XXX anniversario
dellOrdinazione Episcopale
di S. Em.za Card. Giacomo Biffi
IL SALUTO DELLARCIVESCOVO
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«E
se la preghiera fatta da due persone insieme ha tanta efficacia,
quanto più non ne avrà quella del Vescovo con tutta
Eminenza
carissima,
abbiamo desiderato rivivere queste parole del grande Ignazio
dAntiochia; invitarla a presiedere i divini Misteri con
Vogliamo
ringraziare il Signore e Vescovo delle nostre anime
per averla inserita, trentanni orsono, nella successione
apostolica mediante limposizione delle mani del Card. G.
Colombo. Vogliamo ringraziare il Signore per il bene da Vostra
Eminenza compiuto in questi trentanni: a Milano come
Vescovo ausiliare, a Bologna, nella Chiesa tutta.
Continui,
Eminenza carissima, a custodirci nel suo cuore e nella sua
preghiera, perché proseguiamo in quella fedeltà alla Verità
del Vangelo di cui Vostra Eminenza è stata in questi anni
testimone coraggioso.
OMELIA
DELLARCIVESCOVO EMERITO
CARD.
GIACOMO BIFFI
«Sono
riconoscente al nostro carissimo arcivescovo che con amabile
attenzione, ispirata dallaffetto fraterno, ci ha convocati
in questa cattedrale (che è sempre stata la gioia dei miei occhi
e il mio vanto) per celebrare i trentanni del mio
episcopato.
E
sono riconoscente a tutti voi, che siete accorsi al suo invito, e
insieme con lui vi unite a me nel rendere grazie al Signore, per
la grande misericordia e la lunga pazienza che in questi tre
decenni mi ha riservato. La vista dei vostri volti amici e dei
vostri sguardi benevoli mincoraggia a proseguire
serenamente nellultimo tratto del mio pellegrinaggio
terreno.
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* *
Nella
pagina evangelica di questa domenica si fa memoria di alcune
chiamate iniziali al ministero apostolico. Venite e
vedrete (cf Gv 1,39), dice Gesù ad Andrea e Giovanni. A
Filippo rivolge una sola parola: Seguimi (cf Gv 1,43).
Non dà spiegazioni, non rivela quali sono i suoi progetti su
di loro: propone che fiduciosamente si giochino in una scelta,
partendo subito da unesperienza. Anche Natanaele (cioè,
verosimilmente, Bartolomeo) si sente dire soltanto:
Vieni e vedi (cf Gv 1,46), due parole che gli
cambieranno la vita.
Si
è un po colpiti da questo modo sbrigativo con cui
gli interpellati vengono sollecitati a una decisione immediata e
a una verifica diretta, invece dindugiare in chiarimenti e
dibattiti: Vieni e vedi.
La
narrazione evangelica sembra dirci che, quando si tratta di
sequela personale del Cristo che chiama, non serve
molto perder tempo a informarsi sulle ultime dottrine teologiche,
sulle analisi degli psicologi, sulle più recenti indagini demoscopiche.
Ciò che è necessario e realmente fruttuoso è scoprire Cristo,
il suo mistero, la sua unicità; ciò che è necessario e
realmente fruttuoso è darsi e affidarsi a lui, al suo cuore
duomo divinamente personalizzato, alla sua parola vera (non
filtrata ideologicamente), alla sua attitudine a sfidare gli
idoli mondani; soprattutto è contemplare e condividere la sua
pronta ed esemplare dedizione alla missione assegnatagli dal
Padre.
Chi
si accosta così a colui che lo chiama e ne sperimenta la
concreta ricchezza umano-divina, a un certo momento ha la
percezione di essersi finalmente imbattuto nella chiave
dellenigma esistenziale e nel fatto risolutivo
dellaggrovigliata problematica umana. Capisce di aver
trovato la perla rara, anzi la perla
unica, di cui parla la parabola: Il Regno dei cieli -
ha detto Gesù - è simile a un mercante che va in cerca di perle
preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i
suoi averi e la compra Mt 13,45-46).
*
* *
Alla
luce di queste riflessioni, suggeritemi dal racconto di Giovanni
che abbiamo ascoltato, ho ripensato in questi giorni alla mia
vicenda personale, e quindi alle mie chiamate.
Trentanni
fa, il Signore Gesù - per bocca del Successore di Pietro - mi ha
detto: Diventa vescovo. Tu in concreto non sai che cosa
questo vuol dire, ma non importa: vieni e vedi. E ho detto
sì; un sì pronunciato, per la verità,
un po spensieratamente; ma in fondo la decisione non si
presentava allora troppo difficile. Si trattava in effetti
di diventare vescovo ausiliare nella mia diocesi; e pressa
poco sapevo quello che mi sarebbe capitato. A Milano avevo
davanti ai miei occhi una mezza dozzina di vescovi ausiliari, e
nessuno mi pareva in pericolo di morire dalla fatica. Sicché si
poteva sperare che non sarei morto nemmeno io.
Tuttun altro affare invece è stato quando nel 1984
Gesù è venuto a snidarmi con una seconda chiamata. Vieni
con me a Bologna, mi ha detto. Questa era davvero
unaltra faccenda: era un andare incontro allignoto,
era un mutare le mie abitudini di vita. Cera persino il
rischio di dover cominciare a darmi da fare.
Ero
pieno di dubbi e di titubanze. Sarei stato allaltezza di questa
imprevedibile missione? O meglio: questa imprevedibile missione
sarebbe stata allaltezza della mia elevatissima allergia a
impegnarmi, a dirigere, a richiamare, a immaginare e proporre dei
nuovi o almeno dei plausibili traguardi pastorali, a provvedere
alle parrocchie e al collocamento dei sacerdoti? Ed ero
restio.
Ma il mio Signore non ha voluto sentir ragioni; e mi ha
ripetuto, con la voce di Giovanni Paolo II: Vieni con
me a Bologna, perché quella città è mia, anche se qualche
volta se ne dimentica. Vieni e vedrai.
Sono
venuto e ho visto. Ho visto subito che il mio Signore mi aveva
fatto un regalo. Ho percepito fin dai primi giorni la vitalità
della Chiesa di Bologna, la sua multiforme ricchezza pastorale,
la sua capacità di accogliere nella fede un nuovo e diverso
successore di san Petronio: nella fede, e dunque senza
se e senza ma (come usano dire i politici
di questi tempi). E allistante mi sono trovato a mio agio.
Non
cera bisogno che inventassi niente: questa era una Chiesa
che (con lautorevolezza del patrimonio spirituale ricevuto
dai Padri) avrebbe dettato lei il mio cammino e la linea del mio
governo.
*
* *
Una
fortuna che ho apprezzato immediatamente e ho cercato di
assimilare è stata leredità dei miei predecessori: e cioè
il magistero di verità e di saggezza, lesempio edificante,
loperosità del cardinal Nasalli Rocca, del cardinal
Giacomo Lercaro, del cardinal Antonio Poma, dellarcivescovo
Manfredini (del quale avevo già avuto modo di ammirare a Milano
la passione apostolica e lenergia dell
instancabile attività).
Ho
trovato poi tutta una serie di tesori propri e
originali di questa Chiesa, che mi hanno efficacemente mosso e
orientato. Metto al primo posto la singolare genialità
dellamore bolognese alleucaristia, che si esprime
nelle Decennali e segnatamente in quelle
Decennali diocesane che sono i Congressi eucaristici.
Non finisco di ringraziare il Signore per quello del 1987:
lintero mio ministero e litinerario ecclesiale del
popolo di Dio per tutti gli anni a seguire ne sono stati
provvidenzialmente segnati. La stessa memorabile riuscita del
Congresso Eucaristico Nazionale del
Non
cè quasi necessità di ricordare, tra i nostri
tesori,
Di
tesori bolognesi ce ne sono molti altri, che mi
rammarico di non poter citare. Ma mi devo per forza fermare qui,
anche per non mettere a repentaglio la mia fama di predicatore
rapido e breve.»