COLLOQUI SULLA MESSA
di Giacomo Lercaro
liturgia della parola
A. Il ciclo delle letture bibliche domenicali
La Chiesa, consapevole del suo compito di comunicare al popolo di Dio la Parola ispirata, nel Concilio Ecumenico Vaticano II ha stabilito che la riforma dei libri liturgici portasse ad "una più abbondante, più varia e più adatta scelta dei testi scritturali" e, in particolare per la Messa, che "siano più largamente aperti ai fedeli i tesori della Bibbia, in modo che in un determinato numero di anni, si leggano al popolo le parti più importanti della Sacra Scrittura" (SC 35, 51).
La riforma liturgica ci ha dato così per la Messa due ordini di letture: quelle festive e quelle feriali. Le festive sono sviluppate in un corso di tre anni e ogni domenica e solennità ne porta tre; le letture feriali - eccetto quelle di Quaresima - in un corso biennale: i due corsi, festivo e feriale, corrono indipendenti l'uno dall'altro. E poiché nelle memorie dei santi si leggono le letture della feria, viene consentita una lettura semicontinua: così nel tempo Pasquale possiamo ascoltare quasi per intero e di seguito il libro degli Atti degli Apostoli e il Vangelo di S. Giovanni.
Con questo nuovo ordine delle letture nella Messa i fedeli, nel giro di tre anni, vengono a contatto con quasi intero il Nuovo Testamento e con le parti più interessanti dell'Antico. Ma la riforma liturgica ha voluto anche evidenziare maggiormente questo elemento della Messa. La lettura non è più fatta all'altare dove rimaneva troppo facilmente pascolo riservato al celebrante, ma viene proclamata all'ambone in più diretto e immediato contatto con l'assemblea. Il fattore poi della lingua parlata, che il Concilio sottolinea in modo particolare appunto per le letture (SC 36,2), concorre evidentemente e in modo insostituibile alla comunicazione diretta della Parola di Dio a tutta la adunanza dei fedeli.
Una comunicazione della Parola di Dio, questa che vien fatta nella Messa, autorevole: a comunicarla è la Chiesa, che ne è depositaria, interprete e maestra. Perciò la Chiesa ha istituito il ministero del lettore, con cui il fedele convenientemente preparato riceve il carisma dello Spirito santo, che lo abilita a questa ufficiale proclamazione della Parola.
Certamente, là, dove non si hanno lettori così istituiti e benedetti, il laico potrà sostituirli; ma non per la lettura del Vangelo, che è riservata al diacono, consacrato appunto per il servizio della comunità e per l'evangelizzazione, o, in mancanza del diacono, al presbitero.