TELEVISIONANDO
(LOPINIONE DI UN TELEUTENTE)
di Alberto Cevenini
CARTOONS
Lo scenario ricorda certi desolati paesaggi della California o dell'Arizona. Ovunque, lo sguardo si perde in uno sconfinato deserto la cui piattezza è rotta da montagne rocciose, canyon senza fondo e spinosi cactus. Qua e là ci sono pure delle strade sterrate, ma nessuno sa da dove partono né dove arrivano.
Ai margini di una di queste piste, in agguato dietro una roccia, un coyote scruta l'orizzonte in attesa della sua eterna preda.
D'improvviso essa appare in lontananza sollevando una nuvoletta di polvere: si tratta di un uccellaccio simile a uno struzzo, con la coda diritta ed un ciuffo sbarazzino sulla testa; corre a velocità supersonica lungo il tracciato della strada avvicinandosi sempre più al nascosto coyote.
Giunto a pochi metri da lui, questo curioso corridore bipede si ferma di scatto ed inizia a beccare avidamente del mangime per volatili da una ciotola, stranamente piazzata sul suo cammino: è un tranello del coyote per catturarlo. Ghignando, il predatore fa scattare la sua ingegnosa trappola: tira una lunga corda che aziona una balestra che lancia un arpione che colpisce un pallone aerostatico sospeso a qualche decina di metri dal cranio della vittima. Il pallone aerostatico sorregge un pianoforte cosicché, scoppiando, lo lascia precipitare. Ma lo spostamento daria provocato dalla violenta esplosione del pallone fa deviare la traiettoria di caduta del pianoforte: a rimanere schiacciato dal voluminoso strumento musicale e lo stesso coyote. La mancata vittima, divorato il mangime, emette il suo famoso suono ("BEEP! BEEP!") poi riprende la corsa. Ma già nella scena successiva lo sfortunato cacciatore ritenterà un nuovo assalto contro il suo avversarlo.
È un brano del cartone animato "WHILE E. COYOTE & ROAD RUNNER" (da lunedì a venerdì, ore 20.20, sul canale satellitare CARTOON NETWORK). Iniziata nel 1949 con l'episodio intitolato "Fast and Furry-ous", questa serie di animazione dello studio Warner Bros è una delle mie preferite. Tra l'altro ogni puntata ha il pregio della sintesi: mai più di 10 minuti di durata. L'uccellaccio Road Runner è l'oggetto delle brame dellaffamato While E. Coyote ma corre troppo veloce per lui. Per catturarlo egli è perciò costretto a far uso del proprio ingegno inventando sempre nuove trappole, alcune assai complicate, ma tutte destinate a ritorcersi contro di lui. Le scene del cartoon - spassose e fulminee - spesso sono più dinamiche di quella descritta, con autentici folli inseguimenti tra i canyons.
Nella sua guerra il coyote è rifornito da una ditta misteriosa, la ACME: durante gli episodi, vari camion recanti questa sigla gli consegnano una gran quantità di casse e pacchi ricolmi di marchingegni d'ogni sorta (pattini a razzo, catapulte, molle, esplosivi, alianti, cannoni, tagliole, collanti a presa rapida ...). Gli ordigni più complessi sono corredati da appositi disegni di montaggio. Chi guida i camion della ACME? Dove si trova questa ditta? Chi ne è il proprietario? Chi ci lavora? Come fa il coyote a pagare queste enormi forniture? Non ci è dato saperlo e proprio gli enigmi che circondano questa industria sono uno degli elementi del cartoon che più mi affascinano. Tra l'altro anch'io, da bambino, come molti miei coetanei ero convinto che la ACME esistesse per davvero ...
Un altro aspetto di notevole suggestione di questa serie d'animazione è la sua ambientazione. Il deserto, allapparenza illimitato, dove vivono i due protagonisti, trasmette con i suoi scenari un grande senso di desolazione, di solitudine, di astrattezza. In tale cornice gli inseguimenti tra il coyote e il Road Runner fanno vivere il mito della fuga infinita verso qualunque frontiera. Anzi, questo cartone ha probabilmente fornito qualche ispirazione a molti road-movie, quei film cioè incentrati proprio sul tema del viaggio e della fuga penso ad esempio ad "Easy Rider" (1969) di Dennis Hopper e a "Duel" (1971) opera prima e poco nota di Steven Spielberg.
Di questo cartone animato va poi osservata la parentela con il romanzo "Moby Dick". Come il capitano Achab è ossessionato dalla caccia alla celebre balena bianca, così anche il coyote ha fatto della cattura del Road Runner la sua unica ragione di vita. Come il protagonista dell'opera di Herman Melville finirà tragicamente sconfitto dalla contesa con il grosso cetaceo, così anche il coyote - vuoi per la fame vuoi per le cocenti frustrazioni dei suoi fallimenti - probabilmente alla lunga uscirà di senno. Egli potrebbe anche rinunciare a questa sua guerra ed acquistare derrate alimentari anziché gli ordigni della ACME, ma l'eliminazione del veloce nemico è una questione di principio alla quale non è disposto a derogare: sorretto da un'incrollabile fiducia non 8 'arrende mai. Anche il coyote - come tante volte è accaduto e accadrà nella storia dell'umanità - combatte per inseguire un'utopia.
Questa serie contiene anche una raffinatezza: alcune gags sono surreali e giocano sulle convenzioni prospettico-visive. Tipica è ad esempio la scena in cui il coyote dipinge sulle rocce una galleria sperando che il Road Runner, scambiandola per vera, ci si schianti contro: ma per il veloce uccellaccio quella galleria esiste per davvero e riesce ad attraversarla. Solo per lo sfortunato predatore essa continua ad essere finta: tentando di passarci attraverso egli ci sbatte il muso.
Infine è interessante l'ambiguità e la contraddizione che sono alla base di questo cartoon. Normalmente siamo portati ad identificarci con I BUONI di tutte le storie e a tifare per loro: qui invece noi spettatori siamo dalla parte di tutti e due i protagonisti. Desideriamo che il Road Runner vinca perché è un innocente, ma, allo stesso tempo, vogliamo che vinca pure il coyote perché dopo tutte le scalogne che ha passato è giusto che acciuffi la sua preda. Del resto la realtà quotidiana ci insegna che la distinzione tra bene e male, tra giusto e sbagliato poche volte è davvero netta.
"L'universo non è che una piccola parte del pluriverso". Questa frase pronunciata da Carmelo Bene, contiene una grande verità. Esistono altri universi al di fuori dei confini del nostro? Certamente: almeno tanti quanti ne può concepire la fantasia di ognuno di noi.