Carissimi Parrocchiani …

di don Carlo Covoni

 

Buon  S. Natale a tutti!

A voi Parrocchiani e a tutti gli amici lettori del nostro Bollettino, vada anzitutto questo sincero augurio.

Tanti sono i fedelissimi che, pur non essendo della Parrocchia, ci leggono e ai quali inviamo ogni mese il Bollettino, non tanto per la presunzione di insegnare loro qualche cosa, ma per mantenere un contatto, attraverso un filo ideale sul quale scorre la nostra cordiale amicizia.

Tanti sono anche gli amici che ci leggono su Internet, preti e non, e anche a loro invio di cuore il mio augurio d Buon Natale!

Ovviamente, sarei molte felice se l'augurio superasse il piano dei sentimenti, per innalzarsi su livelli più alti, là dove è più vicino Dio. Occorre allora riscoprire il vero significato dell’augurio di ‘Buon Natale’ e per far ciò occorre impostare una valutazione personale del nostro rapporto con le cose dello spirito e soprattutto esaminare quanto ancora Dio fa veramente parte della nostra vita e riesca a modellarla. Siamo gli albergatori indifferenti e indaffarati di Betlemme o siamo i vigili pastori, ai quali non sfuggono i segni del cielo nel silenzio della notte?

Qual è dunque il piano concepito da Dio per noi fin dall'eternità?

 

Dopo la sua creazione, l'uomo – ingrato nonostante i meravigliosi doni della vita e del creato - soccombe alla tentazione e al peccato, ma subito Dio progetta la sua redenzione!

Egli s’incarna con corpo umano e ci dona Gesù, vero uomo come noi, nato da donna e soggetto a tutto ciò che riguarda la condizione umana, tranne il peccato. Soffre e muore sulla croce per offrirsi come olocausto in riscatto dei nostri peccati e dare a tutti gli uomini la Grazia della  salvezza "battezzati nella morte di Cristo". Risorge nello splendore della sua divinità per dare a tutti gli uomini la certezza che se siamo stati «"consepolti insieme con lui" (cfr. Rm 6,3-4), siamo stati "risuscitati", "convivificati" e "cointronizzati" con lui (cfr. Ef 2,5-6)(cf Biffi, 30/3/2002)

Il Natale commemora perciò il primo e indispensabile atto compiuto da Dio per la nostra salvezza e che ha cambiato radicalmente la sorte dell'umanità.

Ed è di questo che dobbiamo tutti prendere coscienza.

 

Credo che il modo migliore per vivere il Natale, dopo averlo santificato con la partecipazione alla Mensa Eucaristica e dopo avere condiviso con i fratelli la gioia piena di questo grande dono di Dio Padre, sia un opportuno raccoglimento nel silenzio, per ascoltare la coscienza e la voce dello spirito. Isolandoci dai rumori della festa mondana, riusciremo a rivedere l’evento della Natività nella luce della redenzione e ciascuno potrà impegnarsi a provare a vivere nel piano di Dio, cioè vivere quella vita di grazia che Gesù ci ha donato e nella quale, per amore di Dio,  dovremmo vivere tutti i giorni.

 

In questi tempi, sempre più caotici e distanti da Dio, tutta la politica è attraversata da un laicismo sempre più marcato che stravolge il concetto di laicità dello Stato. Eppure nessuno, o pochi e in modo fievole, si ribella a questa lotta contro la Chiesa perché cessi di insegnare le verità che Gesù le ha consegnato affinché le proclami e le tuteli e si continua ad accusare il Papa di interferenza quando – secondo il suo principale compito - difende la legge naturale e proclama gli insegnamenti del Vangelo.

Perché nessuno si chiede perché la libertà sia tanto esaltata, senza mai fare accenno alla legge naturale che dovrebbe esserne la fondamentale regola?

Perché nessuno si accorge che questa non è la libertà vera, perché ‘solo la Verità ci rende liberi’?

Che cosa può produrre una libertà senza la guida della legge naturale? Sarebbe come avere un’auto potente, ma con uno sterzo non in grado di disciplinare tale energia: appena prende velocità succeda il caos più atroce!

Tutto questo accade perché è diminuita la fede nel popolo! L'Italia, ha rinunciato da essere classificata cattolica, ma se ne vede anche l'effetto, perché il significato della cristianità e della cattolicità è sparito o comunque si è affievolito nelle coscienze di tutti.

Per celebrare degnamente il Santo Natale, sarebbe opportuno meditare anche su questi interrogativi: non è tempo sprecato, ma anzi può aiutarci a migliorare il nostro modo di vivere, ad operare con sicurezza scelte etiche e coerenti per salvaguardarci e rimediare a quella rovina alla quale andiamo incontro. (Leggere a questo proposito l’articolo che segue di Francesca Citassi “Da morire” a conferma di ciò).

 

A tutti con affetto auguro un Natale illuminato di speranza e di propositi di amore, pace e concordia, ma soprattutto che ciascuno abbia in dono il desiderio grande di attingere d’ora in poi l’acqua fresca della Verità dall’unica fonte che ce la può donare: Gesù, l’Unico Salvatore.