MACCHÈ POLMONITE!

di Matteo Corelli

Fin dai primordi dell’umanità, l’esistenza di noi poveri esseri bipedi e senzienti è stata caratterizzata da molteplici eventi (oserei dire catastrofici) di diversa natura, che per semplicità riconduco a due fattori principali: quello socio – politico, e qui ce la siamo proprio andata a cercare, e quello naturale, per cui c’è ben poco da fare. Lo so, sono partito da piuttosto lontano, ma cercherò di arrivare al punto il prima possibile. Fino a non tanto tempo fa (relativamente parlando, perché mi riferisco agli inizi del secolo scorso), intere moltitudini di persone morivano per malattie che oggi curiamo con una semplice aspirina, e alle quali dedichiamo poco più che una risatina di scherno. In teoria ci sarebbe poco da ridere pensando a tutti coloro che ancora oggi muoiono senza nemmeno sapere perché, solo per il fatto di essere vissuti in posti (il cosiddetto "sud del mondo") ancora impreparati per i virus che NOI gli abbiamo trasmesso. In realtà dovremmo proprio smettere di ridere, visto che ultimamente sono spuntati fuori mali a cui nemmeno noi, strapotenze occidentali, non plus ultra dell'avanguardia della scienza e della tecnica, eravamo preparati. Una fra tutte è questa micidiale "polmonite atipica", che da un po’ di tempo sta mietendo vittime in estremo oriente. Tale nuovo flagello, comparso qualche mese fa in Cina, conta già qualche migliaio di contagiati e centinaia di morti, mentre la sua area di influenza si espande rapidamente fuori dai confini territoriali di origine. Tre sono le caratteristiche principali di questo nuovo virus: facilità di trasmissione (per via aerea, basta la semplice vicinanza fisica ad un contagiato), velocità di incubazione (la malattia si manifesta immediatamente, con sintomi tanto violenti da provocare la morte prima ancora della consapevolezza di aver contratto il virus), e difficoltà di identificazione, visto che ancora oggi non è stato possibile tracciare una mappa del suo genoma per prepararne una cura. In verità, il nome "polmonite atipica" è puramente indicativo, dato che non è ancora stato riconosciuto il ceppo virale proprio, così gli è stato attribuito l’acronimo SARS (non chiedetemi cosa vuol dire perché non ne ho la più pallida idea). È stato accomunato alla polmonite data la somiglianza dei sintomi: febbre alta, capogiri, senso di costrizione e di bruciore al petto, difficoltà respiratorie… Ma tutta la tragicità del non sapere come affrontare la ferocia di tale malanno (tanto che l’unico rimedio trovato finora è la cara vecchia quarantena) è racchiusa nel termine "atipica". Quanto è riduttivo! Viene quasi da vergognarsi di averla contratta! E la cosa più bella di tutte è il commento del ministero della Sanità, che considera la situazione italiana "del tutto sotto controllo". Tutte le volte che sento questa frase mi viene in mente una schiera di medici e infermieri che tiene le dita incrociate pregando che non si presenti un caso nel loro ospedale. "Sotto controllo" vuol dire che PER ORA non è successo niente di grave e SI SPERA che non succeda; perché se, come in Cina, un portatore contagia 138 persone in un sol colpo, qui sono guai veramente grossi! L’unica cosa da fare è tenere la situazione sotto controllo: tocchiamo ferro e preghiamo per le povere vittime di una malattia tanto deprecabile quanto letale.