dice la Chiesa …

Dalla Cattedra di Pietro

L’ENCICLICA …

 

di Maria Carla Papi

 

5.     REDEMPTIONIS SACRAMENTUM

 

Capitolo II - la partecipazione dei fedeli laici alla celebrazione dell’Eucaristia

 

Proprio di recente, un sondaggio commissionato dalla CEI ha stabilito – al primo posto – che fra le cause per le quali la gente non va a Messa è che ‘si annoiano in quanto manca una richiesta di coinvolgimento e partecipazione nel rito’. E pensare che coinvolgimento e partecipazione sono – come vedremo un punto fondamentale del nuovo capitolo della R.S. che andiamo a esaminare. Ovviamente è facile dire che ognuno deve essere coinvolto anzitutto con la propria fede, ma forse coinvolgimento e partecipazione nascono anche dall’atteggiamento dei cattolici che regolarmente frequentano la S. Messa della domenica. Si tende a salutare frettolosamente, ci si intrattiene a chiacchierare sempre con gli stessi (gli amici) e spesso – se qualcuno osa fare una domanda – deve mettersi in lista d’attesa perché sono tutti super impregnati a scappare o a raggiungere Tizio e Caio nel solito gruppetto a tenuta stagna.

Al di là delle osservazioni più serie del documento, mi pareva importante sottolineare che un nostro atteggiamento più disponibile (non beghino però), più calmo, senza preoccuparsi di mangiare dieci minuti dopo, può essere importante per chi tenta qualche volta di venire a Messa.

 

1. Una partecipazione attiva e consapevole

 

[36.] La celebrazione della Messa, in quanto azione di Cristo e della Chiesa, costituisce il centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa sia universale sia particolare, e per i singoli fedeli, che «sono interessati in diverso modo, secondo la diversità di ordini, di compiti, e di partecipazione attiva. In questo modo il popolo cristiano, “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato”, manifesta il proprio coerente e gerarchico ordine». «Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo».[cfr.87-91]

[37.] Tutti i fedeli, liberati dai propri peccati e incorporati nella Chiesa con il Battesimo,dal carattere loro impresso sono abilitati al culto della religione cristiana, affinché in virtù del loro regale sacerdozio, perseverando nella preghiera e lodando Dio, si manifestino come vittima viva, santa, gradita a Dio e provata in tutte le loro azioni, diano dovunque testimonianza di Cristo e a chi la richieda rendano ragione della loro speranza di vita eterna.[92-96]

Pertanto, anche la partecipazione dei fedeli laici alla celebrazione dell’Eucaristia e degli altri riti della Chiesa non può essere ridotta ad una mera presenza, per di più passiva, ma va ritenuta un vero esercizio della fede e della dignità battesimale.

 

[38.] L’ininterrotta dottrina della Chiesa sulla natura non soltanto conviviale, ma anche e soprattutto sacrificale dell’Eucaristia va giustamente considerata tra i principali criteri per una piena partecipazione di tutti i fedeli a un così grande sacramento. «Spogliato del suo valore sacrificale, il mistero viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un qualsiasi incontro conviviale e fraterno».[97-98]

 

[39.] Per promuovere ed evidenziare la partecipazione attiva, la recente riforma dei libri liturgici ha favorito, secondo le intenzioni del Concilio, le acclamazioni del popolo, le risposte, la salmodia, le antifone, i canti, nonché le azioni o i gesti e l’atteggiamento del corpo e ha provveduto a far osservare a tempo debito il sacro silenzio, prevedendo nelle rubriche anche le parti spettanti ai fedeli. Ampio spazio si dà, inoltre, ad una appropriata libertà di adattamento fondata sul principio che ogni celebrazione risponda alle necessità, alla capacità, alla preparazione dell’animo e all’indole dei partecipanti, secondo le facoltà stabilite dalle norme liturgiche. Nella scelta dei canti, … delle orazioni e delle letture bibliche, nel pronunciare l’omelia, nel comporre la preghiera dei fedeli, nel rivolgere talora le monizioni e nell’ornare secondo i vari tempi la chiesa esiste ampia possibilità di introdurre in ogni celebrazione una certa varietà che contribuisca a rendere maggiormente evidente la ricchezza della tradizione liturgica e a conferire accuratamente una connotazione particolare alla celebrazione, tenendo conto delle esigenze pastorali, così da favorire la partecipazione interiore. Va infine ricordato che l’efficacia delle azioni liturgiche non sta nella continua modifica dei riti, ma nell’approfondimento della parola di Dio e del mistero celebrato.[99-100]

 

Quest’ultimo paragrafo si commenta da solo: tante sono le cose che si possono fare per rendere più viva la Celebrazione della S. Messa.

Non appiattirsi sulle preghiere dei fedeli suggerite dal Messalino, ma di volta in volta coinvolgere qualcuno a formularne una o due a seconda degli eventi  sia locali, della Parrocchia o della Diocesi, sia di interesse generale per una comunanza con la Chiesa mondiale.

Sarebbe opportuno evidenziare i colori del tempo liturgico, che ricordano di volta in volta l’ordinarietà, o l’attesa o il tempo di revisione della propria coscienza.

Altra cosa opportuna è – o sarebbe – quella di non cambiare continuamente canti e melodie, ma – tenendo conto appunto che ogni celebrazione deve rispondere alle necessità, alla capacità, alla preparazione dell’animo e all’indole dei partecipanti, si scelga ciò che tutti sanno o possono cantare, attingendo dalle fonti della tradizione, ma soprattutto tenendo conto dei tempi liturgici. Si tengano in repertorio solo due acclamazioni del Santo o dell’Alleluja: uno solenne ed uno per tutti i tempi. Ci si rivolga al popolo per incoraggiare alla ripetizione di un ritornello, ricordando che da tempo è stato previsto che il gruppo dei cantori non deve cantare isolato e anzi, si suggerisce che il gruppo stia fisicamente in mezzo al popolo.(Ricordo che a tal scopo in molte chiese, come nella nostra Cattedrale di S. Pietro dopo il restauro, il coro e l’organo sono esattamente in mezzo alla gente.)