Quel
messaggio del Papa
a
cura di Annetta Ventura
«Quel
messaggio del Papa, altro attacco al laicismo»
Questo è il titolo di una lettera
pubblicata su un numero del Venerdì di Repubblica
che stava fra altre riviste nella sala daspetto del medico.
«Mi aspettavo, caro Scalfari, -
scrive un lettore di Imola - che lei commentasse il messaggio
del Papa al presidente del Senato, nel quale Benedetto XVI, dopo
aver ripetuto che i diritti delluomo provengono da Dio e
non dallo Stato, ha aggiunto che una buona laicità è
solo quella che fa propria la dottrina cristiana e non
quella che ne prescinde, che è invece da biasimare e condannare»
Nella risposta al lettore di Imola, Scalfari
confessa che la sua mano si è un po stancata a forza di
scrivere sul laicismo, e aggiunge che «il Papa ha ripetuto
ciò che
Il Concilio Vaticano II dice
ancora Scalfari - aveva allentato il rigore tradizionale di
questa dottrina, ma già Papa Wojtyla e ancor più esplicitamente
Papa Ratzinger sono tornati indietro rispetto al concilio».
Il Papa, l11 ottobre 2005, aveva
inviato un messaggio per il convegno su «Libertà e Laicità»
che la fondazione Magna Carta avrebbe tenuto a Norcia.
«Formulo l'auspicio
diceva il Pontefice - che la riflessione che si farà
al riguardo tenga conto della dignità dell'uomo e dei suoi
diritti fondamentali, che rappresentano valori previi a
qualsiasi giurisdizione statale. Questi diritti
fondamentali non vengono creati dal legislatore,
ma sono inscritti nella natura stessa della persona
umana, e sono pertanto rinviabili
ultimamente al Creatore.
Quindi,
appare legittima e proficua una sana laicità dello Stato, in
virtù della quale le realtà temporali si reggono
secondo norme loro proprie, alle quali appartengono
anche quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento
nellessenza stessa delluomo».
Anche al
senso religioso, fondamentale dimensione
dell'animo umano, uno Stato sanamente
laico dovrà logicamente riconoscere spazio nella sua
legislazione.
Il messaggio del Papa è rintracciabile su
vari siti Internet ed è riportato integralmente anche da La
civiltà cattolica1. In tutte le
trascrizioni non compaiono le parole una buona laicità è
solo quella che fa propria la dottrina cristiana e non quella
che ne prescinde, che è invece da biasimare e condannare
che il lettore di Imola sembra proprio attribuire a Benedetto XVI,
mentre, forse, è uninterpretazione sua del pensiero del
Papa.
Nella risposta di Eugenio Scalfari
secondo alcuni opinionisti, uno dei pochi rimasti a tenere in
alto la bandiera della laicità dello Stato - colpisce laffermazione
che il Concilio aveva allentato il rigore tradizionale della
dottrina sulla legge naturale.
Da quali conclusioni gli ultimi due Papi
sarebbero tornati indietro rispetto al Concilio?
«
norma
suprema della vita umana è la legge divina, eterna, oggettiva e
universale
»2
«
ognuno
ha il dovere e quindi il diritto di cercare la verità in materia
religiosa,
per formarsi giudizi di coscienza retti e veri
»2
Sono i concetti
espressi sia nella lettera a Magna Carta che in altre occasioni
da Benedetto XVI. Il Concilio continua a ripetere che luomo
sente nella sua coscienza gli imperativi della legge morale, e
continua a ricordare che questa legge per i credenti è di natura
divina ed è oggettiva. Quando parla del dovere di mitigare
linumanità della guerra, «il Concilio» specifica
che «intende innanzi tutto richiamare alla mente il valore
immutabile del diritto naturale delle genti, e dei suoi principi
universali
»3
Nel secolo scorso, molte tragedie, sono
avvenute nel rispetto delle leggi di alcuni Stati, lontane dalla
legge naturale universale, non conformi a quello che è ritenuto
oggettivamente buono e giusto.
La coscienza morale è in ogni essere
umano e sa comprendere e giudicare se unazione o una società
è umana o disumana.
«
il Vangelo annunzia e proclama
la libertà dei figli di Dio, respinge ogni schiavitù
,
onora come sacra la dignità della coscienza e la sua libera
decisione
»4
Se prese isolate queste ultime parole
potrebbero essere interpretate come una possibilità di libertà
sconfinata, come unabolizione di ogni limite a questa
facoltà delluomo.
Nella società moderna, si interpreta
spesso «la libertà umana come ciò che propriamente
costituisce luomo, per cui questo non è legato da nessuna
norma morale che a lui si imponga dallesterno del proprio
io [
] La libertà è intesa non solo come
capacità di determinare il proprio destino e quello
del mondo, [
] ma anche come necessità
di essere se stesso, di non dipendere da nessuno, di
pensare quello che si crede e di fare quello che si vuole.»5
Il Concilio ribadisce che la religione non
è nemica della giusta indipendenza e dellautonomia
delluomo moderno e che la competenza della Chiesa riguarda
i valori cui la realtà terrena deve mirare ed essere finalizzata.
A questo proposito Paolo VI precisava:
«Nessun fedele vorrà negare che al
Magistero della Chiesa spetti di interpretare anche la legge
morale naturale, [
] espressione della volontà di
Dio
»6
Dio rispetta le nostre scelte ed i nostri
tempi, anche se lunghi.
Nelle lettere si parla anche
esplicitamente di laicità dello Stato.
Sono usate, a questo proposito, due parole
che interpretano due diversi punti di vista.
Il termine laicità, che
secondo il Cardinale Dionigi Tettamanzi, «vuol dire che
ciascuno è legittimato a esprimere la propria visione delle cose»,
indica appunto lestraneità dalla gerarchia ecclesiastica o
da confessioni religiose.
Laicismo indica invece un
atteggiamento che ricerca lindipendenza dello Stato dalla
Chiesa, sul piano politico, civile, culturale; atteggiamento,
questo, dettato dal desiderio di non sentirsi costretti in norme
o regole dipendenti da un credo religioso.
Non sembrerebbe, quindi, solo un
esprimere la propria visione delle cose, ma un
richiedere di accettarla anche agli altri. Gli stessi cristiani,
però, usando questo termine, non sempre nascondono un senso di
polemica o di contrapposizione, mentre linizio della
suddivisione delle potestà civile e religiosa che non va
biasimata - risale ad antica data, al tempo dellimperatore
romano Costantino, che nel 330 d.C. portò la capitale a
Costantinopoli avviando limpero doriente.
La lontananza dellimperatore liberò
uno spazio dindipendenza per
«Dal momento in cui Costantino
limperatore lasciò Roma, [
] poté svilupparsi
la posizione autonoma del vescovo di Roma come successore di
Pietro e pastore supremo della Chiesa».7 Lallora
Cardinale Ratzinger riconosceva: «poiché, da ambo le parti»
- dello Stato e della Chiesa «accanto alle
delimitazioni, rimase sempre vivo limpulso alla totalità,
la brama di imporre allaltro il proprio potere, il
principio di separazione è divenuto anche sorgente di infinite
sofferenze.»7
Questo impulso e questa brama sono un
po il nocciolo della questione.
I credenti, da un lato, si sentono
emarginati perché considerati spesso degli ingenui, o nella
peggiore delle ipotesi, dei creduloni, delle persone prive di
qualsiasi spirito critico, che non sanno distinguere i Santi da
sedicenti santoni.
Daltro canto, ai laici stanno
strette alcune leggi che considerano ingerenze della Chiesa nello
Stato, e la loro difesa si basa sullaffermazione che la
religione dovrebbe ritirarsi in una sfera strettamente privata e
non dovrebbe interferire con la cosa pubblica.
Ancora oggi cè spesso una latente carenza
di rispetto reciproco.
Su Il Giornale dei laici -
rintracciabile in Internet - qualche mese fa si poteva leggere:
«Il 24
giugno al Quirinale, a Ciampi che rivendicava con orgoglio
la laicità della Repubblica italiana, il nuovo Pontefice
Benedetto XVI ha replicato di riconoscere legittima una
sana laicità dello Stato. La precisazione del
Papa ha un precedente in Pio XII, che già aveva parlato di
sana e legittima laicità dello Stato. Il
discorso di Pio XII è del 1958, prima del Concilio e della Dignitatis
Humanae, dove la libertà religiosa è riconosciuta come diritto
della libertà individuale. Il Concilio Vaticano II è lontano; e
adesso c'è da chiedersi se la laicità dello Stato, per essere
legittima e sana debba o non debba garantire nelle
premesse normative la laicità dell'individuo, che non può
essere sottoposta per norma di legge a convinzioni di fede;
ovvero se nello Stato democratico la volontà della maggioranza
basti ad imporre per legge princìpi di etica religiosa a quanti
praticano nella propria etica personale una morale laica.»
Al di là di tali questioni, che
porterebbero su un terreno lontano, tra vecchi giornali, per caso
può capitare di trovare una risposta che bene si adatta al
quesito posto, un invito alla collaborazione scritto
nellormai lontano 1987:
«Nello sforzo di comprendere il
progetto di Dio sulla comunità degli uomini,
Pur partendo da scelte religiose
diverse si può e si deve convergere nel cercare ciò che è bene
per luomo in ogni ambito della vita terrena [
]
nella centralità delluomo è il principio e la convergenza
tra credenti e non credenti».8
Parole che potrebbero essere state scritte
ieri, sono passati diciannove anni.
Descrivono unutopìa? Che cosa,
oltre ad un paziente lavoro di confronto e incontro, può
trasformare unidea, che sembrerebbe irrealizzabile, in
concreta realtà?
Paolo VI, in una sua enciclica9,
ricordava che:
«Nessuno è estraneo al cuore [della
Chiesa].Nessuno è indifferente per il suo ministero. Nessuno
le è nemico che non voglia egli stesso esserlo». E ammoniva:
«
ancor prima di parlare
bisogna ascoltare la voce, anzi il cuore delluomo...»
1 La civiltà
cattolica, 3 dicembre 2005, La chiesa italiana sotto accusa?
di Giuseppe De Rosa S.I., pagina 497.
2 Concilio Vaticano
II, Dignitatis humanae, XV,
3 Concilio Vaticano
II, Gaudium et spes, IV, 79 b.
4 Concilio Vaticano
II, Gaudium et spes, IV, 41 b.
5 La civiltà
cattolica, 17 settembre 2005, Il relativismo moderno
di Giuseppe de Rosa S.I., pagg. 459 e 460.
6 Lettera Enciclica
Humanae Vitae, 4, Paolo VI; 1968.
7 Joseph Ratzinger,
Senza radici, Mondadori, 2004, pag.519.
8 Famiglia
cristiana, 6 gennaio 1987, pag. 17, Morale laica e ideali religiosi
di Luigi Lorenzetti.
9 Lettera Enciclica
Ecclesiam Suam, Paolo VI, 6 agosto 1964.