IL
CAMMINO CONTINUA
!
di
Annetta Ventura
Lettera
ai fedeli laici: le coordinate culturali
«Siamo oggi di fronte a eventi e
fenomeni spettacolari e inquietanti, destinati a segnare
fortemente il futuro. Non è facile poter dire se le coordinate
culturali che hanno plasmato lepoca moderna siano ancora del
tutto attuali o se, al contrario, siamo allalba non solo di
un nuovo secolo, ma anche di una nuova società, di nuovi modi di
pensare, di giudicare, di orientare, di organizzare
lesistenza.» Inizia così
Ma,
quali potrebbero essere le coordinate culturali di cui parla la
lettera?
Una risposta la
offre il primo dei libri1 usciti dalle penne di
Pera e Ratzinger che inizia citando Max Weber: «Per
quale concatenamento di circostanze» si chiedeva, un secolo
fa il sociologo tedesco2 «è avvenuto che
proprio sul suolo occidentale, e qui soltanto, la civiltà si è
espressa con manifestazioni, le quali - almeno secondo quanto noi
amiamo immaginarci si sono inserite in uno svolgimento,
che ha valore e significato universale?»
Nel suo saggio, Weber proseguiva
esaminando la scienza, lastronomia, la geometria, la
medicina, la chimica; Pera aggiunge il liberalismo, lo Stato di
diritto, lo Stato sociale, la separazione fra la società civile
e lo Stato, la democrazia e le convenzioni o dichiarazioni dei
diritti. Tutte queste sono «creature tipiche, originarie e
proprie dellOccidente e affermate in altre parti del mondo,
e pretendono di avere valore universale».
«Sembra
importante - prosegue Marcello Pera - ricordare che nessun
serio tentativo di dar conto di queste svolte epocali ha potuto
prescindere dallapporto del cristianesimo, che è la
tradizione che più ha innervato lintera storia dellOccidente.»1
e forse sono stati apprezzamenti così
che hanno valso anche a Marcello Pera lappellativo di
ateo devoto.
Ma cento anni
dopo il quesito posto da Weber, la mentalità corrente sembra non
attribuire più nessun significato universale alle manifestazioni
dellevolversi culturale dellOccidente perché non
sono altro che «una particolarità fra le altre, con dignità
come le altre».1
Presupposto
di tale conclusione sarebbe il relativismo.
Il primo apparire di questa filosofia
risale al V secolo a.C., con gli scettici ed i sofisti greci.
I manuali di storia della filosofia
riportano che secondo i sofisti lunico mezzo di conoscenza
a disposizione delluomo sono le proprie personali
sensazioni.
Da questa partenza i sofisti deducono che
ogni uomo vive in un mondo individuale, in cui laltro
non entra a far parte.
Ogni uomo ha una propria verità che
può anche non coincidere con quella di altri.
Non esistono onestà o disonestà: tutto è
relativo allabilità di difendere le proprie opinioni.
Tutte le opinioni sono egualmente vere, ma
non tutte egualmente convenienti. E lutilità diventa il
criterio di distinzione.
La democrazia, inoltre, sembrerebbe
evidenziare che sono gli uomini, con il prevalere di una o di
unaltra corrente politica, a costruire le leggi e con
queste ad amministrare la giustizia. E luomo finisce per
convincersi che tutto dipenda esclusivamente da lui, che non vi
sia, sopra ogni legge, una verità immutabile, né una giustizia
eterna.
Scriveva il cardinale Ratzinger: «Che
esistano valori che non sono modificabili da nessuno è la vera e
propria garanzia della nostra libertà
»1
A partire dal XVIII secolo, il relativismo
ottiene una rinnovata attenzione, in filosofia e nel pensiero
corrente. Le sue tesi, giudicate non valide già da Socrate
cinquecento anni prima di Cristo, sono però allettanti, non
riconoscendo responsabilità né obblighi, verso persone o morale.
«Di tutte le cose è misura
luomo», diceva lantico sofista Protagora.
«Luomo tende a ripiegarsi sempre
più su se stesso» dice invece Benedetto XVI
esaminando gli effetti di una cultura «segnata
dal soggettivismo» che «spinge gli uomini a farsi unica misura
di se stessi». Mentre, al contrario, «luomo che
supera se stesso diviene consapevole della sua caratteristica di
creatura chiamata ad una crescita armoniosa a cominciare proprio
dallinteriorità
»3
«Il
relativismo - scriveva ancora il futuro Benedetto XVI - in
certo qual modo, è diventato la vera e propria religione
delluomo moderno.
La
forza che ha trasformato il cristianesimo in una religione mondiale
è consistita nella sua sintesi tra ragione, fede e vita. Perché
questa sintesi non convince più, oggi?
Perché la
razionalità e il cristianesimo sono, al contrario, considerati
oggi come contradditori e addirittura reciprocamente escludenti?»8
E ancora: «Il
ritenere che vi sia realmente una verità, una verità vincolante
e valida nella storia stessa, nella figura di Gesù Cristo e
nella fede della Chiesa, viene qualificato come fondamentalismo.»8
Nella
ricerca di queste nuove sintesi, quale ruolo possono assumere i
laici ?
In primo luogo, «è
indispensabile uscire da quello strano ed errato atteggiamento
interiore che faceva sentire il laico più cliente
che compartecipe della vita e della missione della Chiesa»,
come recita
Sollecitare i
laici ad essere tali è cosa urgentissima.» dichiara il
prof. Diotallevi.4
Papa Giovanni
Paolo II ha ripetuto che il fedele laico «non può chiudersi
in se stesso» 5 ed il Concilio ha detto a
chiare lettere che «per loro vocazione, è proprio dei laici
cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole
secondo Dio.» 6
In «una
situazione, per tanti aspetti oscura e insicura, ciò di cui gli
uomini hanno maggiormente bisogno è la speranza».7
Il cristianesimo è la religione della speranza, «perciò
annunciare il Vangelo della speranza è oggi compito essenziale
dei cristiani.»7
Queste sono alcune delle sollecitazioni
rivolte ai laici, e seguirle presuppone la costanza di coniugare
la testimonianza della fede con la propria vita, che spesso
scorre su binari di comune ordinarietà, e forse in mezzo ad un
piccolo gruppo di persone.
I fedeli laici cercano di farsi carico dei
problemi e delle necessità dellaltro; cercano di
capire il disegno di Dio nella storia e di scegliere e agire e
organizzare la propria vita secondo i principi cristiani, antichi,
saggi e sempre veri.
Questi sono alcuni modi per evangelizzare,
per condividere fiducia e speranza con chi ci vive accanto, e non
importa se accanto abbiamo solo una ristretta cerchia di
prossimo.
Mani Tese, negli anni 70, diceva,
dando valore a ciascuno e ad ogni gesto:
«Se molti uomini di poco conto, in
molti posti di poco conto, facessero cose di poco conto, la
faccia della terra potrebbe cambiare».
1 Senza radici
- Marcello Pera / Joseph Ratzinger, Mondadori, novembre 2004.
2 Letica
protestante e lo spirito del capitalismo - Maximilian
Weber (1864- 1920).
3 Decima seduta
pubblica delle Pontificie Accademie per ledificazione di un
nuovo umanesimo.
4 Luca Diotallevi,
sociologo della religione, Nuova Responsabilità, Azione
cattolica oggi, settembre 2005.
5 Giovanni Paolo
II, Assemblea generale del Sinodo dei vescovi, 20 ottobre 1987.
6 Concilio
Vaticano II, Lumen Gentium, 31,b.
7 La civiltà
cattolica, 5 novembre 2005, pag. 217
8 Fede,
verità, tolleranza - Joseph Ratzinger, Siena
Cantagalli 2003 pag. 184