EMBRIONE
E DINTORNI
di
Luigi Gozzoli
"La
posizione della Chiesa, suffragata dalla ragione e dalla scienza,
è chiara: l'embrione umano è soggetto identico all'uomo
nascituro eall'uomo nato che se ne sviluppa. Nulla
pertanto è eticamente ammissibile che ne violi l'integrità e la
dignità". "Una ricerca scientifica che
degradi l'embrione a strumento di laboratorio non è degna dell'uomo",
"La ricerca scientifica in campo genetico va bensì incoraggiata
e promossa, ma, come ogni altra attività umana, non può mai
essere esente da imperativi morali; essa può del resto
svilupparsi con promettenti prospettive di successo nel campo
delle cellule staminali adulte".
(Giovanni Paolo II ai
rappresentanti diplomatici di 170 Paesi 21 gennaio 2005)
Alcuni
tra i più noti laicisti c contemporanei, come il politologo
Giovanni Sartori e Umberto Eco, il professore di semeiotica (l
disciplina che studia la natura dei segni: dal greco semeion =
segno) al quale abbiamo accennato già nel bollettino di
aprile. Eco, lodato dagli orecchianti di storia medievale (ma non
certo da Civiltà Cattolica!) e gli altri suoi
colleghi di pensiero, hanno volutamente confuso la
teologia di S. Tommaso col superato discorso naturalistico che lo
stesso ha assorbito da Aristotele (morto nel 322 a.C.). Infatti,
secondo il filosofo greco di Stagìra, che lo ha affermato nel
"Libro sulla generazione degli animali", il corpo umano
verrebbe preparato in tempi successivi a ricevere l'anima
immortale. L'embrione, quindi, vivrebbe prima una vita vegetale,
poi quella animale e infine riceverebbe l'anima. Orbene, come ci
ha insegnato, sul quotidiano cattolico Avvenire, uno dei massimi
teologi tomisti viventi, Mons. Inos Biffi, questa teoria, un po'
scientifica e molto filosofica, appare oggi, ad un esame
obiettivo, insostenibile: non si vede infatti su quale fondamento
si possa affermare che l'embrione é semplicementec "avviato"
a diventare uomo a tutti gli effetti, quindi titolare di
personalità e dignità umane. Si aggiunga che, in Aristotele, il
concetto filosofico di anima non deriva da quello ebraico-cristiano,
che si incontra nella Genesi e che S. Paolo ha ripreso in l Ts 5,23:
1a persona umana é composta di spirito,anima e corpo. Per
indicare l'uomo completo (adàm) gli ebrei avevano, ed hanno, tre
parole: ruàh-nephesh-bashar. Per i cristiani l'anima
viene creata ed infusa da Dio nel corpo al momento della unione
embrionale (concepimento). Di passaggio diremo che molti laicisti
dimostrano di ignorare anche il Corano, il quale, ha il concetto
di "creazione permanente da parte di Allàh. Egli (cfr.
sura 39,42) al momento della morte "richiama a sé le anime".
Detto ciò, viene spontaneo chiedere ai laicisti assertori di
questo pensiero: se l'embrione non è immediatamente provvisto di
anima ma è solo grumo di sangue, quando ne sarebbe provvisto? Quando
diventerebbe uomo, persona? Fra 40, 60 o 300 giorni? E su
quali basi lo stabiliscono? Riassumendo. Il santone laicista di
turno fa dire a S...Tommaso ciò che non ha mai scritto?
Niente o poco importa! Nessuno dei cattolici dormienti si sveglia
e si alza per citare la terribile frase del profeta Isaia(29,I4),
riportata da san Paolo in 1 Cor. 1,19: "Dice Dio:
annienterò la sapienza, dei sapienti e distruggerò l'intelligenza
degli intelligenti". Questo significa che la verità non
é quella oggi propalata dai cattedratici alla moda, ma passa
attraverso la carità cristiana. Ripetiamo perciò l'art. 2274
del Catechismo della Chiesa Cattolica: "L'embrione, fin
dal concepimento, deve essere trattato come una
persona, difeso nella sua integrità, curato e guarito".
Ed il successivo 2275:"È immorale produrre embrioni
destinati ad essere sfruttati come materiale, biologico
disponibile e compravenduti". Tutto il resto è solo
errore e non occorre certo un referendum, per ribadirlo.