LA VOCE DEL VESCOVO
di Maria Carla Papi
FEDELTÀ E COERENZA CONVIVONO?
Recentemente, la Congregazione per la dottrina della Fede ha pubblicato il documento "Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti limpegno e il comportamento dei cattolici nella vita pubblica".
Un documento, a mio avviso, necessario e anche atteso.
Il titolo un po ambiguo di questo pezzo, vuole mettere in luce due aspetti che spesso condizionano le scelte umane, in particolare di chi opera in politica, e scatenano le critiche delle diverse opinioni.
Fedeltà e coerenza sono due sorelle che vanno a braccetto ... non ci piove! O almeno non dovrebbe, anche se, in realtà, spesso la diversa interpretazione di questi termini scatena veri e propri ... uragani. Cè chi ritiene che la fedeltà sia legata alle appartenenze politiche e di gruppo (prescindendo da ogni altra considerazione etica o morale) e che la coerenza sia vivere in modo strettamente intimo e personale il proprio essere cristiano e cattolico. Nessuno pensa che la fedeltà sia un atto di abbandono e di fiducia alle leggi del Creatore e che la coerenza sia latteggiamento dal quale traspare, in maniera limpida e inequivocabile, questa fiducia.
Proprio in nome di questa diatriba, si è scatenata la polemica in coda alluscita di questo documento. Ancora una volta sempre a corto di termini certa stampa ha parlato di ingerenza della Chiesa nella politica. È forse significativo che, dicendo certa stampa, non si alluda, come un tempo, alla stampa di sinistra o post-comunista, ma alla stampa laicista che si rifà ad una zona più grigia e indefinita e che si fregia di custodire i germi della cultura liberal - repubblicana.
Repubblica, il giornale portabandiera di questa cultura, ha infatti innalzato subito sul proprio pennone il vessillo della protesta indignata.
Come si permette la Chiesa di interferire? Come si permette la Chiesa di andare a risvegliare ciò che è meglio che dorma sotto il velo dellinerzia e della dimenticanza? Cosa potrebbe succedere se le coscienze cattoliche prendessero atto di esistere e di essere ancora vive?
Lanticlericalismo ormai è roba dei tempi di Peppone e Don Camillo, ma almeno era un atteggiamento più esplicito e chiaro. Tutto sommato, oggi, nessuno viene più tacciato di essere bacchettone o baciapile se va a messa alla domenica, lessenziale è che landare a messa resti un fatto personale e non abbia risvolti nella funzione pubblica di un individuo.
Questa sorniona tolleranza laica, però, cela uninsidia e denuncia inequivocabilmente il fatto che i cristiani non danno fastidio e questo, per chi dovrebbe essere testimone di Uno che è Pietra dinciampo, non è molto consolante.
Per far convivere coerenza e fedeltà forse occorre riscoprire le radici della propria cultura cristiana e cominciare ad ... esistere!
Al p. 7 della Nota si legge:
"La fede in Gesù Cristo che ha definito se stesso la via, la verità e la vita (Gv 14,6) chiede ai cristiani lo sforzo di inoltrarsi con maggiore impegno nella costruzione di una cultura che, ispirata al Vangelo, riproponga il patrimonio di valori e contenuti della Tradizione cattolica."
Nel commento alla nota, intitolato "Cultura cattolica per un vero umanesimo", Il card. Biffi scrive:
"Ci chiediamo: come si rapporta lidentità sostanziale e ovviamente irrinunciabile dei credenti (che non ammette opinabilità e diversificazioni) con la legittima libertà dei cattolici di scegliere, tra le opzioni politiche ..., quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune (p. 3 della Nota) (libertà che fatalmente poi conduce ad un pluralismo comportamentale e di schieramenti tra fratelli di fede nella loro azione pubblica)?
La questione è concreta ... e non è di facile soluzione. La Nota della Congregazione per la dottrina della fede, nel passo citato, ricerca la corretta determinazione del problema utilizzando, tra laltro, lidea di "cultura"."
Biffi, afferma poi che il termine cultura è quasi mitico ormai, perché come tutti possiamo constatare ogni giorno è usatissimo (a proposito e a sproposito).
A proposito di cultura, sempre al p. 7 dice la Nota:
"La necessità di presentare in termini culturali moderni il frutto delleredità spirituale, intellettuale e morale del cattolicesimo appare oggi carico di unurgenza non procrastinabile, anche per evitare il rischio di una diaspora culturale dei cattolici."
Commenta Biffi:
"... proprio nel dovere di salvaguardare la cultura cattolica sta la risposta allinterrogativo che qui ci intrattiene. ... non basta a garantire lobbligante identità del cristiano impegnato in politica che egli custodisca una convinta adesione agli articoli del Credo, rispetti la vita sacramentale, non contesti il carattere vincolante dei comandamenti di Dio. Occorre anche che resti fermamente e operosamente fedele a quella cultura' che in ultima analisi è in modo omogeneo derivata, entro la vicenda ecclesiale, da Cristo e dal suo Vangelo; alla cultura cattolica, appunto."
Biffi spiega, poi, che la parola cultura evoca unimmagine che viene dal mondo agricolo: cultura infatti significa coltivazione delluomo e (come i discepoli non hanno mai dimenticato) il Padre è il primo e più vero coltivatore delluomo: "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo" (Gv 15,1).
"È dunque continua Biffi parte eminente e caratterizzante della cultura cattolica una antropologia tipica e inconfondibile ... che certo potrà anche almeno parzialmente convenire con ogni altra attenzione umanistica, purché questa sia sana e fondata sui reali valori dovunque si trovino di verità, di giustizia, di bellezza, dei quali lanimo umano si nutre e si adorna: coi quali, possiamo dire, si coltiva. Ma non potrà mai identificarsi o anche solo assimilarsi a nessuna visione delluomo che effettivamente contraddica o si distacchi dallarchetipo di ogni umanità, che è luomo Cristo Gesù.
Proprio lesistenza di questo archetipo consente e impone di difendere luomo da ogni manipolazione e da ogni asservimento, e arruola ogni credente a combattere ogni attentato allimmagine viva di quel Signore delluniverso nel quale siamo stati progettati"
Ovviamente questo è il dilemma che spesso dilania (si fa per dire!) il cattolico che deve scegliere di schierarsi politicamente, vuoi per essere eletto, vuoi per esprimere la propria preferenza di elettori.
Ovviamente, il cattolico potrà scegliere in coscienza il programma che gli pare più vicino ai valori per i quali intende battersi e che possono, in parte, appartenere anche allaltra fazione. Come sempre, nellesercizio delle sue funzioni, il politico dovrebbe guardare al bene comune con obiettività e non fare la guerra o esercitare strapoteri e, a maggior ragione, quando si tratterrà di difendere dei valori che appartengono alla cultura cristiana, sarebbe bene non scendere mai a compromessi, neppure per il bene della propria fazione politica.
"... la coltivazione cristiana delluomo, se non vuole restare solo unastratta affermazione di principio dice Biffi deve avere anche i mezzi per il raggiungimento dei propri compiti, e particolarmente per la formazione delle nuove generazioni. Il cattolico impegnato in politica non lo dovrà dimenticare."
Molte sono le culture che si sono imposte e avvicendate nel corso del XX secolo, ognuna portatrice di una certa scala di valori proposti e accettati entro un determinato gruppo. Tra le culture esistenti, nessuno può negare che esista anche una cultura cristiana che è afferma il Cardinale " ... per il credente necessaria e irrinunciabile. In questo campo il discepolo di Gesù potrà talvolta rallegrarsi di concordanze inattese con i non credenti, nella difesa di qualche principio etico o in qualche scelta operativa. Egli anzi ascolterà con rispetto e con sincero interesse le opinioni di tutti perché non dimentica che, come ripete più volte San Tommaso: ogni verità, da chiunque sia detta, viene dallo Spirito Santo.
Più frequentemente dovrà registrare sui problemi sostanziali che toccano la natura e la dignità delluomo dissonanze e incompatibilità. È molto difficile che convergano sulla stessa scala di valori coloro che affermano e coloro che negano un disegno divino allorigine delle cose ... Il credente dedito alla vita pubblica dovrà affrontare a occhi aperti, con serenità ... le inevitabili tensioni tra le diverse culture che di fatto esistono in una società pluralistica. ... dovendosi comportare nellattività pubblica secondo i dettami irrinunciabili del metodo democratico, il credente sarà spesso indotto a una volontà di mediazione e alla ricerca di posizioni pratiche condivisibili anche dagli altri; addirittura condivise dalla maggioranza, auspicabilmente, in modo da consentire uneffettiva attuazione. La politica, si usa dire, è larte del compromesso. La Nota della Congregazione offre opportune indicazioni perché tali compromessi siano accettabili da una retta coscienza." ogni atto di mediazione non vada quindi mai "a scapito di unidentità che non deve mai essere messa in pericolo"
Fra i compiti del cristiano politicamente impegnato conclude il Vescovo - vi è anche quello di tutelare, far conoscere ed apprezzare il nostro "tesoro di famiglia": la cultura cristiana che si rispecchia nei tanti segni lasciati nel tempo dalle arti e dalla filosofia , dalla musica e dalla letteratura.
Forse allora, la risposta su come far convivere coerenza e fedeltà sta nel non perdere di vista lunico soggetto al quale tutti i credenti devono essere fedeli manifestando coerentemente questa fede anche con le proprie scelte, anche quando potrebbero minare dolorosamente la più brillante carriera politica. Una buona testimonianza farà sempre risplendere la sua luce nel tempo. Gli uomini mutano e si avvicendano e con loro se ne vanno le critiche e i dileggi, ma le buone opere, irrigate anche dal sacrificio, portano buoni frutti. Ce lo ha insegnato Colui che è stato apparentemente lo Sconfitto per eccellenza: dal suo sangue, dalla sua pena subita come un malfattore è derivata la nostra Salvezza e il Perdente è divenuto eternamente Vincente.