fine dellanno
civile, mettiate allo.d.g. il grande tema della
comunicazione sociale e dei suoi mezzi, AV BO7 in primo luogo. Il
terzo orientamento è che cominciate ad
avere incontri inter-consigliari, di più Consigli cioè di zone
che hanno problemi pastorali unitari, affrontandoli
insieme. È per un primo passo verso quella pastorale integrata
dalla quale non possiamo più prescindere. ci aspettano grandi
decisioni al riguardo, che non esito a dichiarare di portata
storica; dobbiamo individuarle nella luce del Signore col
concorso di tutti. Ho creato anche un Vicariato episcopale per
questo.
4.
Sono giunto alla fine. Vi chiedo di alzare il vostro
sguardo. Voi vedete lannuncio dellangelo a Maria e la
consegna delle chiavi a Pietro. Avete la visione della Chiesa
nella sua interezza. La Chiesa è Maria e Pietro: è la piena
dedizione al suo Sposo Cristo visibilmente presente nel
sacramento della successione apostolica. Pietro deve
porsi in Maria [«Signore, tu sai che ti amo»] così come Maria
è sottomessa a Pietro. E dentro a questo santo spazio, a
questa ellisse i cui fuochi sono Maria e Pietro, è collocato
laltare e la cattedra episcopale in stretta unione con
lambone. Il Signore vi doni di partire da questa santa
assemblea avendo il cuore pieno di lode al Signore e di stupore
per la bellezza della Chiesa di Cristo, presente ed operante
nella Chiesa di Bologna.
ef
«Se
uno è in Cristo è nuova creatura» (cfr
2Cor 5,17)
Questo
è il tema del Congresso.
Il
prossimo mese prenderemo visione delle linee guida.