Grazie!

di Maria Carla Papi

Cinque classificatori pieni di ritagli di quotidiani, debitamente ordinati in ordine cronologico, riempiono uno scomparto intero dell’armadio. Li prendo, li sfoglio e mi pare impossibile che siano passati vent’anni!

I titoli più roboanti della stampa contestatrice echeggiano nella memoria le grandi battaglie nelle quali – lancia in resta – ci siamo lanciati sul bollettino nel sostegno e nella difesa di quel Magistero limpido e privo di compromessi con il quale, fin dai primi anni, il Cardinale si è fatto conoscere. Un Magistero che in realtà – nonostante i ripetuti accenni meteorologici di taluni giornalisti (Biffi tuona ...) – il Cardinale Biffi, proprio con la sua voce, ha saputo trasmettere impregnandolo con la profondità del suo pensiero, rendendolo vivo e palpitante con la passione vera del suo convincimento e rivestendolo con il velo leggero e luminoso della sua vivace e serena ironia che è un po’ la firma dei suoi interventi. Un’ironia che non vuole però sdrammatizzare l’importanza di un argomento, ma semmai vuole segnare una sorta di distacco fra sé e l’interlocutore, quasi a rassicurarlo che ciò che egli ha esposto o proposto non è un’imposizione, ma un caldo invito a riconsiderare quella verità sulla quale lui non ha dubbi e che il dovere e lo spirito della sua missione pastorale gli impongono di testimoniare.

Ogni volta che l’ho sentito parlare avevo come la visione di un’immagine: un fiume, due sponde e un ponte. Lui, il vescovo, se ne andava tranquillo, camminando sulla riva opposta alla nostra. Fra lui e la gente quell’acqua fresca e invitante che però faceva anche un po’ paura, perché ci vuole coraggio a cambiare. Per cancellare i timori dei più retrivi, c’era però quel solido ponte che Biffi aveva gettato verso di noi con la sua parola, con i vividi affreschi delle pagine evangeliche, con quel sorriso aperto e improvviso con il quale sa squarciare i momenti più pensosi e che gli hanno valso il titolo di ‘cardinale dal sorriso giovane’.

E quel sorriso è forse anche un po’ il riassunto del convincimento al quale ha voluto condurre ciascuno di noi e cioè che Dio è un Padre così misericordioso da averci dato Suo Figlio affinché con i suoi patimenti potesse riscattarci dalla morte e risorgere in corpo e spirito – come Lui – nella Luce eterna. Una misericordia però non elargita a caso, ma disponibile per chi voglia accettarla.

Biffi ha il pregio – fra altri meriti – di presentare le cose da un verso opposto a quello al quale tanti di noi – nati prima del Concilio Vaticano II – eravamo abituati.

La vecchia dottrina ci aveva detto cosa non si doveva fare e quindi il castigo conseguente pendeva come una minaccia. Biffi ci ha insegnato che Dio ci offre i suoi doni - prima fra tutti la salvezza eterna - e che noi siamo liberi di dire di no. Le conseguenze non sono quindi punizioni di un Dio vendicativo, ma sono semplicemente lo stato, la condizione che noi abbiamo scelto: cioè una vita dove Dio non è considerato. E non dico ‘assente’ perché Biffi ci ha insegnato che possiamo anche insensatamente ignorare Dio, ma Lui non ignora noi e nel corso dell’esistenza tutti, prima o poi, volenti o nolenti, si inzuccano in Gesù Cristo. Biffi ci insegna che Dio ha un disegno e che il suo progetto avverrà comunque: non ha bisogno di noi, ma noi abbiamo bisogno di Lui. Biffi ci insegna che la nostra vita è come un ricamo del quale ora vediamo solo il rovescio e i vari fili colorati e intrecciati ci sembrano una cosa senza senso, ma solo ‘dopo’ vedremo tutta la bellezza del ricamo. Biffi ci dice che Dio non vuole obbligarci a far nulla, solo ci consegna il libretto delle istruzioni, come quando si acquista un auto. Se poi invece della benzina vogliamo metter l’acqua ossigenata siamo LIBERI di farlo ... basta non lamentarsi col costruttore se non funziona.

Mentre scrivo queste cose, avverto già una nuova energia, come l’onda di un fiume in piena che incalza e avanza: se proseguissi rischierei di scrivere un enciclopedia, tante sono le cose che mi tornano alla mente.

? stato un bel ventennio! Vent’anni importanti e pieni. Importanti storicamente per gli eventi che l’hanno connotato, per le grandi occasioni spirituali (Congresso e Giubileo), durante un pontificato che è divenuto storico prima di essere consegnato alla storia. Quando ho iniziato ad interessarmi al magistero del Cardinale Biffi, la gente mi chiamava ancora ‘signorina’ se non avevo per mano il mio bambino … e adesso sono nonna!

Quella sera, festa di S. Petronio, tenevo in braccio mio figlio che voleva ‘vedere’, mentre la cera della candela che avevamo in mano mi colava su una scarpa di camoscio: io però non riuscivo a cambiare posizione per paura di distrarmi. Il Cardinale Biffi, da poco insediato sulla Cattedra di Bologna, "l’inesperto successore" – come lui stesso si definì in quell’omelia – stava parlando di Bologna come di un albero dalle lunghe radici cristiane. Da quella sera, inconsapevolmente all’inizio, ma via via con un interesse sempre più cosciente, è iniziata un’assonanza che mi ha portato a recepire, condividere e tentare di vivere quei concetti per me così nuovi. ? iniziato così un sodalizio ‘a distanza’ e dopo pochi anni ho trasformato i miei articoli liberi in quella rubrica – la Voce del Vescovo - senza forse rendermi conto, con la mia disinvolta incoscienza, del tipo di impegno che mi attendeva.

A quel tempo Internet non c’era e allora, quando gli interventi toccavano temi scottanti, facevo il giro delle edicole per procurarmi le varie testate che commentavano a proposito o sproposito le parole del Vescovo. Suor Miriam, allora addetta alle comunicazioni in Curia, mi aveva presa in simpatia e mi dava una mano, mandandomi talvolta il fax dei discorsi di Biffi se, per esigenze di Redazione, non potevo aspettare l’Avvenire della domenica per avere le citazioni esatte.

Nonostante siano passati gli anni però l’incoscienza deve essere rimasta la stessa, tant’è che siamo arrivati ad oggi e, malgrado l’abisso culturale che divide me dal Cardinale Biffi, ho ’giocato’ con le sue parole, riproponendo i suoi pensieri cuciti di volta in volta su un determinato canovaccio, con lo scopo di mantenere vivo ‘tutto’ il magistero e anche di dimostrare che un insegnamento valido non si sminuisce nel tempo. Siamo sempre alla ricerca di parole e concetti nuovi, ma i pastori come il Card. Biffi, sono uomini senza tempo, uomini dai quali ogni generazione può attingere un sorso di verità sempre attuale.

I cinque classificatori pieni di ritagli di quotidiani fanno parte dell’era pre-computer. Da un certo punto in poi l’archivio è tutto nel mio PC, rappresentato dalle varie icone che identificano i ‘files’ contenuti nella cartella ‘Card. Biffi’.

Fra qualche mese anche ‘La Voce del Vescovo’ andrà in pensione. Per ora prosegue fino al termine della disamina del Documento ‘Riflessioni sul Giorno del Signore’. (in questo numero però è sembrato opportuno iniziare l’anno riproponendo il valore della preghiera e quindi, verrà proposto il Padre nostro come ce l’ha fatto recentemente riscoprire il cardinale Biffi).

Con questo documento, arriveremo tranquillamente alla fine della primavera. Successivamente, il bollettino darà spazio come sempre alle iniziative diocesane e naturalmente – quando occorra – vi sarà sempre chi (cominciando dal Parroco) – porterà a conoscenza del popolo le esortazioni pastorali del nuovo Vescovo.

La Voce del Vescovo’ però è stata una sorta di ‘sito ad personam’ e, probabilmente, in futuro in qualche occasione riapparirà, magari per sottolineare un nuovo saggio del Card. Biffi (semmai ci farà dono di qualche sua ‘produzione’) o comunque per qualche cosa che lo riguardi. Proprio per i discorsi fatti più sopra, credo che un Magistero così ricco sia praticamente inesauribile e possa costituire lo spunto per un’infinità di iniziative di lavoro. È nostra intenzione infatti, mettere a frutto tutto il lavoro di questi anni e personalmente ne sono lieta, perché sarà un piacevole impegno che non mi annoierà di certo, e con il quale occuperò il tempo libero negli anni futuri. Sarà cura della Redazione e mia informare sulle novità.

Ho cercato di girarci attorno, ho cercato di stemperare il disagio con un po’ di leggerezza, ma non posso nascondere la mia commozione mentre cerco le parole giuste per questo commiato. Il Cardinale Biffi dopo aver dato l’annuncio della nomina del suo successore, Mons. Carlo Caffarra, ha salutato i convenuti con una battuta: "Posso concludere come si faceva un tempo, quando da poveri si andava a guardare la televisione in casa d’altri e al momento di andarsene ci si congedava così: scusate il disturbo e grazie della compagnia."

Proprio su questo tono vorrei rispondere, certa di poterlo fare a nome di tutti:

"Nessun disturbo, Eminenza ... anzi, ci disturberà di più non ritrovarLa ai consueti appuntamenti con la sua parola, ma speriamo comunque voglia supplire con altre occasioni di incontro che non vorrà farci mancare in futuro.

Ogni Vescovo è padre di almeno una generazione. E se è vero – a differenza dei figli biologici – che i figli dei pastori si rinnovano, è pur vero che rimane sempre una generazione che cresce spiritualmente con un padre e a questo fa riferimento e rimane un punto fermo per tutta la sua vita.

Tanti sono coloro che si riconoscono suoi figli e come tali le vogliono bene: è una generazione alla quale mi onoro di appartenere e a nome di questa generazione rispondo al suo saluto come quando, un tempo, ci si accomiatava da un amico caro che era venuto in visita, portandoci dei bellissimi doni: "Grazie, grazie di tutto ... torni quando vuole! Da noi la porta è sempre aperta ... E che Dio gliene renda merito!""