Carissimi Parrocchiani …

di don Carlo Govoni

 

Durante l'avvento, proponendo riflessioni utili alla conversione, ho cercato di porre l’accento su quella mentalità, oggi prevalente, con la quale siamo costretti a fare i conti ogni giorno soprattutto confrontandoci con le idee divulgate dalla stampa e da certa TV. Durante questa analisi ho avuto la sensazione che nella vita di molti cristiani sia rimasto ben poco della fede insegnata dalla tradizione cattolica e quindi della pratica della vita cristiana, divenuta sempre più evanescente.

Lo Stato italiano ansioso di difendere oltre il lecito la sua laicità, non ha saputo però difendere la nazione dalla progressiva demolizione dei principi e delle tradizioni che derivano dal cattolicesimo. Come ben spiegava il Card. Biffi (v. in Risorgimento, stato laico e identità nazionale del 1999  e anche in Chi è il laico? - febbraio 1987) uno stato moderno non può essere "confessionale" in nessun senso, non in senso religioso, ma nemmeno in senso materialistico e ateo o in senso laicistico (cioè "d'ispirazione immanentistica e illuministica, che nega i valori trascendentali o li confina nel segreto della coscienza individuale" - p. 52).

 

Uno stato – diceva il Card. Giovanni Colombo – deve essere sanamente laico democratico, sociale. Il nostro stato tende invece ad essere confessionale in senso laicistico, poiché ogni partito è una religione che vuole imporsi

Per questo, stiamo ampiamente vivendo in uno stato che di fatto laico non è e che non ha saputo difendere la nazione dalla cultura laicista oggi dominante.

Venendo a mancare l’identità cristiana ecco che si cercano altre identificazioni e per giustificare talune scelte laicistiche si prendono ad esempio altri stati. Il problema così si allarga perché se anche l’Italia si allinea a certe scelte, non saranno solo gli italiani a rimetterci, ma l’intera Europa perde una voce in difesa dei principi fondamentali per l’uomo.

Infatti per il culto della libertà, in voga oggi in maniera trasversale fra i diversi politicanti, una nazione non può essere marchiata dall'aggettivo ‘cattolico’ perché – confondendo così lo stato con la nazione – si ha paura che lo stato sia considerato arretrato o oscurantista.

Tutte le scelte laiciste fatte dallo stato, particolarmente negli ultimi decenni, non hanno suscitato molto clamore fra il popolo cattolico, nonostante le forti indicazioni della Chiesa e così ha preso vigore il  proverbio che recita: "Chi tace acconsente!". Il silenzio dei cattolici  diviene perciò colpevole, come ogni atto di omissione, perché indirettamente, convalida le scelte fatte e, peggio ancora, autorizza a procedere in tal senso.

Dal divorzio alla legge sull’interruzione di gravidanza siamo passati oggi a discutere sulle manipolazioni genetiche, i matrimoni fra persone dello stesso sesso, l’eutanasia ... e chissà come andrà a finire se i bravi cristiani continueranno a tacere!

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla negatività del laicismo, sarebbe bene che, per esempio, si ponesse questa domanda e meditasse: perché è sorta la contestazione per la presenza del Crocefisso nei locali pubblici? Perché dà fastidio il Presepe e al posto del Bambinello alcuni hanno messo Cappuccetto Rosso? Perché in qualche scuola è successo che per falso senso del rispetto si evita di pronunciare il nome di Gesù nelle canzoncine di Natale dei bambini?

Fino a poco tempo fa, nessuno, credente o non credente, ha mai subito traumi vedendo in croce Colui cheha dato la vita per salvare gli uomini, ma l'ha sempre considerato il segno di uno smisurato amore. Echi non credeva, aveva per lo meno il rispetto della fede altrui.

Purtroppo, diminuendo la fede nelle anime, nessuno scende in piazza per difendere la Croce e così quel Segno sfolgorante di amore è diventato un pretesto: considerandolo solo una deprimente scena di morte, non resta che distoglierlo dallo sguardo, soprattutto da quello dei bambini, futuri e potenziali cattolici!

Molte altre sono le manifestazioni laiciste che vengono anche dal mondo dell’informazione e della cultura. Informazione e cultura a senso unico, quando, come nell’esempio che farò, non si tiene conto neppure di un contraddittorio e quindi della pluralità delle idee.

Una sera, sono capitato per caso su un canale televisivo dove qualcuno stava intervistando qualcun altro su Santa Maria Goretti.

Incuriosito, mi sono fermato ad ascoltare e, intanto – poiché ho sempre ammirato questa creatura – riandavo coi ricordi a quando in seminario mi fu proposto di fare il suo ritratto a penna per l’Avvenire. (Proposta che accettai con gioia proprio come atto di devozione alla Santa.)

Mentre mi cullavo su questi ricordi, sono stato richiamato bruscamente alla realtà dalla voce dell'intervistato che criticava il comportamento di Maria Goretti davanti al suo aggressore, sminuendo così in modo vergognoso il motivo della santificazione; aggiungeva poi che se una sua figliasi fosse trovata in un simile frangente l'avrebbe consigliata di non porsi problemi di fronte al tentatore.

Inoltre, subito dopo, ha contestato anche la Chiesa, poiché proclamando santa una creatura di questo genere, la esalta davanti ai fedeli come un ideale da imitare, creando  disagio in chi non se la sente di seguire tale esempio.

Ovviamente questo è un genere di informazione che rischia di smorzare quei barlumi più deboli della fede. Questa non è laicità, ma laicismo.

È innegabile, come ho detto fin dall’inizio, che oggi stiamo tutti camminando su un terreno minato. Ogni ideale vieneincrinato e se anche un genitore si sforza di insegnare qualcosa ai figli con amore, per aiutarli a crescere bene nella vita, se propone una rinuncia subito viene contestato perché, per la stessa miope ideologia proposta dall’esempio, pare soffocare la libertà individuale e non ci si accorge che così invece l’uomo è sempre più rassegnato e inerte sotto il suo carico di difetti.

Invece, poiché ogni correzione vera è data per conseguire un bene, sarebbe da accettare di buon grado, cercando di capirne bene i fini, anche quando ciò comporta un sacrificio e una certa disciplina su se stessi.

Mi chiedo: se ogni automobile è costruita per muoversi in velocità, perché ha in dotazione anche i freni che sonola negazione esatta del procedere della macchina? Per arrestarsi davanti al pericolo. Gli ideali e i sacrifici che servono per attuarli sono i freni che permettono agli uomini di fermarsi in tempo.

Ogni santo che veneriamo è portatore almeno di un ideale fondamentale e i santi non sono persone eccezionali, magente come noi, solo con un po’ più di fede: ecco perché possono essere un esempio per tutti.

Sant'Agostino, intelligenza sublime, diceva: "Se questi e quelli, perché non io?"

Tanti sono i problemi dovuti alla diminuzione della fede!

Rileggo per caso in questi giorni, l’incipit di un profetico intervento che il Card. Giacomo Biffi fece all’Azione Cattolica il 27 Febbraio 1994 (dieci anni fa!): «Oggi è in atto la più grave aggressione della storia all' Avvenimento cristiano, ai valori cristiani, al patrimonio esistenziale cristiano. Solo anime eccezionalmente candide o eccezionalmente sciocche possono negarlo o non riconoscerlo … Cosa deve fare la comunità cristiana?

Deve svegliarsi, deve rendersi conto che difendere la verità delle cose come ci è rivelata da Dio è il più elementare e il più necessario atto di carità verso l'uomo e deve avere il coraggio di contestare apertamente le opinioni anticristiane.»

Davanti ad un panorama così desolante, i cattolici non devono chiudersi in una passiva inerzia aspettando la manna dal cielo, ma ognuno deve agire santificando la propria anima, nutrendosi della Parola di Dio e dei Sacramenti e mettendo in pratica nella vita il Vangelo, testimoniando la verità senza timori, difendendo i propri valori cristiani senza vergogna. Ognuno lo può fare nel suo piccolo, quando dialoga col vicino di casa o con il collega d’ufficio, quando si confronta con gli amici o deve fare una scelta che coinvolge un piccolo nucleo sociale. Si comincia così pian piano ad allenarsi a vivere senza compromessi, rispettando gli altri ma pretendendo il rispetto per l’esercizio libero dei propri valori cristiani.

Concludiamo allora questa riflessione sempre con le parole che il Card. Biffi disse nell’intervento del 1994: «Il Signore ha detto: Sia il vostro parlare no no. Allora bisogna saper dire di sì e di no.Qualche volta ho la sensazione che si prenda la frase di Gesù così: il vostro parlare sia sì . Non sono quattro sì: sono due sì e due no.

Dobbiamo dire di SÌ a tutto ciò che di bello, di buono, di vero troviamo nel mondo, anche nel mondo non cristiano, dobbiamo dire di sì alle persone che sono sempre immagini vive di Cristo e che devono sempre essere destinatarie del nostro amore anche quando sono delle immagini sfigurate. Ma dobbiamo saper dire di NO a tutti gli errori, a tutti i vizi, a tutte le stupidità che ci vengono imposte dalla cultura dominante.»

Accogliamo allora l’invito di Gesù che ci ha ricordato il Card. Biffi e scuotiamo via la polvere dei denigratori, senza –farci contaminare dai rifiuti, dai dinieghi o dalle derisioni. Anche questo può essere un proposito per l’anno nuovo!

A tutti auguro che il Signore benedica le Vostre intenzioni per un santo 2005!