RADICI CRISTIANE
di Massimo Craboledda
Il primo Maggio scorso dieci nuovi Paesi sono entrati nellUnione europea, tutti, eccetto Malta, Cipro e la Slovenia, appartenenti allex blocco del patto di Varsavia: popoli con le loro tradizioni, la loro cultura, la loro storia per molti aspetti assai diverse da quelle dellEuropa occidentale. Non si può pensare che unUnione di quasi mezzo miliardo di cittadini che si esprimono in venti lingue, dal Baltico al Mediterraneo e dallAtlantico al golfo di Finlandia, resti salda soltanto intorno a comuni programmi economici o ad ancor più labili, e per ora non definiti, programmi politici. Senza valori comuni e condivisi non cè futuro, ha ammonito, anche di recente, il Papa. La nuova Costituzione europea, di cui si attende lapprovazione nei prossimi mesi, dovrebbe avere, fra laltro, lo scopo di fissare i valori che esprimono la raggiunta unità e quelli sui quali sviluppare un processo di integrazione sempre più profonda. Ma dove trovare tali valori se non nella ricerca di un denominatore comune nelle radici di tanti popoli?
Il lungo testo della bozza di Costituzione è preceduto da un Preambolo che, proprio riguardo alle comuni radici, ha suscitato accese discussioni. Insieme al richiamo ai valori fondamentali dellumanesimo ("uguaglianza degli esseri umani, libertà, rispetto della ragione"), esso contiene limportante affermazione del "ruolo centrale della persona, dei suoi diritti inviolabili e inalienabili". Le maggiori perplessità si appuntano sul secondo comma: lì ci si limita ad un generico accenno "alle eredità culturali, religiose e umanistiche dellEuropa" senza riconoscere il dato inequivocabile poiché di realtà storica si tratta del contributo assolutamente preminente della tradizione giudaico-cristiana alla formazione dellEuropa stessa.
Nei mesi scorsi, riflettendo su molti dei valori citati nel Preambolo, ne abbiamo messo in evidenza lindubbia appartenenza alla tradizione culturale cristiana e, prima ancora, dellantico Israele. In nessun testo sono celebrate la dignità della persona e lesperienza della libertà con maggiore verità che nella Sacra Scrittura. La prima è radicata nellessere luomo specchio di Dio Creatore: "Facciamo luomo a nostra immagine, a nostra somiglianza" (Gn 1,28), la seconda è celebrata nellatto fondamentale con cui Dio costituisce il suo popolo: "Io sono il Signore tuo Dio che ti ho fatto uscire dal Paese dEgitto, dalla condizione di schiavitù" (Dt 5,6). Unesperienza di liberazione che sarà ripresa e confermata da S. Paolo in una nuova dimensione spirituale: "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù" (Gal 5,1).
Nel Preambolo leredità culturale cristiana pulsa ancora quando si annovera fra gli obiettivi la solidarietà nel mondo e si afferma che lEuropa è "unita nella diversità". È proprio di una visione di comunione valorizzare i diversi doni, i diversi contributi, rifiutando la dinamica dellaut-aut, frutto di logiche di potere e di competizione. "Il cristianesimo", scrive il Papa nellesortazione apostolica Ecclesia in Europa, "ha dato forma allEuropa imprimendovi alcuni valori fondamentali. La modernità europea stessa che ha dato al mondo lideale democratico e i diritti umani attinge i propri valori dalla sua eredità cristiana. Più che un luogo geografico, essa è qualificabile come un concetto prevalentemente culturale e storico che caratterizza una realtà nata come continente grazie anche alla forza unificante del cristianesimo, il quale ha saputo integrare fra loro popoli e culture diverse ed è intimamente legato allintera cultura europea".
Basta scorrere la storia per riconoscere che la formazione delle nazioni europee progredisce di pari passo con levangelizzazione. Dello stesso principio costitutivo dello Stato moderno, ovvero il primato del diritto, possiamo ricavare la nozione dalla storia dellantico Israele. Nel vicino e medio Oriente, in quelle epoche, il potere dei sovrani è, in generale, illimitato; nel primo libro di Samuele (8,11-18) vi è un efficace ritratto dei loro abusi usuali. In Israele, invece, nessuno, nemmeno il re, ha il diritto di porsi al di sopra o al di fuori della Legge, perché essa viene da Dio stesso. Lidea di una legge divina, trascendente e sottratta allarbitrio umano è stata alla base della grande riforma voluta da Gregorio VII (seconda metà del secolo XI): essa enunciò per la prima volta nellOccidente medioevale lidea di uno Stato di diritto, cioè di uno Stato che non si fonda sullautorità e la potenza militare del sovrano o sulla tradizione di una dinastia, ma sul diritto proclamato e riconosciuto come unico, vero fondamento della vita pubblica. E una nozione che da queste pagine abbiamo richiamato più volte ricordando lesistenza di una legge morale naturale inscritta da Dio stesso nel cuore delluomo: dalla conformazione ad essa trae la sua verità e la sua forza ogni legislazione umana.
Perché, dunque, nessun accenno esplicito al cristianesimo nel Preambolo della Costituzione, perché privare i popoli europei dellunico riferimento certo ad una linfa che è corsa nelle fibre di tutti? La ragione di questa omissione, definita da alcuni un "silenzio assordante", non può che essere il frutto di una deformazione ideologica. Forse cè chi pensa che nominare il cristianesimo sia un diminuire la laicità delle istituzioni o chi ritiene che possano sentirsi escluse le culture religiose minoritarie o, anche, che ne consegua uninterpretazione in senso "troppo cristiano" di quanto si dice altrove, per esempio riguardo al matrimonio, alla famiglia, alla bioetica. Se queste sono le preoccupazioni, appaiono del tutto infondate. È, piuttosto, necessario che una comunità promuova una forte coscienza della propria identità se vuole esercitare unefficace azione aggregante di tutti i cittadini in una casa comune nel rispetto pieno e completo di ognuno.
È allopera, purtroppo, una mentalità laicista, secolarista e scientista che oscura la ragione facendo apparire spettri di confessionalismo là dove spira il vento della vera libertà. Essa dimentica che se oggi si può parlare di unEuropa unita da occidente a oriente, ciò si deve, in buona misura, allopera di un Papa "venuto da lontano" che non ha esitato a gridare: "Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!"