Il Magistero del Vescovo
HA COSÌ COMMEMORATO
GIOVANNI PAOLO II
A
cura di Maria Carla Papi
_________________
Annuncio dellArcivescovo Mons.
Carlo Caffarra
Ai sacerdoti e
ai fedeli dellArcidiocesi di Bologna.
Alle ore 21.37
di ieri, 2 aprile, il Santo Padre Giovanni Paolo II è morto.
Giovanni Paolo
II è stato, nei 26 anni del suo Pontificato, il segno vivente
della misericordia del Padre che in Cristo si fa vicino ad ogni
uomo per redimerlo. Ha percorso ogni via delluomo per
annunciargli il Vangelo di Cristo.
La luce della
Risurrezione illumina
Maria, Madre
della Chiesa, a cui il Santo Padre si era totalmente affidato, ci
protegga.
(N.d.R. Seguivano
poi le disposizioni dellArcivescovo:
Il 3 aprile, a
mezzogiorno, tutte le campane delle Chiese dellArcidiocesi
hanno suonato i rintocchi funebri.
I parroci e i
Rettori delle Chiese hanno celebrato una Santa Messa di suffragio
nel corso della settimana, in modo da favorire la più ampia
partecipazione dei fedeli.)
Interventi
dellArcivescovo Carlo Caffarra
PER
In
diversi momenti,
§
Omelia nella Messa nella Cattedrale di San Pietro
«Celebrate il Signore perché è
buono, perché eterna è la sua misericordia. Nel momento
in cui
Carissimi
fratelli e sorelle, qui troviamo il luogo spirituale
in cui collocare il ministero e la persona di Giovanni Paolo II:
nellopera della grande misericordia del Padre, nella
rigenerazione delluomo mediante Cristo. Nel cuore del
mistero redentivo, divinae pietatis sacramentum, come
amavano chiamarlo i Padri.
Così Giovanni
Paolo II continua Caffarra, ricordando gli inizi del
pontificato - concludeva la sua fondamentale enciclica sulla
misericordia di Dio (Dives in misericordia) La
ragione del suo [= della Chiesa ] essere è
quella di
rivelare Dio, cioè quel Padre che consente di essere
visto da noi nel Cristo (cfr. Gv 14,9). Per
quanto forte possa essere la resistenza della storia umana, per
quanto marcata leterogeneità della civiltà contemporanea,
per quanto grande la negazione di Dio nel mondo umano, tanto più
grande deve essere la vicinanza a quel mistero che, nascosto da
secoli in Dio è poi stato realmente partecipato nel tempo
alluomo mediante Gesù Cristo». E accostando
queste parole agli ultimi giorni, ricorda alcune parole
dellultimo scritto di Giovanni Paolo II, il libro
Memoria e identità: «E giunto alla fine, nelle
ultime pagine del suo ultimo libro, Non vi è male da cui
Dio non possa trarre un bene più grande. Egli si è posto
nel cuore del dramma dellamore di Dio, del Dio che vuole
rigenerare luomo.
È per questo
che il ministero e la persona di Giovanni Paolo II si è
collocato nel cuore del dramma delluomo. La trama
fondamentale di questo dramma
è perfettamente
indicata sia dalle parole del salmo sia ancora dalle
parole dellapostolo: la pietra scartata dai
costruttori è diventata testata dangolo: ecco lopera
del Signore, una meraviglia ai nostri occhi. Il dramma
delluomo è di rimanere o di uscire da unopera di
costruzione della sua persona,
il cui architetto è
Dio stesso ed il cui fondamento è Cristo. Su quale
testata dangolo luomo sta costruendo? Tutti ricordiamo
il grido con cui Giovanni Paolo II iniziò il suo pontificato:
Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a
Cristo!.
Anche lApostolo indirizza i nostri
sguardi ed il nostro cuore verso lo stesso dramma delluomo:
«perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere per
un po di tempo afflitti da varie prove». È quello
delluomo il dramma dellafflizione da varie prove:
lafflizione delle guerre, dellingiustizia sociale,
della dignità umana degradata, della discriminazione razziale e
religiosa. Ma è unafflizione che può racchiudere una
promessa di salvezza: siete ricolmi di gioia
;
oppure è unafflizione priva di speranza.»
Un accento
commosso, accentua la pena del momento, rivelando, con le parole
dellArcivescovo, quello che è nel cuore di tutti: «Carissimi
fra poco recitando la preghiera eucaristica, noi non
pronunceremo più il nome di Giovanni Paolo II come abbiamo fatto
per ventisei anni. Oggi, in quel punto della Preghiera
eucaristica ci sarà come una pausa di silenzio, come fosse una
lacuna.
Giovanni Paolo
II si è collocato nel cuore del dramma divino della
rigenerazione delluomo e quindi nel cuore del dramma umano
della liberazione della persona. Ma ciò che accadrà fra poco è
la migliore espressione del fatto che Giovanni Paolo II si
colloca nel cuore della Chiesa, dentro allEucaristia. Né
poteva essere diversamente. Egli nellomelia del 25.mo del
suo pontificato rivelò che ogni mattina si sentiva rivolta la
domanda di Cristo: «mi ami tu?», e che in questo dialogo fra
lui e Cristo ritrovava ogni giorno la forza di continuare il suo
servizio.
Questa è la verità più profonda e più
completa su Giovanni Paolo II, ben più completa di quando lo
pensiamo in termini di politica internazionale: rispondendo alla
domanda di Cristo si è trovato collocato per sempre nel mistero
eucaristico, punto di incontro del dramma di Dio e del dramma
delluomo. Si è trovato nel cuore della Chiesa.
Tommaso
ha messo la sua mano nel costato di Cristo: ha messo la sua mano
nel fuoco. Nella sua Enciclica programmatica(Redemptor hominis)
Giovanni Paolo II aveva scritto: Luomo che vuole
comprendere se stesso fino in fondo
deve, con la sua
inquietudine e incertezza e anche colla sua debolezza e
peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a
Cristo
Le ultime
parole del suo ultimo scritto dicono: Nellamore che
ha la sua sorgente nel cuore di Cristo sta la speranza per il
futuro del mondo. Cristo è il redentore del mondo: per le sue
piaghe noi siamo stati guariti (Memoria e identità, Rizzoli,
Milano 2005), Entriamo nel costato di Cristo esorta
Caffarra - ed usciamone colla mano sporca del suo sangue per
non dimenticare mai a quale prezzo la nostra dignità è stata
salvata.
§
Omelia nella solenne Messa esequiale per
Giovanni Paolo II
«Esorto
gli anziani che sono tra voi .. testimone delle sofferenze di
Cristo. Carissimi fratelli e sorelle, lapostolo
Pietro legittima il suo dovere di esortare i responsabili delle
comunità cristiane col fatto che egli è stato testimone delle
sofferenze di Cristo: ha visto la passione di Cristo per la
redenzione delluomo. È a causa di questo che egli sente
lurgenza di pascere il gregge di Dio; di
prendersi cura delluomo, la cui liberazione è costata non
un prezzo di cose corruttibili, ma il sangue prezioso di Cristo
[ 1Pt 1,18-19].
stiamo
celebrando i divini misteri a suffragio del S. Padre Giovanni
Paolo II. La parola di Pietro ci introduce nel mistero e nel
ministero del suo successore di cui
Caffarra sottolinea bene come tutto il
carisma di Giovanni Paolo II derivi dallAmore per Cristo,
un Amore vero, autentico e forte, più forte delle sue stesse
sofferenze. Ciò che noi tutti abbiamo avvertito, e ancora avvertiamo
risentendo le sue parole o leggendo i suoi scritti, vengono da un
fascino che arriva da lontano, un fascino che Giovanni Paolo II
ha reso percettibile, perché ha spalancato il suo
cuore a Cristo. È in virtù di questo grande amore per Cristo,
che questo Papa, attirava tutti a sé.
«Testimone
delle sofferenze di Cristo pascete il gregge di Dio: ha
detto Pietro. ricorda Caffarra - Il suo successore
lo ripete nella sua Enciclica programmatica colle seguenti parole:
Giovanni Paolo
II aveva subito commosso il mondo intero quando nella stessa
Enciclica programmatica aveva scritto: Luomo, nella
piena verità della sua esistenza, del suo essere personale ed
insieme comunitario e sociale
questuomo è la prima
strada che
E Giovanni
Paolo II percorse anche fisicamente tutte le strade
delluomo, consapevole come era che non esistevano
estranei coi quali eventualmente negoziare trattati
di coesistenza colla Chiesa. Ogni uomo è vicino, perché la
sorte di ogni uomo è legata in modo indissolubile alla morte ed
alla risurrezione di Cristo. Nel suo ministero ha privato di
senso la distinzione che spesso diveniva divisione, fra
vicino e lontano.
Pascete
il gregge di Dio, sorvegliandolo non per forza ma volentieri
secondo Dio. Giovanni Paolo II ha sorvegliato
sulluomo secondo Dio: fu linsonne sorvegliante della
sorte delluomo e della sua dignità guardato «dallalto
della Croce» e «dal basso dellesperienza» che
luomo fa di se stesso [cfr. il discorso a Czestochowa
il 15 agosto 1991].
Che cosa ha
notato la vigile sentinella? A che cosa ha gridato linsonne
sorvegliante delluomo? Da che cosa è insidiata la sorte
delluomo? chiede Caffarra, ma la risposta è
già stata scritta -La risposta - dice - la
troviamo nelle grandi Encicliche sulluomo: Centesimus Annus
[1991], Veritatis splendor [1993], Evagelium Vitae [1995], Fides et
ratio [1998].
la sorte
delluomo in Occidente è insidiata dallavere
sradicato la libertà dalla verità, poiché la liberazione della
libertà dalla verità sulluomo comporta la distruzione
delluomo.
È possibile parlare sensatamente di
diritti umani se non sappiamo chi è luomo?
Come immunizzarci dalle prevaricazioni contro luomo se la
definizione stessa di uomo è in questione?
Esiste un
perfetta corrispondenza fra le tre grandi encicliche trinitarie e
le quattro grandi encicliche antropologiche e contengono
lappello del sorvegliante: non vanificare
Ancora una volta,
infine, Caffarra ricorda quel piccolo grande segreto mattutino
che Giovanni Paolo II rivelò per il 25.mo del suo
pontificato e che lo spiega tutto.
«Simone
di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro? Certo, Signore, tu
lo sai che ti voglio bene.
Carissimi
nellomelia, Giovanni Paolo II ci rivelò il
segreto più intimo del suo ministero dicendo: Ogni giorno
si svolge allinterno del mio cuore lo stesso dialogo tra
Gesù e Pietro. Nello spirito, fisso lo sguardo
benevolo di Cristo Risorto. Egli, pur consapevole
della mia umana fragilità, mi incoraggia a rispondere con
fiducia come Pietro: Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo. E
poi mi invita ad assumere le responsabilità che Lui stesso mi ha
affidato. Atto damore conclude Caffarra
- atto di donazione di sé fino alla fine, depositato ora nel
cuore della Chiesa ed affidato ad ogni uomo pensoso della sorte
delluomo: che non ci avvenga di dilapidare questo dono.
Giovanni
Paolo II: un testimone per i giovani
§
LArcivescovo, Mons. Caffarra, ricorda ai giovani
«GIOVANI,
SIETE
Al termine
dellomelia per le esequie e, successivamente, in un
incontro con gli studenti al Paladozza, Mons. Caffarra mette in
risalto la figura di Giovanni Paolo II, rammentando ai giovani i
suoi insegnamenti, esortandoli a pensare con la propria
testa mentre rimeditano le parole che in 26 anni ha loro
rivolto sgombrando il campo (il cervello) dalle influenze
delle tante chiacchiere e commenti. Direi che, implicitamente, Caffarra
ha esortato a rientrare in quel silenzio interiore, là dove solo
può risuonare la voce di Dio.
«Carissimi
giovani, non posso non rivolgermi a voi in modo particolare: voi
siete stati cura privilegiata del suo ministero pastorale, per
voi sono state le ultime parole di Giovanni Paolo II.
Allinizio
del nuovo millennio siete andati a migliaia da lui a Roma per
essere da lui guidati.
È a voi che ora è affidato
il futuro della sorte delluomo: su quali fondamenta
costruire la sua dimora? Lo so quale è la risposta che date nel
vostro cuore. Non traditela mai; non
tradite mai la fiducia che in voi Giovanni Paolo II ha riposto.
Voi siete la nostra speranza, la speranza della venerabile
città di Bologna, come la chiamò il S. Padre. La verità
vi farà liberi, capaci di costruire la civiltà dellamore.»
Il breve intervento
finale alla S. Messa è stato un po la premessa per lincontro
con gli studenti presso il Paladozza. Inizia ricordando che la
vita
«è generata
dallincontro con gli altri.» sia per quanto riguarda il
concepimento, che altri incontri. M, avverte, come
nellincontro fra un uomo e una donna, non sempre cè
la fecondità di una vita, così avviene con gli altri incontri.
E sottolinea,
confidandosi: «Lincontro con Giovanni Paolo II
un incontro durato per anni è stato uno dei momenti
decisivi della mia vita. Vorrei
aiutarvi in un
certo senso a vivere la stessa esperienza: incontrare Giovanni
Paolo II. Certo lo faremo nellunico modo che qui
ci è consentito: attraverso i suoi pensieri; attraverso le
sue parole: soprattutto quelle dette a voi giovani.
Vi devo però
chiedere subito due cose assolutamente necessarie perché sia
possibile lincontro di cui parlavo. La prima è di
dimenticare tutte le chiacchiere
si sono fatte nei vari
talk shows televisivi
. non perché noi siamo più bravi o
intelligenti, ma perché è unaltra cosa quello che ora
cercheremo di vivere. La seconda cosa che vi chiedo è una
grande attenzione interiore, e non solo esteriore.
Inizio da una
parola detta a voi giovani il 31-05-1985: la vostra
giovinezza non è solo proprietà vostra
è un bene
dellumanità stessa (Giovanni Paolo II, Carissimi
giovani, A. Mondadori ).
fermiamoci un momento a riflettere, perché qui si dice qualcosa
di molto grande. Spiega che lumanità possiede tanti
beni: economici e naturali [lacqua, il clima, la
terra
]; o artistici, tutti patrimonio dellumanità. Ma
fra i beni che costituiscono questo patrimonio avverte - «cè
il bene della vostra giovinezza» come disse appunto Giovanni
Paolo II: «la vostra giovinezza non è solo proprietà
vostra
è un bene dellumanità».
«
perché lacqua, il clima
sono un bene
dellumanità?- continua - non ci è difficile
rispondere. Senzacqua non si può vivere; se inquiniamo
laria, ci autodistruggiamo. Il valore di questi due
beni è misurato dalla necessità che di essi ha lorganismo
vivente.
se
ciascuno di voi si chiede: perché la mia giovinezza non è
solo proprietà mia, è un bene della umanità stessa? cosa
rispondiamo? Ascoltiamo come risponde Giovanni Paolo II: in
voi cè la speranza perché voi appartenete al futuro, e il
futuro appartiene a voi. La speranza,
infatti, è sempre legata al futuro: è lattesa
dei beni futuri. La
preziosità propria di quel bene non solo vostro ma
dellumanità stessa, che è la vostra giovinezza, consiste
nel fatto che voi siete coloro che hanno la speranza: siete
la riserva di speranza per tutta lumanità.
Unumanità senzacqua non può vivere; in un clima
inquinato le persone muoiono: e senza questa riserva di speranza
senza il bene che è la vostra giovinezza
lumanità può vivere?
È Giovanni
Paolo II stesso che ve lo spiega nel modo seguente: Quando diciamo
che da voi dipende il futuro, pensiamo in categorie etiche,
secondo le esigenze della responsabilità morale, che ci impone
di ricercare nelluomo come persona e nelle comunità
e società che sono composte da persone lorigine
fondamentale degli atti, dei propositi, delle iniziative e delle
intenzioni umane(ib).»
E ricorda che a
Toronto il Papa ribadì ancor più ai giovani questo concetto,
esprimendosi in un modo ancor più suggestivo: «il
nuovo millennio si è inaugurato con due scenari contrastanti:
quello della moltitudine dei pellegrini venuti a Roma per varcare
La misura
della speranza che è nel vostro cuore avverte Caffarra
- dice quale consistenza reale abbia la vostra giovinezza:
quanto sia fragile o quanto sia robusta. E speranza, vi
dice Giovanni Paolo II, è «attesa dei beni futuri»: quanto è grande
questa attesa?
Oppure non attendete nulla di diverso da
quanto già accaduto? È tutta lumanità che attende da voi
la risposta a queste domande
Lincontro con Giovanni Paolo II
genera in voi dunque la consapevolezza della grandezza
incomparabile della vostra persona; della grandezza drammatica
della vostra libertà; dellinestimabile preziosità della
vostra giovinezza.
Consentitemi di parlarvi colla
massima sincerità. È in atto una vera e propria congiura contro
la vostra libertà perché molti vi stanno mentendo dicendovi che
la vostra libertà è solo spontaneità: forza che vi spinge a
cercare ciò che è utile e/o piacevole senza fare a voi stessi e
agli altri troppo danno. La cultura in cui viviamo esaspera i
vostri desideri sradicandoli dal cuore della vostra persona, li
separa dalla realtà più profonda della vostra persona e così
vi fa sognare dicendovi di farvi sperare. E il sogno finisce
quando ci si sveglia!
Voi
affidate il progetto, il futuro della vostra vita che deve
formarsi appunto nella vostra età ad una libertà che sia
solo questo? Incalza il Vescovo - Provate in questo
momento ad ascoltare queste parole dette a voi giovani da
Giovanni Paolo II: La storia
viene scritta non
solo dagli avvenimenti che si svolgono in un certo qual senso
allesterno: è la storia delle coscienze umane,
delle vittorie e delle sconfitte morali. Qui trova il suo
fondamento anche lessenziale grandezza delluomo: la
sua dignità autenticamente umana
il tesoro della coscienza,
il discernimento fra il bene e il male, luomo lo porta
attraverso la frontiera della morte, affinché, al cospetto di
Colui che è la santità stessa, trovi lultima e definitiva
verità su tutta la sua vita [pag. 179-180].
Una
volta confida ancora Mons. Caffarra - parlavamo col
S. Padre del crollo del muro di Berlino. Egli ci disse che in
fondo è stata la forza della verità a farlo crollare. È
subordinandosi alla verità sul bene della persona che voi potete
realizzarvi, che voi potrete realizzare un mondo migliore, non
subordinando la verità a voi stessi. La forza intima profonda
che era nella persona di Giovanni Paolo II trovava la sua
sorgente in questa subordinazione.»
Termina poi lincontro con due
citazioni inaspettate, una tratta dal dramma teatrale
Nel primo, verso la fine, un personaggio,
Adamo, dice:
«luomo ha a disposizione
unesistenza ed un amore come farne un insieme che abbia
senso? Eppoi questo insieme non può mai essere chiuso in se
stesso. Deve essere aperto perché da un lato deve influire sugli
altri esseri, dallaltra riflettere sempre lEssere e
lAmore assoluto. Deve rifletterli almeno in qualche modo.
È questo anche il senso ultimo delle vostre esistenze» [K. Wojtyla,
Tutte le opere letterarie, Bompian]
Spiega il Vescovo:
«Ecco il senso ultimo della vostra vita che state progettando
nella speranza: fare della vostra esistenza unesistenza
amante e vivere un amore reale, tale che rifletta lAmore
Assoluto, «perché creare qualcosa che rispecchi lEssere e
lAmore assoluto è forse la cosa più straordinaria che
esista. Ma si campa senza rendersene conto» [ibid. pag.869]..
È possibile evitare questo rischio?
Chiede lArcivescovo alla giovane platea. E lui stesso come
risposta propone il brano del secondo dramma di K. Wojtyla
Fratello del nostro Dio, dove il protagonista, Alberto,
instaura un dialogo intenso con i suoi amici, miserabili che egli
ha raccolto:
«ALBERTO In
ognuno di voi ho conosciuto la miseria e Lui. A lungo sono stati
separati. Con tutte le forze ho cercato di avvicinarli. Perché
prima tu eri un uomo misero e sulla tua miseria regnava la
desolazione. Da quando ti sei avvicinato a Lui, la tua caduta si
è trasformata in croce e la tua schiavitù in libertà».
SEBASTIANO
La schiavitù in libertà
la caduta in croce
Oh, sì,
Alberto, oh, sì!
ALBERTO Il Figlio di Dio è tutta
la libertà. Senza traccia di schiavitù.
ANTONIO Ma che cosa importa? Che
cosa importa che Egli sia tutta la libertà? Egli è stato una
volta.
ALBERTO Egli è sempre.
ANTONIO Sì. Ci credo. Ci hai
comandato di credere in Lui, di pregarLo, di imitarLo. Bene. Ci
hai detto: siate poveri, perché Egli non aveva dove posare il
capo. Bene. Ti abbiamo ubbidito volentieri, perché tu stesso hai
fatto così. Non cè stata menzogna in te. Eppure
ALBERTO Egli è sempre. Egli
raggiunge continuamente le anime. E riproduce in esse
Se
stesso!»
Mons. Caffarra,
poi, si congeda dai giovani con un ultimo appello: «Vi lascio
con queste parole e con questa consegna: la schiavitù in
libertà
Il Figlio di Dio è tutta libertà. Senza traccia
di schiavitù.
Anche la
schiavitù del Parckinson è stata trasformata da Giovanni Paolo
II in libertà. Non campate neanche un giorno senza rendervi
conto che in voi, in ciascuno di voi, si può riflettere
lAmore Assoluto,