Carissimi Parrocchiani …

di don Carlo Govoni

Nel Bollettino di Novembre ho fermato la riflessione su una caratteristica umana che oggi si manifesta frequentemente:

"La visione di se stessi" e la valutazione di se che può derivarne, cioè il "Super-ego" o mega – ego, che ho chiamato così per far capire la gravità di questo modo di pensare e di vivere, essendo fuori dai limiti dell'obiettività.

In Dicembre, invece, mi sono spostato dall’ambito interiore della persona al rapporto esterno con il prossimo, spesso tristemente dominato "dall' esercizio del Potere".

Soprattutto, come conclusione, ho cercato di presentare l'aspetto positivo di questo indispensabile contatto con il prossimo, proponendo la convenienza di sostituire al comportamento generato dall'esercizio del "Potere" - e ancor più dall'abuso di esso - a quello praticato dall'ideale del "servizio".

Questo ideale, vissuto ogni giorno, offre a tutti indistintamente la certezza non solo di arricchire il rapporto con gli altri, ma anche di renderci più energici nell’esercizio del servizio che ci apparirà anche più gradevole.

Questa volta desidero affrontare un altro tema, un altro "Idolo", molto venerato: "Il denaro."

Se "il potere" è nei desideri di molte persone, il sogno di ricchezza ha dominato le menti degli uomini di ogni tempo, specialmente fra i più diseredati.

L' istinto del possesso può manifestarsi con evidenza fin dalla prima infanzia. Infatti talvolta osservando dei bambini piccolissimi che giocano è facile vedere un gesto non insolito a quella età: uno dei bambini, stringendo a sé con forza un giocattolo, grida puntigliosamente: "? mio!"

? una proclamazione chiara di possesso e della intenzione di non voler condividere l’oggetto se non con chi gli è particolarmente gradito.

Gesto classificabile nella istintività e nell'incoscienza del bambino, ma pur sempre avvisaglia dell'istinto del possedere, in lui già presente.

Per deduzione, se questo istinto è presente con una connotazione tanto evidente in un bambino, quale potrà essere il coinvolgimento in un adulto che da tempo l'ha coltivato nei vari stati di necessità della vita?

Una frase coniata dalla cultura popolare è una delle tante conferme: "Con i soldi si compra tutto, è solo questione di prezzo"… anche se poi qualcuno più saggio ne ha coniato un altro: "Con i soldi si compra tutto, tranne la salute".

Infatti se per certe malattie, essere curati in costosi centri specializzati all'estero, poteva solo in rari casi assicurare un esito positivo, la gente aggiungeva maliziosamente: "Quando è staccato il tuo biglietto di andata, per forza, ricchi o poveri, si deve partire".

Queste ed altre frasi, richiamano delle certezze, alle quali però si preferisce non pensare, perché turberebbero la gioia del possedere, come una persistente nuvolaglia che, in una giornata d'autunno, spegne la speranza di godere un sole caldo e vivido.

La saggezza dunque invita a non diventare schiavi del denaro, perché esso non garantisce sicurezza, tuttavia bisogna riconoscere che rimane sempre un idolo al quale spesso si rivolge lo sguardo adorante!

Tanti uomini, nel tempo, sono caduti nella trappola del denaro.

Quanti hanno lottato tutta la vita per accumulare ricchezza, poi alla fine, hanno dovuto ammettere di avere sciupato tante energie inutilmente, solo per conseguire una gioia ben presto travolta dal tempo. Infatti questo è trascorso tanto velocemente da non permettere di gustare tutti quei godimenti che si erano preventivati.

Inoltre, ironia della sorte, molti, se potessero parlare dall’al di là, manifesterebbero la loro delusione nel vedere i loro sudati beni, rapidamente dilapidati dagli eredi a cui non importa nulla dei sacrifici che sono costati.

Più che mai subdolo si aggiunge un altro inganno generato dal desiderio - legittimo in apparenza - di accumulare denaro per affrontare le eventuali future difficoltà economiche, chiamato "previdenza".

Sembra la strada della massima accortezza, ma se essa non è associata ad una grande dose di moderazione (poiché più si accumula, più ci si appassiona) non è facile porre la parola fine. Addirittura l'impegno impiegato per accumulare sempre più risorse è paragonato alla sete, un’esigenza che sappiamo essere più forte della fame. Ecco quindi "La sete di denaro".

A questo punto ecco che, un'altra frase, nasce quasi per legittimare la ricerca che si è fatta troppo assillante e affannosa : "Il denaro non è mai troppo."

? vero che il denaro serve nella vita di ogni giorno, ma tra mettere insieme il necessario e l'accumulo c'è tanta differenza!

"In medio stat virtus" dicevano saggiamente gli antichi!

Ogni eccesso è sempre da ridimensionare, perché facilmente rompe un'armonia tanto utile per il buon funzionamento di tutta la vita.

La natura stessa insegna che l'equilibrio fra le opposte forze favorisce lo sviluppo di tutte le parti interessate.

Se in ogni attività umana l'armonia produce molti effetti buoni, quanti di più e migliori ne produrrà nella vita spirituale!

Infatti l'anima, libera dai vincoli delle passioni, spesso cresciute senza il freno della formazione, diventerà più agile e spedita nel cammino verso Dio.

Gesù, conferma questa tesi, nell'enunciare le regole del cammino: le Beatitudini.

Non per caso, quasi a fondamento di tutte, per prima ha posto il distacco dalla ricchezza: "Beati i poveri in spirito."

I Santi, con sfumature più o meno pronunciate, hanno percorso tutti la via della povertà sicuri che, liberi dai vincoli materiali, avrebbero potuto gustare il Sommo Bene, Dio.

Sicuramente se noi Sacerdoti per primi, riuscissimo ad amare la povertà e ad insegnare alle famiglie delle nostre Comunità il distacco dalle cose e la rinuncia fatta con gioia a ciò che non sia strettamente necessario, quale progresso spirituale riuscirebbero a conseguire!

La virtù della povertà vissuta come caratteristica fondamentale della famiglia, alla mentalità superficiale di oggi può sembrare una strana mania. ma in realtà crea una piattaforma solidissima per la formazione di tutta la famiglia.

La Povertà, vissuta con dignità e genuinità, che cosa può insegnare?

- Il senso del risparmio

La povertà come partenza abolirebbe l'imperante "Usa e getta".

Perciò la cosa che viene usata fino al suo massimo rendimento, produce già un risparmio che moltiplicato per tante volte diventa un grosso effetto positivo.

- Frena l' invadenza dell' egoismo

Sapersi accontentare vuol dire saper dominare quello stimolo che, se lasciato crescere in libertà, può concorrere alla crescita della "sete di denaro." Perciò, appena questa sete varca il limite della necessità, diventa un sostanzioso alimento dell'egoismo, che nel tempo può assumere proporzioni enormi e insopportabili.

- Genera buone modifiche nel carattere

La semplicità che produce la virtù della povertà nell' anima, tende a frenare ogni espressione di squilibrio nei rapporti con i familiari e con gli altri, anzi, talvolta genera nei loro confronti una benevola accettazione, anche quando possono apparire un po' invadenti.

- Nell' educazione dei figli

Ogni beneficio che arricchisce i Genitori, presto o tardi, si estenderà ai figli con il grande vantaggio di crescere in un ambiente adatto alla formazione, perché soffuso di serenità e di costante moderazione.

Inoltre il senso di misura che insegna l'uso giusto delle cose diventa un grande aiuto per la struttura della personalità dei figli.

Da queste conclusioni appare chiaramente che, se per molti la moderazione nell'uso del denaro, poteva sembrare più che altro una spinta verso il degrado della persona, al contrario, lascia intravedere un buon arricchimento interiore.

Nel medesimo tempo rivela una conferma di un'altra linea di saggezza importante: "Non criticare ciò che non conosci!" perché si perde l'occasione per estendere la propria conoscenza.

Strano, ma vero :"La povertà, quanta ricchezza può dare!"