Trent’anni dall’ordinazione episcopale

LA VOCE DEL VESCOVO

di Maria Carla Papi

 

e Gesù lo condusse da noi

 

È curioso come a volte pare che lo Spirito Santo crei delle meravigliose coincidenze:  forse per stupire i cherubini (come direbbe il Card. Biffi) o forse per unirsi ad una festa approvata anche dal cielo e attirare così l’attenzione dei fedeli più distratti.

Domenica 15 gennaio, ricorrenza del XXX anniversario dell’ordinazione episcopale dell’Arcivescovo emerito Card. Giacomo Biffi, la Liturgia era tutta un inno di ringraziamento al Signore, era tutta un protendersi al Padre per ascoltarlo (Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta - 1Sam), per rimettersi alla sua Legge (Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà.- Sal 39) per fare del proprio corpo un santuario (I vostri corpi sono membra di Cristo – 1Cor) e infine con l’ascolto del Vangelo di Giovanni (Venite e vedrete – 1,35-42) imparare ad identificare chi ci porterà davvero a Cristo e «scoprire in lui il proprio posto nel disegno del Padre.» (G. Biffi - Nota Pastorale 1997 “… e lo condusse da Gesù”).

E proprio ascoltando quel brano di Vangelo, non era possibile non pensare alla Nota Pastorale che il Card. Biffi, al termine dell’indimenticabile anno del XXIII Congresso Eucaristico Nazionale, presentò all’attenzione dei bolognesi per evidenziare che tutti siamo responsabili del vangelo della vocazione e insegnarci che «Alla luce della fede la vita è strappata all’assurdo e al non senso, e ciascuno si scopre pensato e voluto da Dio fin dall’eternità, con una missione unica da compiere nel mondo, secondo un disegno di amore che ha in Cristo Gesù rivelatore il suo centro e il suo ricapitolatore» (G. Biffi – p. 9-N. P. “… e lo condusse da Gesù”).

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«E se la preghiera fatta da due persone insieme ha tanta efficacia, quanto più non ne avrà quella del Vescovo con tutta la Chiesa?».

Con l’antica e splendida citazione di Ignazio di Antiochia, l’arcivescovo Mons, Carlo Caffarra ha così esordito all’inizio della solenne celebrazione, porgendo il suo affettuoso saluto al predecessore.

Una Cattedrale gremita come nei giorni più solenni della Chiesa, alla presenza di tante Autorità, ma soprattutto di un popolo di fedeli che con gioia commossa non attendeva altro che sentire risuonare ancora in quel tempio la voce del suo ‘indimenticabile e impareggiabile maestro’, come lo aveva appena definito Mons. Caffarra.

Ed il silenzio più assoluto è calato nella Cattedrale, per far posto solo a quella voce.

L’omelia del Card. Biffi è iniziata con un inno d’amore per la ‘sua’ cattedrale «che è sempre stata la gioia dei miei occhi e il mio vanto» per poi posare lo sguardo paterno su quei ‘figli’ ritrovati, su quel popolo già incantato e ricambiare quell’attenzione affettuosa: «La vista dei vostri volti amici e dei vostri sguardi benevoli m’incoraggia a proseguire serenamente nell’ultimo tratto del mio pellegrinaggio terreno.»

Come si fa fra amici, nell’intimità di una conversazione confidenziale, Biffi ha rievocato i giorni della sua chiamata, quando anche a lui Gesù disse ‘Vieni e vedi’.

Il primo a Gesù lo disse quando Paolo VI lo volle Vescovo e celiando ricorda che forse fu: «un “sì” pronunciato, per la verità, un po’ spensieratamente; ma in fondo la decisione non si presentava allora troppo difficile.  Si trattava in effetti di diventare vescovo ausiliare nella mia diocesi; e press’a poco sapevo quello che mi sarebbe capitato. A Milano avevo davanti ai miei occhi una mezza dozzina di vescovi ausiliari, e nessuno mi pareva in pericolo di morire dalla fatica. Sicché si poteva sperare che non sarei morto nemmeno io.»

Il secondo cominciò ad impensierirlo un po’: fu nel 1984 quando Gesù lo chiamò (anzi lo venne a snidare, per usare la sua espressione) e gli disse ‘Vieni con me a Bologna’.

Questa chiamata voleva dire veramente lasciare ilnido’ e «andare incontro all’ignoto …mutare le mie abitudini di vita». Con la consueta ironia, Biffi sdrammatizza «C’era persino il rischio di dover cominciare a darmi da fare.

Ero pieno di dubbi e di titubanze. Sarei stato all’altezza di questa imprevedibile missione? O meglio: questa imprevedibile missione sarebbe stata all’altezza della mia elevatissima allergia a impegnarmi, a dirigere, a richiamare, a immaginare e proporre dei nuovi o almeno dei plausibili traguardi pastorali, a provvedere alle parrocchie e al collocamento dei sacerdoti?  Ed ero restio.»


Ma il mio Signore non ha voluto sentir ragioni; e mi ha ripetuto, con la voce di Giovanni Paolo II:Vieni con me a Bologna, perché quella città è mia, anche se qualche volta se ne dimentica. Vieni e vedrai’.

Sono venuto e ho visto. Ho visto subito che il mio Signore mi aveva fatto un regalo. Ho percepito fin dai primi giorni la vitalità della Chiesa di Bologna, la sua multiforme ricchezza pastorale, la sua capacità di accogliere nella fede un nuovo e diverso successore di san Petronio: nella fede, e dunque senza “se” e senza “ma… E all’istante mi sono trovato a mio agio. »

Apparve subito chiaro al futuro Cardinale Biffi che «non c’era bisogno che inventassi niente: questa era una Chiesa che avrebbe dettato lei il mio cammino e la linea del mio governo».

Non è mancato, in quell’omelia dagli accenti commossi celati da varie pennellate di autoironia, un pensiero riconoscente ai suoi predecessori (Nasalli Rocca, Lercaro, Poma e Manfredini) che hanno lasciato un’eredità rivelatasi preziosa per trapiantare i semi del suo magistero. E non è mancato un pensiero di ringraziamento per i diversi «‘tesori’ propri e originali di questa Chiesa» che il Signore gli ha fatto trovare, aiutandolo ed orientandolo. Ne ha ricordati tre fra i più significativi, anche se sarebbero stati di più, ma, ha concluso, «mi devo per forza fermare qui, anche per non mettere a repentaglio la mia fama di predicatore rapido e breve. »

Al primo posto fra i tesori, Biffi ha collocato «la singolare genialità dell’amore bolognese all’eucaristia» un’attenzione «che si esprime nelle “Decennali” e segnatamente in quelle “Decennali diocesane” che sono i Congressi eucaristici. Non finisco di ringraziare il Signore per quello del 1987: l’intero mio ministero e l’itinerario ecclesiale del popolo di Dio per tutti gli anni a seguire ne sono stati provvidenzialmente segnati. La stessa memorabile riuscita del Congresso Eucaristico Nazionale del 1997 ha in quel nostro evento di dieci anni prima una delle sue ragioni e delle sue premesse.»

Un altro tesoro – afferma . è «la Madonna di San Luca: la Signora di Bologna non solo con l’abituale presenza nel suo santuario e la sua discesa annuale, ma anche con il suo farsi pellegrina in ogni parrocchia, a partire dal 1994, ha dato decisivo impulso al nostro slancio di nuova evangelizzazione.» Un terzo “tesoro” è da riscontrarsi nel prezioso martirologio cristiano «fortemente richiamato nel 1993, centenario dell’esaltazione dei nostri gloriosi santi Vitale e Agricola che col loro sangue hanno consacrato a Cristo la nostra terra; e l’abbiamo proseguito a questa scuola per tutto il “biennio della fede”.»

Il popolo in ascolto non faticava a ritrovare il Pastore che per un ventennio lo aveva spronato e illuminato, costringendolo a guardare alle sue radici («Bologna canta la sua fede anche dai muri», invitandolo a non rispondere alle sollecitazioni mondane ed effimere, invitandolo a non ripiegarsi su se stessi quando una caduta ferma il cammino: «Il Signore non ci chiede di vincere sempre, ma di essere presenti per offrire la nostra testimonianza. Io credo che la nostra città e, in essa, la nostra Chiesa siano ancora in grado di suscitare la fame e la sete di verità, di amore, di vera libertà, di risvegliare la domanda metafisica per ridare un'anima se non all'Europa, almeno all'Italia, liberandola dai pesanti condizionamenti di quella asfittica 'cultura del niente' che produce frutti di morte. Se sarà così, potremo ancora dire 'Bononia docet'.» (1/12/2000- Biffi al Convegno “La Chiesa di Bologna e la Cultura Europea).

 

Darsi e affidarsi

Ancora una volta “l’impareggiabile maestro”  ha illuminato le coscienze su una pagina di Vangelo, vissuta in prima persona: il Cardinale Biffi, ha fatto di se stesso una pagina bianca, ha cancellato abitudini, legami, progetti, per permettere al “suo Signore” di tracciare il disegno che doveva compiersi per mezzo di lui. 

Con l’esempio prima e con le parole poi, egli ci aiuta a capire che «quando si tratta di sequela personale del “Cristo che chiama”, non serve molto perder tempo a informarsi sulle ultime dottrine teologiche, sulle analisi degli psicologi, sulle più recenti indagini demoscopiche. Ciò che è necessario e realmente fruttuoso è scoprire Cristo, il suo mistero, la sua unicità; ciò che è necessario e realmente fruttuoso è darsi e affidarsi a lui, al suo cuore d’uomo divinamente personalizzato, alla sua parola vera (non filtrata ideologicamente), alla sua attitudine a sfidare gli idoli mondani; soprattutto è contemplare e condividere la sua pronta ed esemplare dedizione alla missione assegnatagli dal Padre.


Chi si accosta così a colui che lo chiama e ne sperimenta la concreta ricchezza umano-divina, a un certo momento ha la percezione di essersi finalmente imbattuto nella chiave dell’enigma esistenziale e nel fatto risolutivo dell’aggrovigliata problematica umana. Capisce di aver trovato la “perla rara”, anzi la “perla unica”, di cui parla la parabola: “Il Regno dei cieli - ha detto Gesù - è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”.
(Mt 13,45-46)»

 

Il termine dell’omelia ha colto un po’ alla sprovvista la gente, che subito si rammaricava col proprio vicino: “Ha già finito … È unico … Lo si ascolterebbe delle ore”.

Al congedo, tutta la commozione e tutto l’affetto sono sbocciati dalle mani della gente, con un applauso lungo e crescente.

Le splendide note del Te Deum di Charpentier sono scaturite all’improvviso dalle trombe e gli applausi sono divenuti come un canto che ha accompagnato il Cardinale Biffi lungo le navate nel percorso della processione, quasi che tutti volessero imprimere nel cuore dell’amato Pastore un’eco che gli facesse compagnia, che gli ricordasse sempre l’affetto del ‘suo’ gregge.

Gli occhi di tutti erano lucidi e ci si guardava a vicenda con un piccolo sorriso, senza riuscire a dire nulla, per quello strano nodo che stringeva la gola, ma non faceva male, perché il cuore era riscaldato da un’emozione buona, un’emozione ritrovata.

Hanno radici di fede antiche i bolognesi, anche se spesso sono distratti, inseguono forse chimere mondane, ma in un angolo dell’anima resta il segno di un tesoro antico e prezioso e forse, incontrando le persone giuste, che non hanno vergogna a testimoniare Cristo, anche i più svagati verranno illuminati per scoprire l’angolo del tesoro che alberga in loro. Chi ha avuto la ventura di avvicinarsi al Magistero del Card. Biffi, non potrà restare indifferente: potrà andare e tornare, cadere e rialzarsi, ma non può dimenticare il giorno in cui una parola o una frase di Biffi lo ha fatto “inzuccare” con Cristo.

Diceva il futuro Benedetto XVI: «Soltanto attraverso uomini toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini» (Joseph Ratzinger - 1 aprile 2005 Monastero di Santa Scolastica a Subiaco)