Carissimi Parrocchiani …

di don Carlo Govoni

 

Laico deriva dalla parola greca Laikos  composta da  laos (popolo) e il suffisso ikos (che identifica l’appartenenza a un gruppo o categoria). Nella Lettera ai Corinzi (40,5)  si parla per la prima volta di ‘laici’ distinguendoli dai presbiteri e dai leviti.

I laici, di fatto, sono i semplici fedeli, in quanto si distinguono da quelli che esercitano un ministero nella comunità cristiana e quindi sono "consacrati" per il servizio di Dio. Ma i laici sono pienamente integrati nella Chiesa al pari di quelli che vi esercitano il ministero sacro. Ovviamente, in una società ‘cristiana’ illaico’ è inteso a pieno titolo per quello che è, cioè ”un fedele di Cristo”, ma in una società sempre più scristianizzata, il laico è inteso come un appartenente ad un gruppo separato dalla Chiesa. Qualcuno ha definito questo soggetto comelaico-laico”. Più semplicemente egli è un fautore del laicismo, ovvero è un laicista.

Le ‘prediche’ che da tempo vado sviluppando hanno lo scopo di convincere il popolo di Dio ad identificarsi sempre più nei Christifideles laici e non nei laicisti.

L’esortazione apostolica post-sinodale christifideles laici di Sua Santità Giovanni Paolo II su vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, ha rilevato fra i pericoli nei quali possono incorrere i fedeli laici sul loro cammino «la tentazione di legittimare l'indebita separazione tra la fede e la vita, tra l'accoglienza del Vangelo e l'azione concreta nelle più diverse realtà temporali e terrene.» A questo proposito. il Papa ripropone all’attenzione del popolo di Dio un passo significativo dell'Esortazione apostolica di Paolo VI Evangelii nuntiandi, la quale ha avuto tanta benefica parte «nello stimolare la diversificata collaborazione dei fedeli laici alla vita e alla missione evangelizzatrice della Chiesa». Riferendosi al compito dei laici Paolo VI scrive:

«---il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell'economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all'evangelizzazione, quali l'amore, la famiglia, l'educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza. Più ci saranno laici penetrati di spirito evangelico, responsabili di queste realtà ed esplicitamente impegnati in esse, competenti nel promuoverle e consapevoli di dover sviluppare tutta la loro capacità cristiana spesso tenuta nascosta e soffocata, tanto più queste realtà, senza nulla perdere né sacrificare del loro coefficiente umano, ma manifestando una dimensione trascendente spesso sconosciuta, si troveranno al servizio dell'edificazione del Regno di Dio, e quindi della salvezza in Gesù Cristo»(76)

Essere laici fedeli, quindi, non vuol dire disimpegno, ma anzi portare il valore del cristianesimo mediante il proprio apporto sia in campo politico che in quello socio culturale, oltre che in quello familiare. Quindi laici si, ma … Christifideles laici, per non incorrere nella tentazione di cadere nel calderone del laicismo con tutte le conseguenze ben note. A questo proposito*, voglio invitare tutti a leggere l’articolo che segue a cura di Annetta Ventura, per riflettere al meglio sull’argomento che, ogni giorno, accende le più svariate polemiche, disorientando i più disinformati. Ad un cristiano non è concessa l’ignoranza sui fatti che riguardano la propria fede.

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* -V. sull’argomento l’Arcivescovo Caffarra: “Libera Chiesa in libero Stato non basta più” – pag. 8