ITALIANI, BRAVA GENTE

di Francesca Citossi

La reazione umanamente più comune a stragi o violenze di altri è "da noi non succederebbe mai, noi non siamo così". La costruzione del "noi" e "loro" è lo schema più ricorrente e facile perché in genere preserva dai sensi di colpa.

Una famosa azienda di abbigliamento italiana ha fatto fortuna nel mondo intero strappando a prezzi miserevoli le terre ai campesinos argentini, quando non manda direttamente le ruspe per abbattere le povere baracche, senza nessun contratto d’acquisto. Il destino di migliaia di queste famiglie è segnato. L’immagine dell’azienda è conservata e promossa nel mondo da campagne pubblicitarie che suonano come sociali, multietniche ed interessate ai valori dei diritti umani di carcerati, popolazioni perseguitate e situazioni di estrema povertà. La Bibbia dice che ipocrita è colui che rifiuta di applicare a se stesso i metri di giudizio che utilizza per gli altri.

Un’altra azienda produttrice di alimentari aveva l’abitudine di spedire il proprio uomo nei posti più disparati del mondo per dire "si" e far cominciare la raccolta dei frutti della terra durante la quale soprusi e sopraffazioni nei confronti dei lavoratori sono all’ordine del giorno. Un’azienda alimentare italiana- recentemente fallita in maniera clamorosa trascinando con sé gli ignari risparmiatori-era una collegata a questa multinazionale.

Ai bambini, si sa, non si rifiuta nulla. Ma a quelli degli altri? Un’altra azienda nostrana famosa produttrice di articoli per bambini appaltava lavorazioni all’estero dove era notorio il sistema repressivo, finché nel 1993 nell’incendio di una fabbrica vicino ad Hong Kong 87 ragazzine morirono carbonizzate perché il padrone le aveva chiuse a chiave nella fabbrica.

I danni non si limitano, però, solo alle persone, e già sarebbe abbastanza. Una multinazionale chimico-agro-alimentare italiana si è resa protagonista di casi di inquinamento ambientale tanto gravi quanto clamorosi: il caso Farmoplant di Massa, l’Acna di Cengio e l’inquinamento di Porto Marghera.

Esemplare, si fa per dire, il caso delle "banche armate". Circa il 95% degli istituti di credito italiani fornisce prestiti a produttori ed esportatori di armi, e non sono misteri per nessuno. In sede di firma di contratto le banche, si sa, chiedono sempre garanzie sugli introiti futuri.

Spesso, se non quasi sempre, sono pesantemente coinvolti in queste deprecabili attività economiche i governi. Anche quelli occidentali, sviluppati, democratici, insomma, arrivano i nostri. Il professor Edward Herman dell’Università della Pennsylvania sostiene che le attività politiche siano il corollario, il completamento degli interessi economici. Consideriamo alcuni elementi: 1) Le guerre con le violenze, i massacri e le distruzioni. Quanto conta l’interesse economico in una guerra? Esistono guerre giuste? 2) Quando il massacro non è sotto gli occhi di tutti, guardando in TV le nostre lotte per la libertà, i governi organizzano operazioni illegali, tenute nascoste per decenni, le stesse atrocità di cui accusiamo gli stati "canaglia". Cosa potrebbe fare di peggio, una democrazia, se non organizzare segretamente operazioni illegali?3) I governi sono eletti dai cittadini. Troppo spesso si sentono appelli a "chi comanda". Sono i cittadini che inviano nella capitale i propri rappresentanti, e nessuno di loro è infallibile o intoccabile. Una guerra si fa o no, quanto costa il pane, bisogna pagare per farsi curare, nelle scuole si insegna bene a leggere e far di conto?

Uno stato non deve essere un’azienda (comunque senza sprecare) e un’azienda non può sostituirsi allo stato (come le multinazionali). Una definita categoria di servizi come sanità, sicurezza, istruzione e sviluppo sono cose cui lo stato deve provvedere, perché lo scopo della sua esistenza è provvedere al benessere dei cittadini. Lo scopo dell’esistenza di un’azienda è il profitto, e dove porta…Per scegliere un rappresentante bisogna conoscere i fatti, non credere asinamente alla sloganistica, di qualsiasi colore.

Per sapere bisogna informarsi, disporre di mezzi di informazione seri, liberi, di varie opinioni e non addomesticabili. Il buio delle democrazie comincia con limitazioni all’informazione. L’anno scorso l’Italia ha speso così il suo PIL (Prodotto Interno Lordo, tutto quello che tutti noi messi assieme produciamo in Italia ogni anno): 0,9% per la maternità, 1,5% per l’handicap, 0,2% per l’ambiente ma il 2,1% per armi e similari. La legge 209/00 –quella per cancellare il debito estero dei paesi poveri ridotti sul lastrico- è stata congelata e la legge 185/90-quella sull’esportazione di armi- è stata notevolmente peggiorata un paio di mesi fa. Originariamente la legge proibiva di esportare armi dove vi fossero conflitti in corso o violazioni dei diritti umani, ora è tutto più semplice. La spesa per la Cooperazione Internazionale - cioè progetti di sviluppo nei paesi poveri - è la più bassa d’Europa, lo 0,11% del PIL, e quest’anno subirà un ulteriore taglio di 85 milioni di Euro. Le spese per l’assistenza sociale sono un terzo della media europea. Le spese per gli armamenti aumentano ogni anno dal 1998.

Alta moda, olio d’oliva o armi l’Italia è sempre un bel marchio. O no?