2006:
Il primo messaggio di BENEDETTO XVI
A
cura di Maria Carla Papi
Per
alcuni mesi abbiamo tracciato il profilo di Papa Ratzinger,
terminando il percorso proprio con la storia della scelta del
nome, Benedetto XVI, un nome così antico e così nuovo insieme
tanto da far percepire come un alito di vento che porta con sé
la freschezza e la purezza di valori antichi e la speranza che
questo vento accarezzi i tempi nuovi che ci attendono, portando
quella pace duratura fra gli uomini che non può radicarsi altro
che nella verità.
Con
questo auspicio e questa speranza, pubblichiamo il primo
messaggio di Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale
della Pace (1 gennaio 2006)dato in Vaticano l8 dicembre
2005 giorno dellImmacolata
NELLA
VERITÀ,
1.
Con il tradizionale Messaggio per
2.
Vorrei subito rendere un sincero tributo di gratitudine ai miei
Predecessori, i grandi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II,
illuminati operatori di pace. Animati dallo spirito delle
Beatitudini, essi hanno saputo leggere nei numerosi eventi
storici, che hanno segnato i loro rispettivi Pontificati, il
provvidenziale intervento di Dio, mai dimentico delle sorti del
genere umano. A più riprese, quali infaticabili messaggeri del
Vangelo, essi hanno invitato ogni persona a ripartire da Dio per
poter promuovere una pacifica convivenza in tutte le regioni
della terra. Nella scia di questo nobilissimo insegnamento si
colloca il mio primo Messaggio per
Il
nome stesso di Benedetto, che ho scelto il giorno dell'elezione
alla Cattedra di Pietro, sta ad indicare il mio convinto impegno
in favore della pace. Ho inteso, infatti, riferirmi sia al Santo
Patrono d'Europa, ispiratore di una civilizzazione pacificatrice
nell'intero Continente, sia al Papa Benedetto XV, che condannò
3.
Il tema di riflessione di quest'anno «Nella verità,
la pace» esprime la convinzione che, dove e
quando l'uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità,
intraprende quasi naturalmente il cammino della pace.
4.
Delineata in questo modo, la pace si configura come dono celeste
e grazia divina, che richiede, a tutti i livelli, l'esercizio
della responsabilità più grande, quella di conformare
nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell'amore
la storia umana all'ordine divino. Quando viene a mancare
l'adesione all'ordine trascendente delle cose, come pure il
rispetto di quella «grammatica» del dialogo che è la legge
morale universale, scritta nel cuore dell'uomo, quando viene
ostacolato e impedito lo sviluppo integrale della persona e la
tutela dei suoi diritti fondamentali, quando tanti popoli sono
costretti a subire ingiustizie e disuguaglianze intollerabili,
come si può sperare nella realizzazione del bene della pace?
Vengono infatti meno quegli elementi essenziali che danno forma
alla verità di tale bene. Sant'Agostino ha descritto la pace
come «tranquillitas ordinis», la tranquillità dell'ordine,
vale a dire quella situazione che permette, in definitiva, di
rispettare e realizzare appieno la verità dell'uomo.
5.
E allora, chi e che cosa può impedire la realizzazione della
pace? A questo proposito,
6.
La pace è anelito insopprimibile presente nel cuore di ogni
persona, al di là delle specifiche identità culturali. Proprio
per questo ciascuno deve sentirsi impegnato al servizio di un
bene tanto prezioso, lavorando perché non si insinui nessuna
forma di falsità ad inquinare i rapporti. Tutti gli uomini
appartengono ad un'unica e medesima famiglia. L'esaltazione
esasperata delle proprie differenze contrasta con questa verità di
fondo. Occorre ricuperare la consapevolezza di essere accomunati
da uno stesso destino, in ultima istanza trascendente, per poter
valorizzare al meglio le proprie differenze storiche e culturali,
senza contrapporsi ma coordinandosi con gli appartenenti alle
altre culture. Sono queste semplici verità a rendere possibile
la pace; esse diventano facilmente comprensibili ascoltando il
proprio cuore con purezza di intenzioni. La pace appare allora in
modo nuovo: non come semplice assenza di guerra, ma come
convivenza dei singoli cittadini in una società governata dalla
giustizia, nella quale si realizza in quanto possibile il bene
anche per ognuno di loro. La verità della pace chiama tutti a
coltivare relazioni feconde e sincere, stimola a ricercare ed a
percorrere le strade del perdono e della riconciliazione, ad
essere trasparenti nelle trattative e fedeli alla parola data. In
particolare, il discepolo di Cristo, che si sente insidiato dal
male e per questo bisognoso dell'intervento liberante del Maestro
divino, a Lui si rivolge con fiducia ben sapendo che «Egli
non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca» (
7.
La verità della pace deve valere e far valere il suo benefico
riverbero di luce anche quando ci si trovi nella tragica
situazione della guerra. I Padri del Concilio Ecumenico Vaticano
II, nella Costituzione pastorale Gaudium
et spes, sottolineano che non diventa «tutto lecito
tra le parti in conflitto quando la guerra è ormai
disgraziatamente scoppiata».
8.
Il mio grato pensiero va alle Organizzazioni Internazionali e a
quanti con diuturno sforzo operano per l'applicazione del diritto
internazionale umanitario. Come potrei qui dimenticare i tanti
soldati impegnati in delicate operazioni di composizione dei
conflitti e di ripristino delle condizioni necessarie alla realizzazione
della pace? Anche ad essi desidero ricordare le parole del
Concilio Vaticano II: «Coloro che, al servizio della patria,
sono reclutati nell'esercito, si considerino anch'essi ministri
della sicurezza e della libertà dei popoli. Se adempiono
rettamente a questo dovere, concorrono anch'essi veramente a
stabilire la pace». Su tale esigente fronte si colloca l'azione
pastorale degli Ordinariati militari della Chiesa Cattolica:
tanto agli Ordinari militari quanto ai cappellani militari va il
mio incoraggiamento a mantenersi, in ogni situazione e ambiente,
fedeli evangelizzatori della verità della pace.
9.
Al giorno d'oggi, la verità della pace continua ad essere
compromessa e negata, in modo drammatico, dal terrorismo che, con
le sue minacce ed i suoi atti criminali, è in grado di tenere il
mondo in stato di ansia e di insicurezza. I miei Predecessori
Paolo VI e Giovanni Paolo II sono intervenuti più volte per
denunciare la tremenda responsabilità dei terroristi e per
condannare l'insensatezza dei loro disegni di morte. Tali disegni,
infatti, risultano ispirati da un nichilismo tragico e
sconvolgente, che il Papa Giovanni Paolo II descriveva con queste
parole: «Chi uccide con atti terroristici coltiva sentimenti
di disprezzo verso l'umanità, manifestando disperazione nei
confronti della vita e del futuro: tutto, in questa prospettiva,
può essere odiato e distrutto». Non solo il nichilismo, ma
anche il fanatismo religioso, oggi spesso denominato fondamentalismo,
può ispirare e alimentare propositi e gesti terroristici.
Intuendo fin dall'inizio il dirompente pericolo che il fondamentalismo
fanatico rappresenta, Giovanni Paolo II lo stigmatizzò duramente,
mettendo in guardia dalla pretesa di imporre con la violenza,
anziché di proporre alla libera accettazione degli altri la
propria convinzione circa la verità. Scriveva: «Pretendere
di imporre ad altri con la violenza quella che si ritiene essere
la verità, significa violare la dignità dell'essere umano e, in
definitiva, fare oltraggio a Dio, di cui egli è immagine».
11.
Dinanzi ai rischi che l'umanità vive in questa nostra epoca, è
compito di tutti i cattolici intensificare, in ogni parte del
mondo, l'annuncio e la testimonianza del «Vangelo della
pace», proclamando che il riconoscimento della piena verità
di Dio è condizione previa e indispensabile per il
consolidamento della verità della pace. Dio è Amore che salva,
Padre amorevole che desidera vedere i suoi figli riconoscersi tra
loro come fratelli, responsabilmente protesi a mettere i
differenti talenti a servizio del bene comune della famiglia
umana. Dio è inesauribile sorgente della speranza che dà senso
alla vita personale e collettiva. Dio, solo Dio, rende efficace
ogni opera di bene e di pace. La storia ha ampiamente dimostrato
che fare guerra a Dio per estirparlo dal cuore degli uomini porta
l'umanità, impaurita e impoverita, verso scelte che non hanno
futuro. Ciò deve spronare i credenti in Cristo a farsi testimoni
convincenti del Dio che è inseparabilmente verità e amore,
mettendosi al servizio della pace, in un'ampia collaborazione
ecumenica e con le altre religioni, come pure con tutti gli
uomini di buona volontà.
12.
Guardando all'attuale contesto mondiale, possiamo registrare con
piacere alcuni promettenti segnali nel cammino della costruzione
della pace. Penso, ad esempio, al calo numerico dei conflitti
armati. Si tratta di passi certamente ancora assai timidi sul
sentiero della pace, ma già in grado di prospettare un futuro di
maggiore serenità, in particolare per le popolazioni martoriate
della Palestina,
13.
Tutto ciò non deve indurre però ad un ingenuo ottimismo. Non si
può infatti dimenticare che, purtroppo, proseguono ancora
sanguinosi conflitti fratricidi e guerre devastanti che seminano
in vaste zone della terra lacrime e morte. Ci sono situazioni in
cui il conflitto, che cova come fuoco sotto la cenere, può
nuovamente divampare causando distruzioni di imprevedibile
vastità. Le autorità che, invece di porre in atto quanto è in
loro potere per promuovere efficacemente la pace, fomentano nei
cittadini sentimenti di ostilità verso altre nazioni, si
caricano di una gravissima responsabilità: mettono a repentaglio,
in regioni particolarmente a rischio, i delicati equilibri
raggiunti a prezzo di faticosi negoziati, contribuendo a rendere
così più insicuro e nebuloso il futuro dell'umanità. Che dire
poi dei governi che contano sulle armi nucleari per garantire la
sicurezza dei loro Paesi? Insieme ad innumerevoli persone di
buona volontà, si può affermare che tale prospettiva, oltre che
essere funesta, è del tutto fallace. In una guerra nucleare non
vi sarebbero, infatti, dei vincitori, ma solo delle vittime. La
verità della pace richiede che tutti sia i governi che in
modo dichiarato o occulto possiedono armi nucleari, sia quelli
che intendono procurarsele , invertano congiuntamente la
rotta con scelte chiare e ferme, orientandosi verso un
progressivo e concordato disarmo nucleare. Le risorse in tal modo
risparmiate potranno essere impiegate in progetti di sviluppo a
vantaggio di tutti gli abitanti e, in primo luogo, dei più
poveri.
15.
I primi a trarre vantaggio da una decisa scelta per il disarmo
saranno i Paesi poveri, che reclamano giustamente, dopo tante
promesse, l'attuazione concreta del diritto allo sviluppo. Un
tale diritto è stato solennemente riaffermato anche nella
recente Assemblea Generale dell'Organizzazione delle Nazioni
Unite, che ha celebrato quest'anno il 60o anniversario
della sua fondazione.
Dal Vaticano, 8 Dicembre 2005.
BENEDICTUS
PP. XVI
Chi
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può andare sul sito del Vaticano, oppure su www.ratzinger.it:
il sito si chiama Gli amici di Ratzinger