RELATIVITÀ

di Francesca Citossi

Qualcuno si è preso la briga di fare 2 calcoli sull’umanità e ridurla ad un piccolo villaggio di 100 persone, e questa è l’immagine che ne esce:

57 sono asiatici, 21 europei, 14 dall’emisfero occidentale, 8 africani. Le donne sono 52 e gli uomini 48. In 70 sono non bianchi e 30 bianchi, 70 non cristiani e 30 cristiani. In 80 vivono in condizioni abitative inferiori al minimo accettabile, in 70 non sono capaci di leggere, in 50 soffrono di malnutrizione, uno si avvicina alla morte, uno sta per nascere, uno ha un’educazione universitaria e uno possiede un computer. Se questa mattina ci siamo alzati in buona salute senza nessuna malattia siamo più fortunati del milione di persone che questa settimana morirà. Un miliardo di persone non ha accesso ad acqua pulita. Se nel nostro paese non c’è la guerra, se non siamo mai stati in prigione, non siamo mai stati torturati, non abbiamo mai patito la fame stiamo meglio di altri 500 milioni di persone. Se possiamo andare in chiesa senza avere paura di essere perseguitati, arrestati, torturati o uccisi siamo più fortunati di 3 milioni di persone. Più di un miliardo di persone è in soprappeso. Se abbiamo del cibo nel frigorifero, abiti addosso, un tetto sotto il quale dormire ogni notte siamo più ricchi del 75% della popolazione mondiale. Se abbiamo denaro in banca, nel portafogli e spiccioli da lasciare come mancia siamo tra l’8% della popolazione mondiale più ricca. Se stiamo leggendo queste righe siamo più fortunati di 2 miliardi di persone che non possono leggere. Circa 3 miliardi di persone non hanno strutture sanitarie adeguate. Gli utilizzatori di internet sono 407 milioni, i possessori di cellulare sono 650 milioni.

In tutto siamo circa 6 miliardi.

E’ necessario vedere immagini strazianti per avere coscienza che quel che non si vede comunque esiste e non è decente? Lascia spesso perplessi la sensazione di impermeabilità alle notizie di altrui situazioni degradate. Le possibili spiegazioni possono essere a) l’assuefazione b) la più totale indifferenza. L’assuefazione potrebbe essere paragonata a quella sorta di distacco che, dopo alcuni anni di pronto soccorso, corsia e sala operatoria, colpisce i medici. Alcuni di loro lo spiegano dicendo che il continuo coinvolgimento emotivo per ogni paziente sarebbe straziante per chi vede sofferenze tutti giorni al lavoro. Stessa cosa ci fanno giornali e televisione? Può darsi. L’indifferenza sarebbe più difficile da spiegare, poiché da secoli i filosofi parlano dell’empatia umana, la capacità, cioè, di comprendere il dolore altrui- perché quell’evento potrebbe capitare a noi. Ora la questione è: è vero, siamo costantemente bombardati da morti, feriti, guerre, carestie, genocidi, vabbè e allora? Cosa ci possiamo fare? Prenderne coscienza o averne considerazione quando si utilizza futilmente il proprio tempo e il proprio denaro sarebbe già degno di nota. Per il prosieguo possiamo fiduciosamente abbandonarci alla pausa estiva durante la quale la testa dovrebbe riposare e tararsi su diversi ritmi e obiettivi, l’informazione è a portata di tutti, e da lì parte l’azione concreta. Le organizzazioni e istituzioni che guardano all’altra metà- anzi di più- del mondo sono molte, e anche visibili. Non chiedono solo soldi, basta prestare un po’ di attenzione. Una goccia nel mare, e se il mare perdesse ognuna delle sue gocce non sarebbe più mare. Quanto al presunto obbligo morale di doverle pensare queste cose, o peggio di dover fare qualcosa, non c’è. Ognuno può fare come crede- a questi articoli che ora vanno in vacanza lasciate almeno la pia illusione d’aver sollevato qualche dubbio, perdonate d’aver dato un po’ fastidio, ma era solo la naturale reazione della coscienza che ognuno di noi ha, la sensibilità innata dell’essere umano, anche il più miope e sordo.

Che ogni giorno che passa non sia mai uguale al precedente.