VIAGGIO IN EGITTO
di Luisa Lipparini Leonardi
Mia figlia
Patrizia, per ragioni di lavoro, da alcuni mesi si trova in Egitto
esattamente a Sharm el Sheikh - località balneare molto nota. Io e mio marito
decidiamo di andare a farle visita per vedere come sta.
Siamo ormai nel mese
d’ottobre, ma ci assicurano che troveremo uno splendido sole caldo e un
piacevolissimo mare dove potremo facilmente ammirare una grande
varietà di pesci colorati.
Partiamo portando con noi,
oltre agli indumenti, maschere, pinne e…generi alimentari.
Dall’aereo la città
ci accoglie con un enorme sfavillio di luci che delimitano ogni cosa: la costa,
le strade, la varietà infinita di forme degli alberghi, e le piscine illuminate
sembrano laghi di luce azzurra. Noi siamo tanto desiderosi di rivedere nostra
figlia che espletiamo per primi le formalità doganali;
usciamo dall’aeroporto, e seguiamo le indicazioni per raggiungere il
pullman.
È buio, la strada sconnessa
e veniamo circondati e assillati da un gruppo di egiziani
che ci strappano le valigie, fingono di farci dei servizi e pretendono del
denaro. Finalmente arriviamo e un uomo con la camicia bianca, che scambiamo per
l’autista , afferra la prima valigia e pretende
cinque euro, poi vuole prendermi il borsello , ma io lo tengo ben stretto e
cerco di allontanarmi arrabbiata e spaventata, inciampo in un sasso e mi
ritrovo distesa sul terreno con il viso tutto tumefatto e sanguinante.
Quando finalmente
incontriamo nostra figlia il mio viso è simile a una
maschera tragica e continua a sanguinare.
Io sono stordita, ma lei si
prende cura di me ed è premurosa e gentile anche col suo papà. In un attimo
ogni cosa è cambiata, i ruoli si sono invertiti, noi abituati da sempre ad
occuparci dei figli e degli anziani genitori: venuti per portare doni, affetto e allegria, ci siamo ritrovati nella
condizione di dover ricevere attenzioni, affetto e cure.
Nei
giorni successivi la guardo ammirata mentre svolge il
suo lavoro con grande energia e determinazione e rimango stupita quando, presentandoci
ai suoi amici, è orgogliosa e felice, come se non si accorgesse del mio viso
deturpato e mostrasse la mamma più bella del mondo.
L’albergo è un
piccolo paradiso, il residence è delizioso, il sole ci illumina
e ci riscalda fin dalle prime ore del mattino, ma io sono triste, amareggiata e
diffido degli onesti operai egiziani che lavorano silenziosi e sorridono nella
speranza di una piccola mancia; e come gli antichi schiavi che costruivano le
piramidi, non si ribellano alla sfacciataggine dei turisti che non hanno nessun
rispetto per le loro tradizioni morali e religiose.
Per alcuni giorni non
riesco nemmeno a sorridere (anche perché ho le labbra rotte). Egoisticamente mi
preoccupo solo per me stessa e non mi rendo conto di quanto sgradevole possa essere la mia vicinanza, ma la terza sera, mentre esco
da un bar, un giovane mi sussurra: “Come stai?”
Mi guardo attorno incredula: -Dici a me? Vedi come sono ridotta, sono
caduta! Lui rivolgendomi uno splendido sorriso dice: “It will go.”
Già è
vero passerà! Al mattino seguente faccio un piacevolissimo bagno in
quelle acque calde e trasparenti, poi indosso maschera, pinne e boccaglio, mio
marito mi prende per mano e insieme ci lasciamo
trasportare dalle onde lungo la barriera corallina. Una miriade di pesci colorati
nuota intorno a noi ed io scivolo nell’acqua battendo dolcemente le mie
pinne rosa e sono finalmente serena.
Il programma per la sera
successiva è una cena nel deserto allestita in una tenda beduina. Gli egiziani
suonano invitandoci a ballare e io mi unisco a loro.
A notte avanzata saliamo
sulla cima di una collina rocciosa per ammirare la distesa senza fine di sabbia
resa argentea dalla luce della luna.
Ci sediamo su una roccia e, in quel silenzio magico, restiamo
immobili ad ammirare le stelle.
Prima di ripartire non
poteva mancare una visita alla città vecchia (old Market) dove, con una spesa
modesta, si può cenare in ottimi ristoranti.
Le strade pullulano di
negozianti che, con insistenza, invitano i turisti ad acquistare la loro merce,
ma noi ci rechiamo in un piccolo negozio gestito da un giovane copto (Giovanni) che ci mostra oggetti in vetro e argento
prodotti nella sua fabbrica a Luxor.
Al ritorno in Italia sono
iniziati subito i problemi: la nonna stava molto male e noi ci siamo preoccupati
moltissimo. Nostra figlia Rosanna, terminato un impegno di lavoro che la
tratteneva a Milano è rientrata a casa, ma le è bastato uno sguardo per
accorgersi che eravamo stressati e in difficoltà. Con tanto affetto si è resa
subito disponibile per cercare di alleviare i nostri problemi.
Ora anche Patrizia è
ritornata siamo seduti a tavola con le figlie ai lati.
Io sono felice
anche se so che presto riprenderanno il volo.
Come è buffa la vita, era necessario andare fino in Egitto
per rendermi conto di quanto sono fortunata ad avere una famiglia così bella!