di Maria Carla Papi
e Gesù lo
condusse da noi
È
curioso come a volte pare che lo Spirito Santo crei delle
meravigliose coincidenze: forse per stupire i cherubini (come
direbbe il Card. Biffi) o forse per unirsi ad una festa approvata
anche dal cielo e attirare così lattenzione dei fedeli
più distratti.
Domenica
15 gennaio, ricorrenza del XXX anniversario dellordinazione
episcopale dellArcivescovo emerito Card. Giacomo Biffi,
E
proprio ascoltando quel brano di Vangelo, non era possibile non
pensare alla Nota Pastorale che il Card. Biffi, al termine
dellindimenticabile anno del XXIII Congresso Eucaristico
Nazionale, presentò allattenzione dei bolognesi per
evidenziare che tutti siamo responsabili del vangelo della
vocazione e insegnarci che «Alla luce della fede la
vita è strappata allassurdo e al non senso, e ciascuno si
scopre pensato e voluto da Dio fin dalleternità, con una
missione unica da compiere nel mondo, secondo un disegno di amore
che ha in Cristo Gesù rivelatore il suo centro e il suo ricapitolatore
» (G. Biffi p. 9-N. P.
e lo
condusse da Gesù).
ef
«E
se la preghiera fatta da due persone insieme ha tanta efficacia,
quanto più non ne avrà quella del Vescovo con tutta
Con
lantica e splendida citazione di Ignazio di Antiochia,
larcivescovo Mons, Carlo Caffarra ha così esordito
allinizio della solenne celebrazione, porgendo il suo
affettuoso saluto al predecessore.
Una
Cattedrale gremita come nei giorni più solenni della Chiesa,
alla presenza di tante Autorità, ma soprattutto di un popolo di
fedeli che con gioia commossa non attendeva altro che sentire
risuonare ancora in quel tempio la voce del suo
indimenticabile e impareggiabile maestro, come lo
aveva appena definito Mons. Caffarra.
Ed
il silenzio più assoluto è calato nella Cattedrale, per far
posto solo a quella voce.
Lomelia
del Card. Biffi è iniziata con un inno damore per la
sua cattedrale «che è sempre stata la gioia dei
miei occhi e il mio vanto» per poi posare lo sguardo paterno
su quei figli ritrovati, su quel popolo già
incantato e ricambiare quellattenzione affettuosa: «La
vista dei vostri volti amici e dei vostri sguardi benevoli
mincoraggia a proseguire serenamente nellultimo
tratto del mio pellegrinaggio terreno.»
Come
si fa fra amici, nellintimità di una conversazione
confidenziale, Biffi ha rievocato i giorni della sua chiamata,
quando anche a lui Gesù disse Vieni e vedi.
Il
primo sì a Gesù lo disse quando Paolo VI lo volle
Vescovo e celiando ricorda che forse fu: «un sì
pronunciato, per la verità, un po spensieratamente; ma in
fondo la decisione non si presentava allora troppo difficile.
Si trattava in effetti di diventare vescovo ausiliare nella mia
diocesi; e pressa poco sapevo quello che mi sarebbe
capitato. A Milano avevo davanti ai miei occhi una mezza dozzina
di vescovi ausiliari, e nessuno mi pareva in pericolo di morire
dalla fatica. Sicché si poteva sperare che non sarei morto
nemmeno io.»
Il
secondo sì cominciò ad impensierirlo un po:
fu nel 1984 quando Gesù lo chiamò (anzi lo venne a snidare,
per usare la sua espressione) e gli disse Vieni con me a Bologna.
Questa
chiamata voleva dire veramente lasciare il nido e «andare
incontro allignoto
mutare le mie abitudini di vita».
Con la consueta ironia, Biffi sdrammatizza «Cera
persino il rischio di dover cominciare a darmi da fare.
Ero
pieno di dubbi e di titubanze. Sarei stato allaltezza di questa
imprevedibile missione? O meglio: questa imprevedibile missione
sarebbe stata allaltezza della mia elevatissima allergia a
impegnarmi, a dirigere, a richiamare, a immaginare e proporre dei
nuovi o almeno dei plausibili traguardi pastorali, a provvedere
alle parrocchie e al collocamento dei sacerdoti? Ed ero
restio.»
Ma il mio Signore non ha voluto sentir ragioni; e mi ha
ripetuto, con la voce di Giovanni Paolo II: Vieni con me a
Bologna, perché quella città è mia, anche se qualche volta se
ne dimentica. Vieni e vedrai.
Sono
venuto e ho visto. Ho visto subito che il mio Signore mi aveva
fatto un regalo. Ho percepito fin dai primi giorni la vitalità
della Chiesa di Bologna, la sua multiforme ricchezza pastorale,
la sua capacità di accogliere nella fede un nuovo e diverso
successore di san Petronio: nella fede, e dunque senza
se e senza ma
E allistante
mi sono trovato a mio agio. »
Apparve
subito chiaro al futuro Cardinale Biffi che «non cera
bisogno che inventassi niente: questa era una Chiesa che avrebbe
dettato lei il mio cammino e la linea del mio governo».
Non
è mancato, in quellomelia dagli accenti commossi celati da
varie pennellate di autoironia, un pensiero riconoscente ai suoi
predecessori (Nasalli Rocca, Lercaro, Poma e Manfredini) che
hanno lasciato uneredità rivelatasi preziosa per
trapiantare i semi del suo magistero. E non è mancato un
pensiero di ringraziamento per i diversi «tesori
propri e originali di questa Chiesa» che il Signore gli ha
fatto trovare, aiutandolo ed orientandolo. Ne ha ricordati tre
fra i più significativi, anche se sarebbero stati di più, ma,
ha concluso, «mi devo per forza fermare qui, anche per
non mettere a repentaglio la mia fama di predicatore rapido e
breve. »
Al
primo posto fra i tesori, Biffi ha collocato «la singolare
genialità dellamore bolognese alleucaristia» unattenzione
«che si esprime nelle Decennali e segnatamente in
quelle Decennali diocesane che sono i Congressi
eucaristici. Non finisco di ringraziare il Signore per quello del
1987: lintero mio ministero e litinerario ecclesiale
del popolo di Dio per tutti gli anni a seguire ne sono stati
provvidenzialmente segnati. La stessa memorabile riuscita del
Congresso Eucaristico Nazionale del
Un
altro tesoro afferma . è «
Il
popolo in ascolto non faticava a ritrovare il Pastore che per un
ventennio lo aveva spronato e illuminato, costringendolo a
guardare alle sue radici («Bologna canta la sua fede anche
dai muri», invitandolo a non rispondere alle sollecitazioni
mondane ed effimere, invitandolo a non ripiegarsi su se stessi
quando una caduta ferma il cammino: «Il Signore non ci chiede
di vincere sempre, ma di essere presenti per offrire
Darsi
e affidarsi
Ancora
una volta limpareggiabile maestro ha
illuminato le coscienze su una pagina di Vangelo, vissuta in
prima persona: il Cardinale Biffi, ha fatto di se stesso una
pagina bianca, ha cancellato abitudini, legami, progetti, per
permettere al suo Signore di tracciare il disegno che
doveva compiersi per mezzo di lui.
Con
lesempio prima e con le parole poi, egli ci aiuta a capire
che «quando si tratta di sequela personale del Cristo
che chiama, non serve molto perder tempo a informarsi sulle
ultime dottrine teologiche, sulle analisi degli psicologi, sulle
più recenti indagini demoscopiche. Ciò che è necessario e
realmente fruttuoso è scoprire Cristo, il suo mistero, la sua
unicità; ciò che è necessario e realmente fruttuoso è darsi e
affidarsi a lui, al suo cuore duomo divinamente
personalizzato, alla sua parola vera (non filtrata
ideologicamente), alla sua attitudine a sfidare gli idoli mondani;
soprattutto è contemplare e condividere la sua pronta ed
esemplare dedizione alla missione assegnatagli dal Padre.
Chi si accosta così a colui che lo chiama e ne sperimenta la
concreta ricchezza umano-divina, a un certo momento ha la
percezione di essersi finalmente imbattuto nella chiave
dellenigma esistenziale e nel fatto risolutivo
dellaggrovigliata problematica umana. Capisce di aver
trovato la perla rara, anzi la perla
unica, di cui parla la parabola: Il Regno dei cieli -
ha detto Gesù - è simile a un mercante che va in cerca di perle
preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i
suoi averi e la compra. (Mt 13,45-46)»
Il
termine dellomelia ha colto un po alla sprovvista la
gente, che subito si rammaricava col proprio vicino: Ha
già finito
È unico
Lo si ascolterebbe delle
ore.
Al
congedo, tutta la commozione e tutto laffetto sono
sbocciati dalle mani della gente, con un applauso lungo e
crescente.
Le
splendide note del Te Deum di Charpentier sono scaturite
allimprovviso dalle trombe e gli applausi sono divenuti
come un canto che ha accompagnato il Cardinale Biffi lungo le
navate nel percorso della processione, quasi che tutti volessero
imprimere nel cuore dellamato Pastore uneco che gli
facesse compagnia, che gli ricordasse sempre laffetto del
suo gregge.
Gli
occhi di tutti erano lucidi e ci si guardava a vicenda con un
piccolo sorriso, senza riuscire a dire nulla, per quello strano
nodo che stringeva la gola, ma non faceva male, perché il cuore
era riscaldato da unemozione buona, unemozione
ritrovata.
Hanno
radici di fede antiche i bolognesi, anche se spesso sono
distratti, inseguono forse chimere mondane, ma in un angolo
dellanima resta il segno di un tesoro antico e prezioso e
forse, incontrando le persone giuste, che non hanno vergogna a
testimoniare Cristo, anche i più svagati verranno illuminati per
scoprire langolo del tesoro che alberga in loro. Chi ha
avuto la ventura di avvicinarsi al Magistero del Card. Biffi, non
potrà restare indifferente: potrà andare e tornare, cadere e
rialzarsi, ma non può dimenticare il giorno in cui una parola o
una frase di Biffi lo ha fatto inzuccare con Cristo.
Diceva il futuro
Benedetto XVI: «Soltanto attraverso uomini toccati da Dio,
Dio può far ritorno presso gli uomini» (Joseph Ratzinger
- 1 aprile 2005 Monastero di Santa Scolastica a Subiaco)