18-25 gennaio 2006
SETTIMANA DI
PREGHIERA PER LUNITÀ DEI CRISTIANI
«se
due o tre si riuniscono
per invocare il mio nome,
io sono in mezzo a loro»
(Matteo 18, 18-20)
______________
Durante
I
testi biblici e i commenti proposti per gli otto giorni,
intendono fornire una riflessione fondata sull'invito di Gesù a
radunarsi nel suo nome.
Il
primo giorno sviluppa l'idea che, dal momento che tutti i
cristiani appartengono a Cristo, noi ci apparteniamo gli uni gli
altri; siamo riuniti in una comune appartenenza che si manifesta
nel comune riconoscimento del battesimo.
Il
secondo giorno offre una meditazione sull'umiltà del
servizio (esemplificato nella lavanda dei piedi) come un mezzo
importante per costruire insieme l'unità della Chiesa.
Il
terzo giorno focalizza l'importanza del pregare insieme
per creare un legame con Gesù e fra noi, quasi suggerendo che
Gesù abbia pregato affinché i suoi discepoli fossero una cosa
sola, dal momento che essi non erano ancora uniti nel suo nome.
Il
tema del quarto giorno è quello della riconciliazione
delle memorie, dell'offerta e dell'accettazione del perdono,
quale elemento costitutivo nel processo di riscoperta e riappropriazione
della nostra unità in Cristo.
Il
quinto giorno sottolinea la presenza di Dio come sorgente
di pace e di riconciliazione, di coraggio e di forza, che ci
muove a nostra volta a trovare strade per realizzare la pace.
Il
tema del sesto giorno ci offre l'opportunità di
riflettere sul duplice movimento della missione: "radunare"
e "mandare". Entrambi hanno lo stesso scopo: realizzare
la volontà del Padre di sorreggere il debole e proclamare che il
Regno di Dio è vicino.
Il
settimo giorno sfida a riflettere su come accogliere il
nostro prossimo e lo straniero, in tutta la loro alterità,
vedendo in essi la presenza di Cristo come invito ad abbracciare
l'imperativo ecumenico e a proseguire nel nostro impegno.
L'ottavo
giorno è centrato sull'attesa della meta del nostro
pellegrinaggio verso la pienezza della presenza di Cristo. Mentre
proseguiamo nel nostro viaggio, gradualmente scopriamo negli
altri cristiani non più degli stranieri, ma dei compagni di
viaggio, anticipando così insieme il giorno in cui saremo gli
uni accanto agli altri, alla presenza di Cristo.
È
più ciò che ci unisce di ciò che ci divide - questa è
Il gruppo ecumenico irlandese responsabile per la
preparazione della prima bozza del testo di quest'anno per
Questa è la terza volta, negli ultimi 25 anni, che il
testo per
In primo luogo, il gruppo incaricato desiderava attirare l'attenzione
su Cristo quale sorgente della nostra unità, sottolineando come
Egli ci abbia già mostrato la strada per divenire strumenti dell'unità
voluta da Dio.
In secondo luogo, mentre le speranze di pace nascono e
muoiono secondo i gesti e le varie iniziative, i membri del
gruppo hanno voluto richiamare all'attenzione la semplicità dei
due o tre radunati insieme in cristiano amore reciproco, come
strumento vivo per costruire relazioni fra persone e comunità
divise. Molto spesso piccoli incontri, relazioni e amicizie a
livello locale possono avere grande impatto nel creare uno
spirito di pace e di riconciliazione. Molti recenti avvenimenti
in Irlanda testimoniano questa verità.
In terzo luogo, i membri del gruppo erano coscienti che la
speranza per il domani, la pace e la riconciliazione per l'oggi
comportano necessariamente l'affrontare dolorose memorie e
ingiuriosi torti del passato.
1. Il tema
proposto quest'anno per
2. Il contesto in cui si situa nel vangelo di Matteo il
versetto che è al centro della nostra riflessione non è
tranquillizzante. Nel passo precedente si parla della riprensione
del peccatore; quello successivo è la nota parabola del servo
malvagio: chi non perdona al proprio fratello non sarà perdonato
da Dio. Ma al centro c'è la promessa rassicurante di Gesù: se
due pregheranno insieme saranno esauditi, se due o tre si
riuniranno nel suo nome, Cristo stesso sarà in mezzo a loro.
Poco prima nel vangelo di Matteo avevamo trovato la parabola
della pecora smarrita, l'esaltazione del valore che ha per Dio
ogni singola creatura. Il pastore lascia le novantanove pecore
per andare a cercare quella che si era smarrita e il Padre che è
nei cieli non vuole che vada smarrito uno solo di questi piccoli.
Ogni essere umano è caro al Padre, ognuno ha valore in se stesso.
Ma se gli esseri umani, anche solo due o tre, si mettono insieme
formano qualche cosa di più della somma di alcune individualità:
formano una comunità e la comunità riceve da Gesù promesse
diverse da quelle rivolte ai singoli. Il testo di Matteo fa
riferimento nei versetti precedenti all'Antico Testamento. Scrive
il Deuteronomio (19, 15): "La testimonianza di una sola
persona non basta per far condannare chi ha commesso un delitto,
un crimine o qualsiasi altra colpa. L'accusa dovrà essere
provata da due o tre testimoni". Due o tre testimoni
servono per condannare un delitto o per certificare un fatto. Il
discorso di Gesù prosegue evocando l'esaudimento delle preghiere
e la formazione di una comunità. E seguitando nel riferimento
all'Antico Patto, Gesù richiede due o tre persone per formare
una comunità di cui Egli stesso è parte.
3. Per formare una tale comunità, il piccolo gruppo deve
manifestare una fede sincera. I suoi membri devono essere dei
"testimoni", secondo il paragone che Gesù ha citato
poco prima. I due o tre devono essere riuniti "nel suo nome"
o "per celebrare il suo nome", secondo le traduzioni. E'
una assemblea di preghiera, di culto, nel nome del Salvatore. Non
è rivolta a cercare un risultato immediato e tangibile, qualche
cosa che il mondo possa apprezzare, ma ad adorare e ad umiliarsi
davanti a Dio. Eppure, a quei due o tre è attribuito un potere
enorme: le loro preghiere saranno accolte e il Figlio di Dio
stesso sarà con loro. Nessuna forza umana può essere così
grande come quella che deriva dall'essere riuniti insieme nel
segno della fede. Ma due o tre non sono certo una grande massa di
gente. Gesù Cristo non si rallegra dei grandi successi mediatici.
Quando è accolto festosamente a Gerusalemme da una grande folla,
sa bene che pochi giorni dopo, durante la passione, resterà solo.
E la massa della gente chiederà la sua morte. Non sono le folle,
le grida della moltitudine ad essere esaudite, ma la preghiera
sincera anche di due o tre che sono riuniti nel suo nome.
4. Due o tre persone rappresentano una pluralità. Ma
rappresentano anche la diversità. Non tutti gli esseri umani
sono uguali, anzi non ce ne sono mai due perfettamente uguali,
nel corpo e nello spirito. Il bello dell'umanità è proprio
nella diversità: di sesso, di colore, di razza. Due o tre
persone sono diverse una dall'altra. In questo modo rappresentano
una sintesi di tutte le diversità che ci sono nel mondo. Gesù
è in mezzo ai diversi che sono riuniti nel suo nome, non
richiede che preventivamente la comunità sia uniformata,
eliminando forzosamente le differenze per attenderlo. E' Gesù
stesso ad unificare le differenze, l'unità viene come dono del
Signore, ma è una unità che mantiene e rispetta le diversità
che ci sono tra gli esseri umani.
5.
Sebbene la divisione fra i cristiani sia una dolorosa realtà, la
pluralità di tradizioni delle chiese cristiane è invece un dono.
Come tante persone diverse hanno sensibilità e doni differenti,
così tante espressioni diverse della fede in Cristo sono una
ricchezza. Ma la parola che ci giunge in questa Settimana di preghiera
ci fornisce un invito pressante di Cristo: non pregate da soli!
Vale per le persone, ma vale anche per le comunità e per le
diverse espressioni della Chiesa del Signore. E' bello che
ciascuna preghi, nella sua lingua e nei modi che le sono consueti.
Ma la promessa di Cristo è anche un invito: mettetevi d'accordo,
due o più comunità, e la vostra preghiera sarà esaudita dal
Padre che è nei cieli. Riunitevi insieme, tante realtà diverse,
per invocare il mio nome e sarò in mezzo a voi. L'invito di
Gesù agli uomini è di riunirsi per pregare, per adorare; ma è
anche un invito a gruppi di persone, per evitare che ciascuno si
chiuda in se stesso e porti, insieme con altri, la sua
testimonianza. Come nella legge dell'Antico Testamento, una
testimonianza è attendibile quando è portata da più testimoni.
6. Tanti gruppi di cristiani sono riuniti nel mondo per
invocare il nome di Gesù. Quanto la vocazione di ciascuno sia
sincera, spetta a Dio giudicare. Ma certo lo spirito non è
quello della competizione tra Elia e i profeti di Baal (1 Re, 18),
in cui ciascuno vuole vedere il proprio sacrificio più gradito.
Piuttosto, noi vogliamo che gli abitanti di tutta la terra si uniscano
per cantare all'Eterno un cantico nuovo, per raccontare la sua
gloria a tutte le nazioni e le sue meraviglie tra tutti i popoli
(Sal 96, 1-3). Allora non saranno due o tre riuniti nel suo nome,
ma tutti i popoli della terra. E, secondo la sua promessa, Cristo
sarà con loro. "Amen! Vieni, Signore Gesù!" (Ap
22, 20).
Mentre preghiamo, ricordiamoci di rendere grazie per i
grandi passi avanti nel cammino dell'unità fra cristiani che
hanno marcato queste ultime decadi; Gesù Cristo è stato
presente fra noi per la potenza dello Spirito Santo,
Firmato:
Metropolita
Gennadios
Vincenzo Paglia
Arcivescovo
Ortodosso d'Italia
Vescovo di Terni-Narni-Amelia
Chiesa
Cattolica
Presidente, Segretariato CEI
pregando
con noi il Padre.
per l'Ecumenismo e il Dialogo
ed Esarca per l'Europa Meridionale