Dalla Chiesa di Bologna

 

IL BOLLETTINO ... COMUNICA!

di Maria Carla Papi

Lo scorso mese, in occasione della 38° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali il Papa ha diffuso un Messaggio, dato già nel gennaio scorso nella Festa di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione. In esso il Pontefice invita a una "sobria riflessione" sull'uso che le famiglie fanno dei mezzi di comunicazione e, a sua volta, del modo in cui la famiglia e le preoccupazioni della famiglia vengono trattati dai mezzi di comunicazione". Se da una parte infatti i media offrono "opportunità pressoché illimitate di informazione, di educazione, di arricchimento culturale e perfino di crescita spirituale", dall'altra hanno anche "la capacità di arrecare grande danno alle famiglie, presentando loro una visione inadeguata o perfino distorta della vita, della famiglia, della religione e della moralità". Il rischio riguarda soprattutto il modo in cui viene trattata la famiglia: "l'infedeltà, l'attività sessuale al di fuori del matrimonio e l'assenza di una visione morale e spirituale del contratto matrimoniale vengono ritratti in modo acritico, sostenendo, talvolta, al tempo stesso il divorzio, la contraccezione, l'aborto e l'omosessualità". E poiché "ogni attacco al valore fondamentale della famiglia è un attacco al bene autentico dell'umanità", il Pontefice invita operatori della comunicazione, autorità pubbliche e associazioni familiari a intervenire sulla qualità dell'informazione. In particolare sollecita gli operatori della comunicazione a "resistere alle pressioni commerciali o alle esigenze di conformarsi alle ideologie secolari", le autorità pubbliche ad attuare "politiche e procedure di regolamentazione", e i rappresentanti delle famiglie a "partecipare alla realizzazione di queste politiche".

Giovanni Paolo II si rivolge poi direttamente ai genitori. "Anche ai bambini si può insegnare qualcosa sui mezzi di comunicazione - scrive il Papa - cioè che essi vengono prodotti da persone desiderose di trasmettere messaggi, che questi messaggi spesso invitano a fare qualcosa che non è nell'interesse del bambino o che non corrisponde alla verità morale, che i bambini non devono accettare o imitare in modo acritico ciò che riscontrano nei mezzi di comunicazione sociale". Nello stesso tempo è però doveroso "regolare l'uso dei mezzi di comunicazione a casa".

In vista di questa Giornata Mons. Ernesto Vecchi, intervistato da Avvenire riguardo ai mezzi di comunicazione, ha ribadito alcuni concetti peraltro già più volte insistentemente richiamati dalla Chiesa ed ha dato alcune importanti indicazioni anche alle Parrocchie..

Durante l’intervista con Michela Conficconi, pubblicata su Bologna Sette, Mons. Vecchi non manca di toccare i punti più sensibili del problema comunicazione. Intanto, riguardo ai quotidiani, mette in luce una problematica che spesso è stata oggetto di inquietudine da parte di noi cattolici: perché le pagine degli annunci, anziché contenere oneste offerte/proposte di lavoro o collaborazione, hanno colonne su colonne di annunci che chiamare equivoci sarebbe un eufemismo?

Anni fa, avevo pensato di mettere un annuncio per una collaborazione professionale sporadica presso qualche studio contabile. Ma avrei dovuto scegliere la categoria delle ‘professioni’ e mi sarei annegata fra ... le massaggiatrici e simili. Lasciai perdere. Possibile che nessuno si renda conto che questo diventa un non-servizio?

Vecchi poi sottolinea il fatto che anche la Parrocchia può educare alla comunicazione, e indica, come veicolo di questa particolare branchia pastorale, il Bollettino Parrocchiale, il quale, andando in tutte le case, può essere letto – anche occasionalmente o distrattamente – persino da chi non crede, certi comunque che potrà portare qualche concetto buono, che potrebbe persino apparire ... inedito agli occhi di chi da tempo non legge più le cose che provengono da Chi ci ha insegnato la Verità.

Ecco allora alcune fra le risposte più significative date da Mons. Vecchi.

Qual è il significato di questo appuntamento?

La fede deve diventare cultura, e poiché la comunicazione è un elemento fondamentale del vivere moderno non ci si può esimere dal rapportarsi ad essa, adoperandosi perché sia sempre "per l'uomo". La comunicazione rappresenta inoltre una grande risorsa per l'evangelizzazione, per far giungere la Parola del Signore all'interno di tante parole degli uomini.

Nel suo messaggio il Papa invita le famiglie ad incidere, attraverso le associazioni, sulla qualità della comunicazione, e a vigilare sull'uso che ne fanno i figli. Come si possono aiutare i genitori in questa responsabilità?

È importante anzitutto sapere che la legislazione comincia a dare un aiuto, attraverso l'istituzione di strumenti appositamente studiati per interagire con le famiglie. Il Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione tv e minori, attivato dal Ministero delle comunicazioni, ne è un esempio: attraverso appositi moduli, da compilare e inviare via fax o e-mail, si possono segnalare abusi, storture e prevaricazioni. È importante che le famiglie non rimangano passive, spettatrici anonime e deluse, ma imparino a far sentire la loro voce. Un altro invito che fa il Papa ai genitori è quello di vigilare sui propri figli, educandoli ad un sano rapporto con i media. Non è un compito semplice, in riferimento al quale è auspicabile che le famiglie siano formate e sostenute sia dalla pastorale delle parrocchie, che da tutta la società civile, attraverso interazioni a più livelli. L'educazione delle nuove generazioni è infatti un bene che riguarda tutta la comunità. Più in generale deve essere "ripescato" il concetto di cultura che oggi molti intendono come tutto ciò che è elaborato dall'uomo, mentre in realtà è solo ciò che coltiva ed eleva l'uomo.

Quale giudizio dà sulla comunicazione cattolica?

C'è stato un grosso salto di qualità nei settimanali cattolici, grazie alla nascita di sinergie che hanno portato a risultati molto positivi. Positivo è pure l'incremento del livello di informatizzazione che si registra negli ultimi tempi, con un elevato uso di Internet da parte di diocesi e parrocchie. Il pensiero cattolico stenta tuttavia a decollare. Manca ancora, per esempio, la coscienza dell'importanza di un'informazione nazionale cattolica, che fornisca strumenti critici di interpretazione della realtà. Il quotidiano Avvenire non è apprezzato per quello che merita. È necessario che anche i lettori facciano un salto di qualità: non si può cercare nel quotidiano cattolico solo ciò che si trova negli altri giornali, poiché l'informazione cattolica si deve differenziare non solo nell'interpretazione, ma anche nella scelta stessa della notizia da dare.

Anche le cronache quotidiane nei nostri giornali (della Regione Emilia Romagna – NdR), che normalmente sono di alto livello, non mancano di un certo cedimento all'"andazzo" comune. Vengono per esempio pubblicati certi annunci economici che pubblicizzano distorsioni della vita personale e sessuale, non degni di una società civile. La civiltà cresce infatti quando la libertà degli uomini che la compongono nasce dalla verità, e non dall'autodeterminazione.

Come vede il rapporto tra parrocchie e comunicazione: le sembra che le prime abbiamo recepito l'importanza della seconda?

Rispetto a qualche anno fa l'attenzione alla comunicazione è aumentata, anche se i mezzi comunicativi rimangono spesso ancora un fatto legato alla sensibilità del sacerdote, fuori dalla pastorale ordinaria. Ci sono comunque dei segnali che fanno molto ben sperare. Anche perché la parrocchia ha potenzialità comunicative enormi.

Il Bollettino, per esempio, giunge a livello capillare nelle case, e può essere usato non solo per comunicazioni spicciole,ma anche per fare cultura, correggere la disinformazione, pensare criticamente certi programmi e dare notizie positive.

La stessa cosa si può dire per Internet: ogni parrocchia dovrebbe avere un sito aggiornato.