CED 2007 - Il Magistero del Vescovo

Da Verona un’«enciclica»

per i Consigli pastorali parrocchiali

di Maria Carla Papi

 

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Incontro Consigli Pastorali Parrocchiali
(Cattedrale: 12-11-06)

 

Durante l’incontro con i Consigli Pastorali Parrocchiali della Diocesi, il Cardinale – con una felice espressione – ha voluto ricordare la ‘corresponsabilità’ di ogni battezzato per il bene della Chiesa, generata dalla comunione ecclesiale. Nell’anno del Congresso eucaristico diocesano è indispensabile che ogni credente – e a maggior ragione chi si è messo al servizio della comunità – ritrovi l’essenza della sua missione. Ecco perché il Cardinale Caffarra ha preso come esempio dottrinale il discorso del Papa al IV Convegno Ecclesiale di Verona, definendolo «un’Enciclica scritta alla Chiesa italiana» che non solo non si può ignorare, ma «deve costituire il necessario punto di riferimento per il nostro impegno pastorale dei prossimi anni.»

Il compito dei consiglieri dei CPP – dice il Vescovo - è «di elaborare con, e alle dipendenze del parroco gli orientamenti pastorali condivisi, che rispondono alle necessità della parrocchia» in comunione con la Chiesa condividendone la missione.

Il Vescovo ha quindi fatto un breve ed efficace riassunto in tre punti del discorso del Papa.


1 - Il punto di partenza.

“In primo luogo il Discorso di Verona richiama il nostro cuore e la nostra mente alla sorgente da cui sgorga la missione della Chiesa, quella missione che voi condividete corresponsabilmente  col vostro parroco.

“Per aiutarci a vederla, possiamo partire dalla seguente domanda: che cosa è il cristianesimo, il «fatto cristiano»?

È una presenza: è la presenza del Signore risorto, capace di introdurre in una vita nuova tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo.

“La modalità di questa presenza è concretamente la vita e la testimonianza della Chiesa; «anzi, la Chiesa stessa – dice il Papa - costituisce la primizia di questa trasformazione, che è opera di Dio e non nostra».

 

Sottolinea a questo punto Caffarra: “Vedete quale grande dignità ha il vostro lavoro anche nelle più umili parrocchie! Se esso si realizza in incontri – a volte entusiasmanti altre volte deprimenti – per elaborare, come dicevo, orientamenti pastorali, nella sua realtà più profonda esso è il segno di una presenza; della presenza della “risurrezione del Signore dentro il tempo” e della sua novità chiamata a trasformare il mondo. Anche mediante le più umili riunioni che fate coi vostri parroci, anche quando discutete sui problemi quotidiani delle vostre comunità, voi – consapevolmente o inconsapevolmente – cercate di rendere presente la forza rinnovatrice della risurrezione del Signore.”

 

2. Il contenuto della testimonianza alla presenza.

“Il Discorso di Verona domanda: quale è il contenuto della nostra testimonianza alla presenza del Risorto in mezzo a noi? Ciascuno di voi potrebbe alzarsi e rispondere a questa domanda leggendo i vari ordini del giorno  dei vostri Consigli, dicendo i vari problemi che avete affrontato nelle vostre riunioni, ed infine i molteplici orientamenti che avete elaborato. Rispondendo in questo modo, voi sicuramente ci direste in che modo voi coi vostri parroci avete testimoniato Gesù risorto.”

 

“Ma il S. Padre ci invita ad andare molto in profondità e a chiederci: al di sotto di tutti gli ordini del giorno, di tutti i problemi, di tutti gli orientamenti c’è qualcosa di unico e di unificante? Ascoltate la risposta di Benedetto XVI:

«… attraverso questa multiforme testimonianza, debba emergere soprattutto quel grande “sì” che in Gesù Cristo Dio ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza; come, pertanto, la fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo».

Spiega il Vescovo:

“Il testo è stupendo … Ciò che vi muove nella vostra decisione di assumervi consapevolmente la corresponsabilità del bene della vostra parrocchia, è la vostra decisione a favore dell’uomo: della sua dignità, della difesa della sua preziosità. «Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo», recitiamo nel Credo; «è risorto per la nostra giustificazione», insegna S. Paolo. Tutto ciò che voi decidete coi vostri parroci nei Consigli; tutto ciò che voi proponete ai vostri parroci: dalla fiera parrocchiale agli itinerari di educazione dei nostri bambini, è la forma concreta che assume la forza giustificatrice della presenza del Risorto.”

“Il Convegno di Verona ha individuato cinque ambiti in cui deve soprattutto essere detto il «grande “sì” della fede»: il lavoro e la festa; il matrimonio e la famiglia; l’educazione e la cultura; la povertà e la malattia; la vita sociale e politica.”

“Il nostro “sì” all’uomo si scontra oggi – come ha detto il S. Padre – con una cultura che sta dicendo dei grandi “no” all’uomo: no all’uomo che non si rassegna ad essere considerato come un animale; no all’uomo la cui ragione vuole porsi le domande e cercare risposte sui grandi problemi religiosi della vita; no all’uomo la cui libertà non si accontenta di costruire società che siano solamente coesistenze di opposti egoismi. Ecco perché il S. Padre dice: «l’opera di evangelizzazione … non è mai un semplice adattarsi alle culture, ma è sempre anche una purificazione». Nelle discussioni dei vostri Consigli, nell’elaborazione di orientamenti pastorali condivisi, abbiate sempre una grande vigilanza al riguardo.

 

3. La scelta primaria dell’educazione.

“In un salmo si dice: «una generazione narra all’altra le tue meraviglie». Nella cena pasquale il figlio chiedeva al padre: ma che cosa significa tutto questo? ed il padre narrava al figlio  l’evento fondatore del popolo di Dio. «In concreto, perché l’esperienza della fede e dell’amore cristiano sia accolta e vissuta e si trasmetta da una generazione all’altra, una questione fondamentale e decisiva è quella della educazione della persona».

Se, come si è detto, il fatto cristiano è una presenza, - spiega il Vescovo - ne deriva che la modalità di proporlo a chi vi è ancora estraneo, è la testimonianza in cui si dà prova che quella presenza rigenera la propria umanità. In questo modo la testimonianza diventa proposta di vita, provocazione della libertà di chi sta entrando nella realtà, come il bambino, il ragazzo, il giovane. Senza questo atto di testimonianza, che definisce l’atto educativo, la presenza e la potenza del Risorto è destinata a non contagiare mai il tessuto umano e quindi fuori di questo rapporto così strutturato, inevitabilmente o si introduce l’uomo solo dentro alla conoscenza di una dottrina o lo si spinge ad un impegno morale basato sulle sue forze.

L’uno e l’altro esito non sono duraturi.

Questa forte sottolineatura dell’urgenza educativa fatta nel Discorso di Verona non può essere lasciata cadere.

 

Congresso Eucaristico e Parrocchie

La programmazione ed i percorsi che abbiamo elaborato per il Congresso Eucaristico Diocesano sono profondamente sintonizzati col Discorso di Verona. Tre degli ambiti su cui ha riflettuto il IV Convegno ecclesiale nazionale – cittadinanza, educazione, lavoro – sono anche tre itinerari del Congresso.

Vi chiedo di dedicare una riunione dei vostri Consigli alla lettura del Discorso di Verona, preceduta da una buona introduzione. La lettura vi porti a rispondere alle seguenti domande:

a) confrontando il lavoro che stiamo facendo in parrocchia col Discorso di Verona, quali conclusioni dobbiamo trarre?

b) c’è qualche passaggio del Discorso di Verona che sembra particolarmente importante per la nostra parrocchia? se sì, che cosa dobbiamo fare?

 

Potrebbe essere utile che, data la profondità e vastità del tema e/o la particolare natura delle decisioni, sia opportuno pensare a riunioni interparrocchiali dei Consigli Pastorali. Soprattutto, penso, ad itinerari di pastorale giovanile, i quali nei loro momenti fondamentali non possono non essere pensati e realizzati che all’interno di una pastorale integrata.

Concludo colle stesse parole del S. Padre.

«Siamo stimolati perciò a tenere sempre presente che non siamo soli nel portarne il peso: ci sosteniamo infatti gli uni gli altri e soprattutto il Signore stesso guida e sostiene la fragile barca della Chiesa. Ritorniamo così al punto da cui siamo partiti: decisivo è il nostro essere uniti a Lui, e quindi tra noi, lo stare con Lui per poter andare nel suo nome (cfr. Mc 3,13-15). La nostra vera forza è dunque nutrirci della sua parola e del suo corpo, unirci alla sua offerta per noi, … adorarlo presente nell’Eucaristia: prima di ogni attività e di ogni nostro programma, infatti, deve esserci l’adorazione, che ci rende davvero liberi e ci dà i criteri per il nostro agire. Nell’unione a Cristo ci precede e ci guida la Vergine Maria, tanto amata e venerata in ogni contrada d’Italia. In Lei incontriamo, pura e non deformata, la vera essenza della Chiesa e così, attraverso di Lei, impariamo a conoscere e ad amare il mistero della Chiesa che vive nella storia, ci sentiamo fino in fondo parte di essa, diventiamo a nostra volta “anime ecclesiali”, impariamo a resistere a quella “secolarizzazione interna” che insidia la Chiesa nel nostro tempo, in conseguenza dei processi di secolarizzazione che hanno profondamente segnato la civiltà europea».

 

 

Chi fosse interessato a mantenersi aggiornati sul Magistero del Papa, può andare sul sito del Vaticano, oppure su www.ratzinger.it: il sito si chiama “Gli amici di Ratzinger