IL CAMMINO CONTINUA …!

 

di Annetta Ventura

 

Domenica 1° maggio, alle ore 17, nella sala parrocchiale delle riunioni, ci ritroveremo per l’ultimo incontro dell’anno 2004/2005 con  coloro che vorranno intervenire, per:

 

¨     leggere due brevi passi del vangelo di S, Matteo;

¨     ringraziare il Signore per il dono del ministero dell’accolitato a Massimo Craboledda, riflettendo sul ruolo dell’Azione Cattolica e sul lavoro per gli altri come dono di Dio, come esempio, come dimostrazione di disponibilità;

¨     parlare insieme dei progetti futuri dell’associazione.

 

Le idee, le preferenze, le proposte e le critiche  che verranno avanzate costituiranno la base di partenza per organizzare la formazione del prossimo anno.

 

In uno dei passi del Vangelo di Matteo è scritto: Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt.7,16)

 

Quali saranno i frutti che ci faranno riconoscere come cristiani, come cattolici?

In una predica del 1984 del cardinale Biffi si possono trovare indicazioni sempre attuali.

 

«L’Azione Cattolica sia in verità e in pienezza quello che è.»*

 

Sia azione e non un puro luogo di analisi e di dibattiti, azione vera, che ricerchi la capacità di attualizzare la verità eterna nella nostra quotidianità.

Sia cattolica perché chiamata in causa in tutti i campi dove si gioca la sorte dell’uomo.

Sempre nella stessa occasione il cardinale Biffi fa notare che nessuno deve illudersi che l’impresa sia facile, o che l’accoglienza sia festosa.

 

Può succedere a volte che le persone, assolutamente contro il loro desiderio, diano un’immagine non rispondente a loro stesse, non aderente al reale.

L’eccessiva riservatezza è deleteria quanto la sfacciataggine: non aiuta l’instaurarsi di rapporti  umani paritari, senza prevaricazioni o soggezioni, senza disagi e barriere che impediscano la conoscenza reciproca.

Qualcuno raccontava di avere aderito all’Azione Cattolica solo dopo avere compreso che chi ne faceva parte cercava di indirizzare la propria vita con una formazione cristiana,  nel sostegno e nel confronto con altri.

“Camminiamo insieme sulla via dell’amore”. (Giovanni Paolo II).

L’Azione Cattolica, non è assolutamente una specie di club riservato.

L’Azione Cattolica può essere, invece, una risposta ad un bisogno: l’appartenenza ad un gruppo. Riconoscersi negli altri, condividere lavoro volontario e alcuni momenti di svago, credo religioso e percorsi formativi, interessi ed amicizia vuol dire condividere una parte della propria vita.

 

La nostra associazione parrocchiale è costituita da adulti, mancano  giovani e giovanissimi. 

Con pedanteria, si potrebbe dire che i giovani non sentono il problema religioso, che rifuggono dall’impegno e dalla formazione, ma questo non sembra corrispondere sempre alla realtà, anche nella nostra parrocchia.

 

Nel periodo della malattia e della morte di Giovanni Paolo II si sono visti tanti giovani, tante  famiglie con ragazzi e bambini, fermarsi prima sotto le finestre del Papa e poi far parte di quel fiume umano che per tre giorni ha riempito Borgo Pio, tornando quasi al punto di partenza dopo aver costeggiato le mura di Via dei Corridori e Borgo Sant’Angelo.

Chi avesse resistito alle ore e alla fatica di  un cammino lentissimo - accostato agli altri, con le braccia raccolte sul petto ed il rosario stretto nel palmo della mano in una difficoltosa e spezzettata preghiera personale, sospinto avanti pochi centimetri per volta dall’avanzare di chi stava alle spalle - arrivava finalmente in Via della Conciliazione  accolto da canti e preghiere,  diffusi dagli altoparlanti, che accompagnavano la lenta processione verso Piazza San Pietro, fino al Papa.

Il passaggio ai piedi del Papa, rapido per la consapevolezza di chi era ancora in attesa, lasciava il tempo per rendersi conto? Era un’occasione in qualche modo non vissuta a pieno, posticipata?

Forse la comprensione di quel momento era rimandato ad una elaborazione successiva, a rivivere nel ricordo le emozioni appena germogliate?

Produrre frutti buoni dalle esperienze della vita è una delle prerogative dello Spirito Santo.    

 

L’ultimo viaggio fuori dal Vaticano di Papa Wojtyla, il 5 settembre 2004, è stato a Loreto per incontrare l’Azione Cattolica.

In quell’occasione un Papa stanco e sofferente ha ricordato le virtù tipiche dei laici:

«la fedeltà e la tenerezza in famiglia; la competenza nel lavoro; la tenacia nel servire il bene comune; la solidarietà nelle relazioni sociali; la creatività nell’intraprendere opere utili all’evangelizzazione e alla promozione umana». E indica nella contemplazione, nella comunione e nella missione il percorso per una vita cristiana.

Il Papa ha consegnato un insieme di frutti concreti da cui saremo riconosciuti, testimonianze del Vangelo da dare ogni giorno, nei luoghi dove porta la vita, con le abilità e le capacità, i difetti e i limiti che caratterizzano ogni persona.

Nella stessa occasione, Giovanni Paolo II dice ai giovani:

«Voi non vi vergognate del Vangelo, e siete consapevoli che la civiltà dell’amore si costruisce non separando  Vangelo e cultura, ma cercando tra essi sintesi sempre nuove». 

Non incita, non chiede. Afferma. È sicuro dei giovani, sono una realtà di cui essere orgoglioso.

Il Papa che ha cambiato il mondo con la forza della sua voce e delle sue convinzioni, vuole che i giovani siano consapevoli che il futuro è affidato alle loro menti e ai loro cuori.

Nessun regalo può essere più gratificante e trascinante per loro.

Compito degli adulti è continuare insieme un’azione che sia cattolica – universale - che con  l’apporto di molti (ad ognuno il suo piccolo segmento) possa raggiungere i diversi campi della vita..

Gli adulti  devono “avere il coraggio del futuro”, portare ai giovani la fede che essi stessi hanno ricevuto, trasmettere il “fascino del Cristo”,  riappropriarsi della gioia e della fiducia perché Giovanni Paolo II “ha benedetto il servizio dei bambini, delle donne, degli anziani, delle famiglie, dei giovani e ha riconosciuto il valore della testimonianza evangelica nella semplicità della vita quotidiana”. (Paola Bignardi, presidente dell’ AC nazionale)

 

E i giovani sono indispensabili, per passare il testimone di un’Azione Cattolica che continui e si rinnovi da una generazione all’altra, per intrecciare la verità eterna con le ore ed i giorni della vita, per costruire nuovi ponti che uniscano la parola di Dio e il percorso terreno degli uomini.

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*N.d.R. – Cfr: Omelia al Convegno Nazionale dei dirigenti diocesani di AC (1984) – Nota Pastorale 4 Ottobre 1985 Per la vita del mondo § 36 – Convegno AC 19 Marzo 2000