SCIENZA E FEDE

di Massimo Craboledda

Il tema del genoma umano che abbiamo toccato il mese scorso indirizza ormai il nostro riflettere sui rapporti fra fede e scienza a quella vastissima e delicata problematica che attiene alla vita dell’uomo. In questo ambito, ancora più che in quello della fisica dell’universo, è folle e sviante pensare di ricercare la verità soltanto nelle scienze sperimentali. Parlando dell’evoluzione abbiamo già osservato che quanto nell’uomo non è corporeità, specialmente l’intelligenza astrattiva e l’autocoscienza, non può essere pensato come semplice sviluppo dello psichismo animale: si tratta, invece, di facoltà di ordine spirituale la cui origine postula una discontinuità ontologica nel processo evolutivo. ? per questo motivo che la biologia non basta per affrontare il tema della vita ma è necessaria anche l’etica, in una fusione che dà origine ad una nuova disciplina: la bioetica. Essa necessita di una radice, di un fondamento e questo va ricercato nella chiarezza circa la natura dell’uomo, il suo valore, la sua dignità.

Tutti, anche i non credenti, possono concordare nella definizione dell’uomo come "persona". Non c’è alcun dubbio che si deve alla teologia cristiana la nascita e l’elaborazione del concetto di persona. Dalle riflessioni dei Padri Cappadoci, passando per S. Agostino fino a S. Tommaso, il termine "persona" designa sempre più e sempre meglio l’identità e l’unicità di un individuo, il suo essere centro di decisioni libere, il suo non appartenere ad altri ed avere il dominio dei propri atti. Ma questa caratteristica dell’agire non può che discendere da una caratteristica dell’essere. La persona è, dunque, primariamente, spirito: l’essere proprio dello spirito viene comunicato al corpo cosicché si costituisce un’unità profonda. Per S. Tommaso la persona umana è precisamente questa totalità che esiste in sé e per sé a causa del suo essere spirito. Tutto questo non è ancora materia di fede: discende, semplicemente, da un ragionamento logico ( purché si escluda una visione materialistica che, del resto, è contraria, anzitutto, alla ragione) e può essere largamente condiviso, costituendo già una solida base per fondare la dignità ed il rispetto della persona.

La nostra fede va ben oltre. Essa dice che lo spirito dell’uomo è creato direttamente da Dio a sua immagine e somiglianza: qui sta l’origine ultima della dignità della persona, dignità che diviene ineffabile quando l’uomo, in Cristo, è elevato a figlio adottivo di Dio. E il corpo, oggetto delle scienze biologiche? Scrive il Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis Splendor: "In verità solo in riferimento alla persona umana nella sua totalità unificata, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale, si può leggere il significato specificamente umano del corpo". La bioetica non sarà di alcun aiuto all’uomo finche trascurerà questa sua complessa natura e se le sfuggirà la dimensione spirituale.

Anche la scienza, ascoltata senza pregiudizi e non filtrata da tecnologie condizionate dal potere politico ed economico, può fornire indicazioni importanti. Chiediamoci prima di tutto: quando ha inizio la vita? L’ovulo fecondato, subito dopo il concepimento, ha già in sé la vita o è solo un grumo di materia che non ha ancora dignità umana? La risposta della ragione, ancor prima che della fede, è netta e decisa: dal momento in cui l’ovulo è fecondato comincia la vita, distinta da quella del padre e della madre, di un nuovo essere umano. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fino da allora.

A questa evidenza la moderna genetica dà preziose conferme. Essa ha mostrato come, da quel primo istante, si trova univocamente fissato il programma di ciò che sarà questo vivente. Il processo che dall’embrione conduce all’individuo formato è un continuum. Nello zigote, cioè nella cellula derivante dalla fusione dei due gameti nella fecondazione, è già costituita l’identità biologica di un nuovo essere umano: un uomo con le sue caratteristiche già ben definite che, naturalmente, richiedono tempo per svilupparsi e raggiungere la piena efficienza. Ne segue che l’uomo va rispettato fin dal suo concepimento e all’embrione debbono essere riconosciuti i diritti della persona fra i quali, anzitutto, quello inviolabile di ogni innocente alla vita.

Siamo di fronte ad una totale convergenza fra fede, ragione e scienza. Sono gli operatori della fecondazione artificiale in vitro e della ricerca sugli embrioni, sono i sostenitori dell’aborto procurato ad avere inventato il concetto di pre-embrione e ad avere introdotto traguardi temporali innaturali. Non c’è nessuna base scientifica a supporto di legislazioni che consentono la sperimentazione su embrioni generati in vitro fino al quattordicesimo giorno, o ad altre che ammettono l’aborto fino al compimento del terzo mese o l’aborto terapeutico addirittura fino al centottantesimo giorno. Queste nefaste licenze sono soltanto frutto di ideologie e di egoismi su cui ben si innervano giganteschi interessi economici.

Certo nessun dato sperimentale potrà mai, di per sé, far riconoscere un’anima spirituale: tuttavia le conclusioni della scienza sull’embrione umano dovrebbero consentire a tutti di discernere, razionalmente, una presenza personale fino dal concepimento. Il salmista, illuminato dallo Spirito di Dio, lo sapeva bene:

"Sei tu che hai creato le mie viscere

e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi

e tutto era scritto nel tuo libro;

i miei giorni erano fissati

quando ancora non ne esisteva uno"

(dal Salmo 139)