PASTORALE FAMILIARE
a cura di Serena Polombito
Proseguiamo il resoconto della relazione tenuta da Mons. Massimo Cassani al convegno
di Pastorale familiare che si è tenuto il 9 Ottobre u.s. sul tema «Situazioni difficili e irregolari: differenti tipologie ed approccio
pastorale della Chiesa». Nel bollettino del mese scorso ci siamo occupati dei
“matrimoni in difficoltà”, questo mese invece, tratteremo “le
situazioni difficili e irregolari”
ef
Ø
LE
SITUAZIONI DIFFICILI
Il magistero della Chiesa definisce situazioni difficili
quelle di chi, pur separato, o anche legalmente divorziato, non instaura un
nuovo rapporto di convivenza, quindi “non contraddice la realtà del
matrimonio celebrato né viola il vincolo sacramentale
dell’indissolubilità” Anche se generalmente si tratta di una
situazione nata dalle circostanze più che da una precisa scelta,
Più raro, e
forse più sofferto e difficile, è il caso di chi, per convinzione, sceglie di
rimanere fedele al coniuge dal quale è stato
abbandonato. I “separati fedeli”, che hanno deciso di non tradire
la promessa fatta il giorno del matrimonio, non hanno soltanto il fardello del
loro personale dolore da sopportare, ma anche la più totale incomprensione del
mondo, se non l’ironico compatimento, perché è diffusa e «dominante la
convinzione che, dopo un fallimento coniugale e tante sofferenze, la persona
abbia diritto a “rifarsi una vita” con un nuovo compagno/a. Sembra
cosa evidente e scontata su un piano di logica umana, ma così non è, almeno per
chi ha scelto di sposarsi in chiesa. Il sacramento del matrimonio non è solo un
bel rito, preferibile al matrimonio in municipio perché più suggestivo
e dotato, per giunta, di una certa aura di “sacralità” che non
guasta mai. Sposarsi in chiesa significa sposarsi cristianamente, sposarsi “nel Signore” come si
diceva fin dai primissimi secoli. Ma amare il proprio coniuge “nel
Signore” significa amarlo come il Signore Gesù
ha amato e ama, significa amarlo “ad immagine” di Gesù, il quale
non ci abbandona mai, malgrado tutti i nostri tradimenti ed infedeltà. Non è
dunque cosa da poco impegnarsi ad amare come il Signore ama! La fedeltà al
coniuge, anche davanti alla sua infedeltà, è un valore ed un bene per il
cristiano e costituisce un impegno ed una scommessa insita nel matrimonio
cristiano.» (...) «Non è facile per dei separati amare fedelmente
un coniuge assente, ad immagine dell’amore di Gesù. Dovranno accettare la
loro situazione ed assumere la loro solitudine,
consapevoli però che anche il Signore Gesù, prima di
noi e per amore nostro, ha sperimentato e portato il tradimento,
l’abbandono, la solitudine e che, se chiede agli uomini una tale fedeltà
radicale e crocifissa, egli stesso viene a viverla in noi, dandoci così la
forza per fare quanto ci chiede. Perché, se poco possono le
sole forze umane, “tutto è possibile presso Dio” (Mc. 10,27).
Occorrerà però che il separato viva una comunione interiore reale con Gesù, che
sarà alimentata da un’intensa vita di preghiera e dal frequente ricorso
ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia».
È qui che entra in gioco tutta la comunità
cristiana, perché verso queste persone che operano scelte così difficili e
impegnative, così degne di rispetto e di muta ammirazione, si ha il preciso
dovere di trovare modi e forme per esprimere un’utile e solidale carità:
spirituale, fatta di ascolto, comprensione, coinvolgimento e partecipazione, ma
anche materiale, ove e quando la necessità lo richieda. Colpevole sarebbe, da
parte di chi si dice cristiano, trasformare la solitudine di una vita non più
di coppia, in isolamento, perché è proprio attraverso la sollecitudine dei
fratelli, che Gesù si fa compagno di viaggio presente e solidale.
In una società che di fatto incoraggia lo
scioglimento dei matrimoni, annullando quasi ogni ostacolo per ottenerlo, è
ovvio che si trovino sempre più spesso anche persone che, pur non volendolo,
sono state costrette a subire il divorzio egoisticamente imposto, invece,
dall’altro. È noto anche come, in casi di gravi violenze familiari, sia
il coniuge innocente a trovarsi nella necessità di chiedere il divorzio, non
certo per il desiderio di un nuovo legame, ma soltanto quale difesa personale o
dei figli. Perché
Ø
LE
SITUAZIONI IRREGOLARI
Le situazioni che
È risaputo che costoro sono esclusi dal sacramento della riconciliazione
e dell’Eucaristia, cosa che molti ritengono ingiusta e discriminante,
causa in taluni, di sincera sofferenza, che porta a giudicare
Mons. Caffarra, nel febbraio del 2000,
scriveva che i divorziati risposati vivono in una
situazione irregolare, perché il sacramento del matrimonio che li aveva uniti
al primo coniuge, li rendeva reciprocamente uniti PER SEMPRE! Quella reciproca
appartenenza, quindi, non viene distrutta dalla
successiva decisione di scegliere un nuovo compagno/a di vita, ma rimane in
essere: “l’uomo non può separare ciò che Dio ha unito!”
Quanto poi all’esclusione dall’Eucaristia, ancora Mons. Caffarra precisa che essa
non deriva dal fatto che i divorziati risposati tengano una condotta contraria
alla legge di Dio, ma dipende proprio dal significato stesso
dell’Eucaristia che è simbolo sacramentale dell’amore di Cristo per
«La comunione eucaristica è la massima proclamazione e
partecipazione all’Alleanza indissolubile tra il Cristo Sposo e
Tutto ciò però non significa essere esclusi dalla vita di grazia. È
vero che i sacramenti sono i primi e principali canali della grazia, ma non
sono gli unici.
«”Il Signore non è prigioniero dei suoi sacramenti –
scrive Mons. André-Mutien Léonard (L’Èglise vous
aime’- 1996) – ci sono altri mezzi di
santificazione loro accessibili: l’ascolto
della Parola di Dio, la frequenza alla messa, la perseveranza nella preghiera,
le opere di carità e le iniziative della comunità in favore della giustizia,
l’educazione cristiana dei figli, lo spirito e le opere di penitenza. Non
solo: la decisione, presa da una coppia di divorziati risposati o di
conviventi, di rinunciare a comunicarsi in spirito d’obbedienza e di
fiduciosa sottomissione alla Chiesa è già in sé occasione e strumento di
grazia. Come lo è l’offerta sincera ed umile a Dio di tutte le sofferenze
che questa situazione interiormente produce.”»
Ancora una volta
(Nel prossimo numero: analisi di situazioni difficili –
Itinerari di sostegno proposti.)
2- continua