NOI, QUELLI SVILUPPATI

di Francesca Citossi

Amaramente e nostro malgrado bisogna riconoscere, senza essere marxisti, che il sistema produttivo influenza pesantemente le nostre vite. Lavoro, dall’alba al tramonto, poco tempo per la famiglia, pochissimo per gli amici o gli interessi personali, stipendio ghigliottinato da affitti, mutui, bollette, benzina, cibo, abbigliamento. E la cultura, la spiritualità, la creatività, la solidarietà? L’Educazione personale è identificata con l’istruzione scolastica finalizzata al posto di lavoro da tenere con le unghie e con i denti per quaranta lunghi anni al fine di torcersi il collo in diversi mutui per casa, macchina, computer, seconda casa, previdenza e ognuno prosegue con la sua lista personale che non finisce mai. Il concetto di insoddisfazione permanente e continua tensione verso il possesso fisico futuro, più in là, domani, più avanti, è propriamente occidentale, una inestinguibile e ingannatrice sindrome di Sisifo. Significa che continueremo ad inseguire ogni volta una cosa diversa senza fermarci mai "una insegna, che girando correva tanto ratta che d’ogni posa mi pareva indegna: e dietro le venìa sì lunga tratta di gente, ch’io non averei creduto che morte tanta n’avesse disfatta"(Inferno - Canto terzo, Divina Commedia). Dante ci aveva già visti … Sorridiamo guardando Charlie Chaplin in "Tempi Moderni", ma stiamo tragicamente ridendo di noi.

Comunque camminiamo tutti verso la morte, il punto di partenza e quello d’arrivo sono gli stessi per tutti. La differenza? Quello che facciamo nel mezzo. Non c’è dubbio che "Il Sistema" è immenso, molto strutturato e ci appare impossibile da cambiare, troppo potente e soverchiante come una montagna minacciosa. Troppo, troppo.

Francesco era bello, giovane e ricco e di ritorno dalle Crociate gozzovigliava con gli amici con donne, vino e cibarie. Poi un giorno si stufò e mandò tutto al diavolo (nel vero senso della parola). Forse ad un certo punto pensò che quello era un modo un po’ scemo di vivere, e che magari si poteva provare a fare qualcosa. Gli dissero che era un matto, la sua famiglia era disperata, ah che disgrazia avere un figlio così! molti lo prendevano in giro, qualcuno suggerì di rinchiuderlo. Alzi la mano chi non ha mai pensato che San Francesco d’Assisi non solo avesse un gran fegato, ma fosse un originale che aveva visto oltre la vita ordinaria e alla fine ha vinto lui, tra i perdenti, quelli che nella vita normale non combinano nulla, che sono ai margini, ci pesano sulle spalle e non guardiamo la seconda volta, accucciati sui marciapiedi. Era un po’ matto anche Mohammad Yunus quando, vent’anni fa, disse al suo direttore di banca che bisognava prestare dei soldi ai poveri per liberarli dalla schiavitù dell’usura. Il direttore gli rise in faccia, perché le banche non danno soldi a chi non ne ha, ma solo a chi già ne ha. Dei 12 milioni di uomini, e soprattutto donne, del Bangladesh che hanno ricevuto prestiti dal "banchiere dei poveri" cambiando le loro vite nessuno ha sgarrato, e il direttore di banca ha perso. Ghandi ci ha messo decenni per liberare l’India pacificamente, ma alla fine ha vinto lui. Era un originale che si cibava di 4 o 5 alimenti in tutto, tesseva i suoi vestiti e credeva fermamente nella non violenza. L’India si è liberata senza guerra e le idee del Mahatma erano così spaventose da doverlo uccidere.

Le madri argentine un po’ illuse manifestavano negli Anni Settanta in silenzio e compunte, ogni giovedì, in Plaza de Mayo, finché la giunta militare, dopo 10.000 desaparecidos, è caduta. Adesso che il paese è crollato – e le grandi istituzioni finanziarie internazionali hanno fallito - le persone si organizzano in mense popolari spontanee che funzionano benissimo.

Nel mondo ci sono milioni di originali che non acquistano i prodotti delle multinazionali che non rispettano i diritti umani, guardano meno la televisione e leggono di più, preferiscono guadagnare un po’ di meno e giocare di più coi loro figli, non sprecano acqua, cibo, carta e abiti, rinunciano alla gastrite carrieristica per farsi due risate, si comprano un abito in meno e mantengono agli studi bambini e ragazzi in Africa e Asia, riciclano i materiali e separano i rifiuti, preferiscono la bici all’auto, leggono con più interesse le lettere degli amici che l’estratto conto della banca, medici bravissimi che un paio di mesi all’anno vanno ad operare gratis in baracche nel mezzo del deserto, studenti che invece di sballare vanno a servire nelle mense CARITAS, persone che credono nell’essere e non nell’avere e pensano che gli oggetti diano una falsa sicurezza, che il valore risiede nelle persone, non nelle cose, che una persona vale perché è una Persona, non perché è Dottore, fa il Direttore, tiene l’attico, ha un buon nome e una Dichiarazione dei Redditi impressionante ma comunque ridicola rispetto al reddito effettivo in barba al fisco. Ma cos’è che conta, veramente?

Cenere eravamo e cenere ritorneremo. Che vogliamo fare nel mezzo? Ci pensiamo domani, dopo la coda in posta, il bollo, la riunione, chissà cosa pensa la gente, eh la reputazione…sopravvivere o vivere? Intanto qualcuno ride di noi guardando il nostro film, o forse piange. Abbiamo il mondo in prestito dai nostri figli.