IL Magistero di Benedetto XVI

 

«DEUS CARITAS EST … »

A cura di Maria Carla Papi

 

''La costruzione di un mondo diverso, ma possibile, è affidato all'opera del Messia e anche a quella del suo popolo''. E il popolo di Dio si basa sui figli e la famiglia.

Con queste parole Benedetto XVI ha presentato la sua prima enciclica, ''Deus caritas est” ad una folla di circa ottomila pellegrini. ''Tutti insieme - ha detto ai presenti - possiamo attuare questo progetto di armonia e di pace, cessando l'azione distruttrice dell'odio, della violenza, della guerra. Bisogna, però, fare una scelta schierandosi dalla parte del Dio dell'amore e della giustizia''.

Questa riflessione che il Papa ha voluto offrire ai fedeli nasce dal salmo 143 in cui ''si parla dei malvagi, visti come oppressori del popolo di Dio e della sua fede'' contro i quali si ergono ''i figli, speranza del futuro''. Insieme a quelle della vita economica, della città e dell'intera comunità civile, l'immagine della famiglia è sintomo, nella visione del Papa, di una ''dimensione positiva, quella del nuovo mondo gioioso che sta per affermarsi. È questo il vero shalom - ha aggiunto Benedetto XVI - ossia la 'pace' messianica, un orizzonte luminoso che è articolato in una successione di quadretti di vita sociale: che possono diventare anche per noi un auspicio per la nascita di una società più giusta''.

L'amore, l'uomo e la politica.

''Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui''. scrive Papa Benedetto XVI.

Il documento, articolato in due grandi parti, offre nella prima parte una riflessione teologico-filosofica sull'"amore" nelle sue diverse dimensioni individuali, tra uomo e donna, familiari, collettivi e dell'amore di Dio per l'uomo, mentre nella seconda tratta dell'esercizio concreto del comandamento dell'amore verso il prossimo e la prassi con riferimenti alla società, all'economia, alla politica.

Mentre nella prima parte è il grande teologo, che parla citando i padri della Chiesa come Agostino e Tertulliano e contrapponendo le loro riflessioni più mistiche, umane e tormentate a Nietzsche e alla sua critica del cristianesimo privo di eros, nella seconda è il capo della Chiesa a far sentire la sua voce. E' vero, dice a un certo punto, che la Chiesa non deve fare politica, ma la sua presenza attraverso la dottrina sociale viene proposta come ''un'indicazione fondamentale'' dopo ''il sogno svanito'' del marxismo e nella ''situazione difficile'' che il mondo sta attraversando ''a causa della globalizzazione dell'economia''. Così come è vero che gli uomini di Chiesa devono saper dare il loro contributo alle coscienze.

 

La ''Categoria Amore'' - Papa Ratzinger compie un excursus sul termine ''amore'' a partire da quello originario tra uomo e donna, che nell'antica Grecia era qualificato col nome di eros. La nuova visione dell'amore portata dal cristianesimo spesso è stata valutata come rifiuto dell'eros e della corporeità. Ma, sottolinea il Papa, non è così. L'eros ha bisogno di disciplina, di purificazione e di maturazione per non perdere la sua dignità originaria e non degradare a puro ''sesso'', diventando una merce. ''L'eros rimanda l'uomo al matrimonio, a un legame caratterizzato da unicità e definitività; così e solo così si realizza la sua intima destinazione''.

 

Marxismo svanito e globalizzazione difficile - ''Il marxismo - è spiegato nell'enciclica - aveva indicato nella rivoluzione mondiale e nella sua preparazione la panacea per la problematica sociale, [...] ma questo sogno è svanito''. E nella ''situazione difficile'' che il mondo sta attraversando ''anche a causa della globalizzazione dell'economia'', la dottrina sociale della Chiesa ''è diventata un'indicazione fondamentale, che propone orientamenti validi ben al di là dei confini di essa: questi orientamenti, di fronte al progredire dello sviluppo, devono essere affrontati nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell'uomo e del suo mondo''.

 

La Preghiera - Benedetto XVI invita i fedeli a non lasciarsi tentare dall'ideologia marxista e a trovare la forza di resistere a essa e alla tentazione opposta di abbandonare ogni impegno sociale con la forza della preghiera, come faceva Madre Teresa di Calcutta, citata più volte come esempio nel testo.

 

La Chiesa e la Politica - La creazione di un giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica, quindi non può essere incarico immediato della Chiesa, sottolinea il Papa. Ma quello che la Chiesa deve fare è ''purificare e illuminare la ragione, offrendo il proprio contributo alla formazione delle coscienze, affinché le vere esigenze della giustizia possano essere percepite, riconosciute e poi anche realizzate''.

 

Lo Stato senza Amore - Non c'è nessun ordinamento statale che, per quanto giusto, dice il documento, possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Lo Stato che vuole provvedere a tutto diventa un'istanza burocratica. O peggio, dice il Papa, ''se uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe a una grande banda di ladri''.

 

La Carità - Anche se non risparmia critiche alla globalizzazione, il Pontefice le riconosce un ''positivo effetto collaterale'' che si manifesta nel fatto che la sollecitudine per il prossimo, superando i confini delle comunità nazionali, tende ad allargare i suoi orizzonti al mondo intero attraverso le associazioni umanitarie. Ma è importante, avverte Ratzinger, che l'attività caritativa della Chiesa non perda la propria identità dissolvendosi nella comune organizzazione assistenziale e diventandone una semplice variante, ma mantenga tutto lo splendore dell'essenza della carità cristiana ed ecclesiale.

 

Indipendenza - L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie, dice Benedetto XVI e inoltre, non deve essere un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato come proselitismo. L'amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere altri scopi.

Ma questo non significa, aggiunge l'enciclica, che l'azione caritativa debba, per così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore.

Quando siamo anche noi amore perchè caritatevoli e compassionevoli verso il prossimo siamo uniti a Dio, Egli è con noi, cioè si realizza uno stato di fusione a seconda della qualità e quantità del nostro amore.

Tale fusione ci porta su di un piano esistenziale e di percezioni spirituale dal quale la vita viene osservata e vissuta in modo diverso!

In tale stato Siamo a contatto con la Verità, col presente assoluto, con ciò che è spoglio da ogni distorsione.

Questa è la vita che dobbiamo conquistare!