Il Magistero del Vescovo

«LUI SA CHE CI SIAMO»

di Maria Carla Papi 

 

Per Natale, impossibilitata a partecipare a tutti i riti liturgici causa influenza, ho approfittato delle televisione per ascoltare la Messa e altre iniziative di carattere religioso qua e là per i canali.

È stato così che ho ascoltato – purtroppo già iniziata – un’intervista con il nostro Arcivescovo Mons. Carlo Caffarra.

Era un’intervista molto confidenziale, condotta con garbo dal giornalista della rete LA7. Di tutto ciò che ho ascoltato – e che non potrei riportare fedelmente parola per parola – mi è rimasto impresso un concetto, che poi credo sia il concetto fondamentale che Caffarra voleva far passare.

Anche quando siamo nella difficoltà di credere, quando il male attorno a noi ci fa inveire contro Dio ponendogli anche delle sfide, quando il cuore è freddo e ci sentiamo soli ebbene: Lui, Dio, sa che noi ci siamo!

Ha riferito poi un gustoso aneddoto. Un giorno, parlando con un professore che si dichiarava ateo, Caffarra gli chiese: «Ma lei con chi se la prende quando è arrabbiato?» E questi, dopo un qualche istante di silenzio rispose: «È vero, non ci avevo pensato …»

Insomma, come afferma anche il nostro Arcivescovo emerito Card. Biffi, spesso gli atei sono solo persone che credono di non credere. Il pericolo maggiore viene da coloro che credono di credere!» Dio è sempre con noi, ci segue, rispetta il nostro silenzio … trovare Dio è molto più semplice di quello che pensiamo, è come chinarsi sulla culla di un neonato … È un attimo, ma ricomincia la vita, come ben spiega Mons. Caffarra nell’Omelia della Notte Santa.

 

«…alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge». Singolare inizio del nuovo popolo! Non era necessario essere persone di cultura, poiché non si trattava di apprendere una dottrina; non era necessario essere fedeli osservanti delle legge, poiché non si trattava di acconsentire ad un codice. Si trattava di andare a vedere un bambino appena nato, perché quel bambino è la grazia di Dio fatta carne umana. E di questo ogni uomo è capace; a questo ogni uomo è invitato.

I pastori andarono. E quando tornarono che cosa era cambiato per loro? Le pecore in mezzo cui vivevano puzzavano ancora come prima; le loro persone ed il loro lavoro erano disprezzati come prima; il futuro della loro vita era incerto come prima. Che cosa allora era cambiato? La coscienza che avevano di se stessi. Essi si videro amati da Dio e furono pieni di stupore scoprendo la dignità della loro persona» (Caffarra, Messa della Notte)