NAZIONI UNITE: distruzioni per l’uso

di Francesca Citossi

 

Le Nazioni Unite sono vecchie, inefficienti e inutili. L’accordo è generale.

Come sempre la semplificazione superficiale permette di liquidare in fretta problemi e soprattutto responsabilità spinose, senza incorrere in spiacevoli incidenti. Le Nazioni Unite sono veramente da rottamare?

    Che siano vecchie, non c’è dubbio. Hanno 60 anni, perlomeno non sono adolescenti saltellanti. Se per gli esseri umani prevale la visione positivista, cioè non vecchi ma con esperienza, perché lo stesso non può valere per un’istituzione che ha operato nel mondo intero, avendo a che fare con guerre, fame, sottosviluppo, trattando con capi di stato, popolazioni oppresse, capi guerriglieri sanguinari e fini diplomatici?

Sicuramente ci sono aspetti di inefficienza, ma quale grande, enorme istituzione non ne ha? Milioni di persone sono coinvolte, un’enorme quantità di denaro è investita in strutture complesse con un’infinità di procedure stabilite per assicurare linearità e trasparenza quindi, giocoforza, l’elefante è lento. Ci sono state e ci sono tangenti, assunzioni non trasparenti, violazioni della legge, procedure sospette. Quest’ultima frase è applicabile, ahimè, alla maggior parte delle attività umane e ognuno di noi può riportare una storia per ognuno di questi esempi.

Quanto all’inutilità bisognerebbe chiederlo ai milioni di bambini che negli ultimi decenni sono stati vaccinati, ai milioni di profughi (sono ora circa 24 milioni nel mondo) che vengono assistiti, e agli altri milioni di persone che vengono aiutati in piccoli progetti di sviluppo, cui viene ricostruita una casa o la strada per andare a scuola e al lavoro.

Perché l’ONU non funziona?

Nel 1945 a San Francisco fu deciso che di guerre non se ne poteva più, quindi con un trattato internazionale firmato da 50 stati nascevano le Nazioni Unite perché “Noi popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per che volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altre fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti, a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà…”. Ora le nazioni sono 192. Sono le nazioni singole il mattone della costruzione intera. Se i mattoni sono storti, sbeccati, latitano e ogni tanto se ne vanno (mancando all’impegno assunto con un trattato internazionale) perché non conviene rispettare le risoluzioni la struttura stessa non può fare altro che cominciare ad incrinarsi e crollare.

 

Non è necessario menzionare nome per nome stati e capi di stato che nel corso dei decenni hanno contravvenuto ai principi di “tolleranza ed a vivere in pace l’uno con l’altro in rapporti dì buon vicinato, ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ad assicurare, mediante l’accettazione di principi e l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune, ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di tali fini.” Gli stessi stati che il giorno dopo puntano il dito ed esigono la riforma dell’ONU perché così non serve a niente.

L’organo esecutivo, il Consiglio di Sicurezza, non è democratico. Ci sono 5 membri permanenti, i vecchi vincitori della Seconda Guerra Mondiale (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti) che hanno potere di veto: possono bloccare tutto e così è stato fino al 1989. I veti incrociati di Stati Uniti e Unione Sovietica che proteggevano le loro zone d’influenza stigmatizzate dalla Guerra Fredda hanno paralizzato qualsiasi intervento. Nel Post-Guerra Fredda hanno giocato interessi politici ed economici che hanno portato ad ignorare stragi e genocidi ma ad intervenire in casi di minor gravità-la legge non è stata uguale per tutti. In Kosovo sì ma in Darfur e Cecenia no, in Bosnia e Timor Est con enorme, colpevole ritardo, in Afghanistan e in Iraq sì ma senza nessun mandato delle Nazioni Unite lasciate in anticamera come un ospite attonito a ripetere che l’intervento violava il Diritto Internazionale. I voti degli altri membri del Consiglio sono stati estorti con offerte e minacce di ritiro di aiuti economici: con una popolazione allo stremo i diritti umani di un altro popolo passano, purtroppo, in secondo piano. Ma far funzionare l’ONU costa meno che procedere in ordine sparso.

La riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si può anche fare con India, Brasile, Germania, Giappone, Italia che si scannano per un posto ma se i giocatori continueranno a disertare quando non è più conveniente stare al gioco nessun cambiamento farà mai funzionare l’istituzione.

Per agire la struttura ha bisogno di fondi: se i contraenti non rispettano i versamenti (alcuni sono stati morosi per molti anni) il ricatto è evidente.

Il rispetto delle risoluzioni del Consiglio è fondamentale, così come il sostegno politico incondizionato e incorruttibile, fedele ai principi sanciti nel 1945. Se le risoluzioni sono disattese dagli stessi stati che le hanno votate come può l’istituzione essere credibile? Quando non si rispetta la Carta si cade nell’illegalità.

L’ONU deve essere messa nelle condizioni di agire, con gli strumenti adeguati e un sostegno politico e diplomatico effettivo da parte di tutti i contraenti, sempre. L’ONU è un organismo supra nazionale che deve essere libero da condizionamenti, non uno strumento da utilizzare secondo i propri scopi economici o geo-strategici.

Prendere a martellate le ginocchia di un atleta per anni e pretendere che vinca le Olimpiadi  suggerendo che è scarso identifica gli accusatori come pessimi giocatori. Prima di vincere bisogna partecipare, anche a costo di perdere, e le regole non si cambiano in corsa.

 

La Carta delle Nazioni Unite è disponibile e facilmente accessibile in Internet e allegata a tutti i testi di diritto internazionale nelle biblioteche.