IL CAMMINO CONTINUA …!

di Annetta Ventura

 

La Chiesa non può fare a meno dell’Azione cattolica … di un gruppo di laici …, fedeli alla loro vocazione e stretti attorno ai legittimi pastori, disposti a condividere, insieme con loro, la quotidiana fatica dell'evangelizzazione in ogni ambiente. (Giovanni Paolo II, 26 aprile 2002)

Questa frase di papa Wojtyla dice, in estrema sintesi, chi di solito sceglie di entrare a far parte dell’Azione cattolica: quei laici che danno un aiuto in parrocchia, secondo le disponibilità e capacità: dall’aiuto fattivo della preghiera, ad un aiuto concreto.

Questa scelta, presa al tempo della presidenza di Bachelet, potrebbe essere considerato  quasi un limite, perché chi fa parte dell’Azione cattolica trova soprattutto nella parrocchia il luogo della sua missione. I commenti, i progetti, gli strumenti per un confronto con la società e la cultura del nostro tempo che arrivano dall’associazione, servono senz’altro a dare uno spessore spirituale ai compiti assunti in parrocchia, ma costituiscono anche un importante processo di formazione personale e culturale. Rientrava nell’ambito di sperimentare questa formazione, appunto, la proposta avanzata dal parroco di farsi carico delle quote delle nuove adesioni, per l’anno appena concluso.

Associarsi comporta sottoscrivere un patto, espresso da uno statuto, e impegnarsi alla realizzazione di obiettivi comuni. Di qui quel senso di appartenenza … che influisce nell’orientare anche le ordinarie scelte di vita. Perché, lo si voglia o no, sentirsi parte di un’organizzazione, è come accettare la sua funzione pedagogica, mettersi ad una scuola che dà criteri di crescita, conduce a scartare certe tendenze e ad accettarne di più valide.1 Per la sua stessa vocazione, lAc non dovrebbe essere considerata un gruppo a sé stante, dovrebbe essere presente nelle diverse attività del lavoro parrocchiale. 

Un ringraziamento di cuore va a chi ha trovato tempo e spazio per le attività di quest’anno.Sarà un piacere ritrovarci, in disponibilità e amicizia, dopo l’estate. Per quest’anno, si sono concluse le riunioni sul catechismo. Nelle ultime due abbiamo meditato, con la guida del parroco, sulla sesta opera di misericordia spirituale e sulla settima.

Sopportare pazientemente le persone moleste,  sesta opera.

Il povero , il barbone, il tossico, chi è in qualche modo diverso, non sempre sono ritenute persone comode da contattare. Non apprezzano il nostro aiuto come noi vorremmo,   minano le nostre piccole tranquillità e sicurezze.

Quanta intolleranza anche verso gli immigrati. Vengono a cercare, in un paese con abitudini e consuetudini diverse, una vita dignitosa per loro e le loro famiglie.

Renderci conto dei vari modi del loro disagio potrebbe  costringerci a fare qualche piccola cosa - un saluto amichevole, una disponibilità? - per esprimere accoglienza, e aiuto.

Quanta indifferenza per la schiavitù di persone che svendono i loro corpi o che seguono la magia di una dose. Capita di tenerci in disparte, difendendo la nostra serenità; non vogliamo lasciarci coinvolgere da vecchie e nuove minacce, come se  certi fatti succedano solo agli altri, e invece attraversano anche la nostra vita.

Anche un collega, un amico o  un compagno di studi che dimostri un disagio personale, può essere vissuto come un ostacolo, piuttosto che un fratello da accogliere e comprendere.

Ma spesso anche da scoprire.

Sembrerebbe quasi inspiegabile, ma è senz’altro vero che questa civiltà del benessere incentiva nuove depressioni. Ma, in questa epoca di comunicazione in tempo reale, sappiamo ancora fare conversazione? coltivare conoscenze e amicizie? farci  vicendevolmente  compagnia? Potrebbe essere queste alcune delle ragioni della solitudine ritenuta dilagante?

Ricordo con molto affetto un’amica che viveva sola e che ci faceva piccole visite durante la sua passeggiata quotidiana. Parlava con mia madre e con me, si interessava dei bambini, ci raccontava alcune cose della sua giornata. Sapeva ascoltare e sapeva dare consigli. Ancora oggi, dopo molti anni dalla sua morte, penso che essere stato uno dei posti dove lei faceva una sosta  abbia fatto più piacere a noi che a lei.    

¨     Dio è benevolo perché l’uomo è fragile

L’Antico  Testamento dice “ … il Signore è paziente con gli uomini e riversa su di essi la sua misericordia (Siracide 18,9-11).  

Dio estende la sua misericordia a tutta la storia umana perché nessun uomo è senza difetti.  

¨     Gesù oltraggiato non rispondeva con oltraggi

“Gesù … sapeva chi erano quelli che non credevano in lui e chi era colui che lo avrebbe tradito (Giovanni 6, 64 ).

¨     Sopportatevi  con amore

La Chiesa presenta anche delle virtù che si coniugano bene con la sopportazione.

“Vi esorto dunque … a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con umiltà, mansuetudine, e pazienza, sopportandovi  a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace” (Efesini 4,1-3) .

“ Rivestitevi  … di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; … e perdonandovi scambievolmente… (Colossesi 3,12-13)  

 

Pregare Iddio per i vivi e per i morti, settima opera.

La preghiera tiene il primo posto fra tutte le opere che procedono dall’amore: è espressione di carità, è respiro dell’anima. Pregare è aprirsi a Dio e al prossimo, accogliere e donare; mettere sotto lo sguardo del Signore tutte le persone, e non solo quelle della nostra vita.

La preghiera diventa così opera di misericordia verso chi soffre, verso chi non ha fede, e spesso neppure speranza.

La preghiera è crescere nel Signore insieme agli altri. Riceve la sua efficacia da Dio stesso. Chi prega riceve conforto dalla sua stessa preghiera. È silenziosa, umile e gratuita.

E tutti possono pregare.

Al mattino ci affidiamo a Dio, con una preghiera che coinvolge tutti.

Alla sera, ripercorriamo gli avvenimenti della giornata, pensiamo agli impegni dell’indomani, auguriamo la buona notte a chi ci sta vicino, e condividiamo l’inizio di una nuova giornata con chi vive all’altro capo del mondo.

La preghiera oltrepassa la soglia della morte e raggiunge coloro che sono nella vita eterna. E  diventa carità e sollievo; forza e suffragio, modo per sentirci insieme.

¨     La preghiera per i vivi

Nell’Antico Testamento, Abramo intercede presso Dio per Sodoma e Gomorra:

“ Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse ci sono cinquanta giusti nella

città: davvero gli vuoi sopprimere. … Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?” (Genesi 18,23-33)

Quando gli Ebrei fabbricano il vitello d’oro, suscitano l’ira di Dio, e Mosè intercede per il suo popolo “ Ricordati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo” (Es 32,13).

Dopo la sfiducia – peccato contro la fede – che si impadronisce del popolo nel deserto del Sinai, ancora Mosè si rivolge a Dio “ Perdona l’iniquità del tuo popolo, secondo la grandezza della tua bontà…” (Mn, 14,19) 

¨     La preghiera per i defunti

È solo verso il II secolo a.C. che Israele conosce la rivelazione del premio e del castigo nell’altra vita. Dopo la battaglia di Iamnia, mentre si seppelliscono i morti, Giuda Maccabeo si accorge che i caduti avevano piccoli oggetti d’oro razziati nella città del nemico, “Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” (2 Mac 12, 45).

¨     Nella Bibbia c’è anche un esempio di preghiera dei defunti per i vivi.

Sempre Giuda Maccabeo sogna Geremia, vissuto secoli prima, che “innalza molte preghiere per il popolo e per la città santa” ( 2Mac 15, 14)  

¨     L’intercessione di Gesù

“Pregate e vegliate in ogni momento” (Luca 21,36). E’ Gesù che lo raccomanda.

Gesù rivolge molte preghiere di intercessione al Padre, e a lui fanno eco gli insegnamenti degli apostoli. Paolo sottolinea che nessuna condanna può scaturire da Gesù.

Giovanni, nella prima lettera,  ci consegna un’altra certezza “Figlioli miei, vi scrivo perché non pecchiate; ma se qualcuno lo ha fatto abbiamo un avvocato presso il Padre …”

E Giacomo esorta  a pregare “gli uni per gli altri per essere guariti. Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza” (Giacomo, 5, 16).

L’intercessione è connessa all’amore fraterno e al disinteresse personale.

E ogni giornata è uno spazio di tempo da colmare di amore.

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1 Davide Fiammengo, supplemento a Segno n.4, 2007, pag. 6,7 - Bibliografia - Giuseppe Crocetti, Le opere di misericordia, San Paolo, 1999, Autori vari, Le opere di misericordia, Rogate, 2001