VIVIAMO IL CONGRESSO
EUCARISTICO DIOCESANO
A
cura di Massimo Craboledda
A partire dalla
prima domenica di Avvento, il 3 Dicembre, litinerario
proposto dalla nostra diocesi per lapprofondimento della
celebrazione eucaristica, in questo anno del Congresso, invita a
focalizzare lattenzione sulla liturgia della Parola. Essa
comprende la proclamazione delle letture, lomelia, la
professione di fede e la preghiera universale o preghiera dei
fedeli.
Momento fondamentale è lascolto della Parola di Dio. Per
poterla accogliere in profondità è necessaria, anzitutto, la
consapevolezza del suo essere veramente Parola di Dio.
Soltanto in questo modo se ne potrà cogliere la novità e la
si potrà vedere nella sua differenza incomparabile rispetto ad
ogni altra parola; si potrà riceverne, anche, lefficacia
creatrice e trasformante
Dobbiamo credere che Dio pronuncia
questa Parola, che Dio è presente e ci parla e che Dio non parla
invano. Non è semplicemente il ricordo di testi noti, è
levento del mettersi, da parte di Dio, a colloquio amoroso
col suo popolo e con ciascuno di coloro che ne fanno parte
(da La gioia del cristiano di G. Dossetti, U. Neri).
Quella Parola che, allascoltatore distratto , può apparire
ripetitiva si propone ogni volta in forma nuova e concreta con
ricchezza inesauribile per chi, invece, laccoglie con
umiltà e ne fa la propria guida.
La liturgia della Parola è, dunque, un luogo della
manifestazione del Signore in mezzo a noi. Tramite lascolto
e ladesione interiore diventiamo gli interlocutori di Dio:
Egli desidera entrare in comunione con noi. È stato giustamente detto
che due sono le mense nella celebrazione eucaristica: quella
della Parola e quella del Pane. La comunione col Signore avviene
prima allambone, poi allaltare.
Linvito allascolto risuonava già in molte pagine
dellAntico Testamento. Dice il Salmo 95: Ascoltate
oggi la sua voce: non indurite il cuore
. La
preghiera detta Shemà, una delle più care alla pietà
giudaica, comincia con le parole: Ascolta, Israele: il
Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo (Dt 6,4).
Questo invito si ripete oggi per noi.
Sulla liturgia della Parola riportiamo alcuni brani tratti dal Quaderno
n° 3 del Congresso (ed. Dehoniana libri).
La proclamazione della Parola di Dio, sullesempio
del culto sinagogale, è divenuta una caratteristica essenziale
dellassemblea cristiana, affermatasi progressivamente fin
dai primi secoli, costituitasi come tradizione stabile,
confermata dallautorità del Concilio Vaticano II (SC 24).
Gesù stesso, come attesta levangelista S. Luca, spiegò ai
discepoli di Emmaus «ciò che in tutte le Scritture si riferiva
a Lui» (Lc 24,27); e, apparendo agli apostoli riuniti nel
cenacolo dopo la risurrezione, affermò che doveva compiersi
tutto quello che era stato scritto di Lui «nella legge di Mosè,
nei profeti e nei salmi» (Lc 24,44), confermando in ambedue gli
episodi la validità dei testi dellAntico Testamento. Ecco
perché questi testi entrano a pieno titolo nelle celebrazioni
liturgiche.
Accanto ai testi dellAntico Testamento, ascoltiamo anche
noi, come i primi cristiani, la voce degli apostoli a cui Gesù ha
affidato il suo mistero perché lo divulghino tra le genti.
Alla prima lettura, dopo un momento di silenzio meditativo, segue
il canto del salmo responsoriale, scelto in conformità con la
lettura appena proclamata. Il salmo costituisce il dialogo fra
Dio e il suo popolo che esprime nel canto la fede e
lesultanza per lopera di Dio, o la gratitudine per i
suoi interventi di salvezza o, ancora, linvocazione di
soccorso nei momenti di prova. Essenziale allo svolgimento della
liturgia della Parola, il salmo responsoriale offre ai fedeli la
possibilità di intrattenersi in un incontro contemplativo col
Dio della speranza e della pace.
Ritorneremo ancora, nel prossimo numero, sulla liturgia della
Parola.