Il Magistero del Vescovo
DIO CHIAMA TUTTI ALLA SALVEZZA
di Serena Polombito
Nella lettera agli Efesini, San Paolo racconta come solo per dono della Grazia
di Dio gli sia stato rivelato il mistero della volontà
di Dio, di riunire, cioè, l’universo intero in Cristo e come lui stesso
sia stato, indegnamente, inviato ai Gentili (gli incirconcisi,
i pagani), per annunziare loro la lieta Novella e condurre a Cristo tutte le
genti.
Nell’omelia
del giorno dell’Epifania (Manifestazione del Signore) l’Arcivescovo
Mons. Caffarra ha spiegato
come proprio la venuta dei Magi ad adorare il nuovo Re
dei Giudei, appena nato, sia l’attuazione di quella volontà di Dio, cui
fa riferimento San Paolo, «… di chiamare ogni uomo alla partecipazione
dei beni che ci sono donati in Cristo Gesù […].
Il fatto narrato dal Vangelo manifesta per la prima volta questa
universale volontà salvifica del Padre […] il Figlio di Dio
“non volle che gli albori della sua nascita restassero nascosti nei
ristretti spazi della casa materna, ma volle subito farsi conoscere a tutti
…”(cf. S. Leone Magno, Discorsi 12,1) Ciò che è
narrato oggi nel Vangelo non deve solo essere ricordato come un fatto passato,
dal momento che l’azione divina compiuta allora per la prima volta a
favore di alcuni magi, non è terminata. Anche oggi continua ciò che ebbe allora
il suo inizio: la chiamata che il Padre rivolge ad ogni uomo ad incontrare
Cristo vivente nella Chiesa.» (Caffarra – Epifania 2005)
I
Magi … da sempre la loro immagine suscita in noi un misterioso fascino.
Da bambini ce li siamo immaginati ricchi re, carichi dei loro preziosissimi
doni e le statuine che ponevamo, prima di Natale, lontano dal Presepio, proprio
nell’angolo opposto della stanza e che giorno dopo giorno
facevamo lentamente avanzare verso la capanna, ce li raffiguravano con la
corona in testa, a conferma che quel titolo di re, nato chissà quando e chissà
perché, doveva proprio essere vero; ma anche il nome – Magi – non
poteva che far aumentare il senso di mistero intorno a questi personaggi: maghi?
magici?… La fantasia dei bambini fa presto a
correre, poi si cresce, si imparano cose nuove, si approfondiscono le
conoscenze, ma per quanto ragione e cultura chiariscano le idee, in fondo
all’animo qualche traccia di quei pensieri infantili rimane per sempre.
Così i Magi conservano intatto il loro fascino anche se
oggi gli studi portano a credere che fossero dei saggi, degli studiosi, quasi
sicuramente astrologi, abituati a scrutare il cielo e i suoi fenomeni. A
maggior ragione quindi, è giusto che ci affascinino: le loro parole, prive di ogni dubbio: “Abbiamo visto sorgere
Non hanno temuto
l’incognito, non le miglia da percorrere nel deserto, non la precarietà
di un astro nel cielo, non le nuvole, né l’eventualità della sua
improvvisa scomparsa (come improvvisa ne era stata
l’apparizione). Una stella sorta nel cielo, in qualche modo diversa dalle
altre, interpretata come un segno divino, come una chiamata, ha provocato
quella risposta decisa e immediata che anche noi dovremmo
imitare. Quanti segni vediamo e trascuriamo? Quante
chiamate non ascoltiamo?
I
Magi dei paesi lontani ci hanno forse indotto a pensare, erroneamente e
superficialmente, che Dio voglia farsi conoscere, per attirarli a sé, dagli incirconcisi di ieri, (i non battezzati di
oggi), cioè dai popoli sperduti nei più remoti angoli della terra, ai
quali è necessario inviare missionari perché di Lui abbiano notizia. Se questo
è vero, come ci dice San Paolo, oggi però è tanto più
vero che coloro che hanno necessità di vedere e seguire la stella, siamo
proprio noi: i battezzati spenti, indifferenti, lenti, pigri, disposti al
compromesso tra le esigenze nostre e quelle dello Spirito.
I
Magi hanno saputo interpretare il significato della stella. Dice Mons: Caffarra: «Se perdiamo questa capacità di leggere in
profondità la realtà nella quale siamo immersi, se ci accontentiamo di subirla
senza tentarne mai un’interpretazione profonda, non partiremo mai per
incontrare Cristo. È necessario liberarci da quel preconcetto, quel pregiudizio
che ci viene imposto come una inconfutabile ovvietà:
ridurre tutta la realtà alla sua apparenza misurabile; rifiutando di vedere ciò
che essa significa, impediamo alla nostra ragione di addentrarsi nella ricerca
del significato di ciò che in fondo, l’apparenza significa. Quei magi non
si accontentarono di constatare l’esistenza di
una stella e di misurarne eventualmente il percorso, essi videro che essa era
“segno di un Mistero”. Un certo scientismo assai pericoloso ha
estenuato e spesso estinto in noi questa innata
capacità umana di capire tutte le cose come segno del Mistero.
“E siamo venuti” La ricerca vera muove la nostra
libertà. Senza paura; senza tentennamenti; con la generosità che non fa sentire
la fatica del cammino; con l’umiltà di chi sa interrogare
quando si oscura la percezione della realtà. Gli uomini, è stato scritto
giustamente, si distinguono in tre classi in ordine alla
ricerca di Dio: alcuni lo cercano e lo trovano; altri lo cercano e non lo
trovano; altri infine, né lo cercano, né lo trovano. I primi
sono ragionevoli e felici; i secondi sono ragionevoli ed infelici; i terzi sono
né ragionevoli, né felici. “[…] e prostratisi lo
adorarono” La ricerca si conclude nell’incontro
con Cristo. […]».(ibidem)
Allora
anche noi cerchiamo la stella, ogni giorno dell’anno, andiamo con
l’ansia e la trepida attesa dei ricercatori ad incontrare Cristo per
amarlo senza riserve e finalmente dare pace alle umane inquietudini.