IL Magistero di Benedetto XVI

 

SACRAMENTUM CARITATIS

«Il sacramento dell’Amore»

A cura di Maria Carla Papi

 

"Sacramentum caritatis" è un’esortazione apostolica, ma il documento ha l'ampiezza di un'enciclica. E con l'enciclica "Deus caritas est" ha parecchio in comune, a cominciare dalla parola chiave del titolo:amore’. Lo stesso Benedetto XVI lo scrive nell'introduzione: "Intendo porre la presente esortazione in relazione con la mia prima lettera enciclica".
Continuiamo a riflettere sull’Esortazione Apostolica di Benedetto XVI

Messale di San Pio V

Benedetto XVI lo cita nel paragrafo 3, ricordando con ammirazione e gratitudine "lo sviluppo, ordinato nel tempo, delle forme rituali" con cui si è celebrata e si celebra la messa, fino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II con le sue "ricchezze ancora non pienamente esplorate". E osserva: "Si tratta in concreto di leggere i cambiamenti voluti dal Concilio all'interno dell'unità che caratterizza lo sviluppo storico del rito stesso, senza introdurre artificiose rotture".

Si sa che il rifiuto delle "artificiose rotture" – secondo quanto detto dal papa nel discorso alla curia romana del 22 dicembre 2005, sulla corretta interpretazione del Concilio – è uno dei motivi che per Joseph Ratzinger giustificano la permanenza in uso del rito tridentino.

Ultima Cena

Nel paragrafo 11, dopo aver descritto l'ultima cena fatta da Gesù con gli apostoli secondo l'antico rito ebraico, Benedetto XVI avverte: "Quella cena per noi cristiani non è più necessario ripeterla", perché rispetto ad essa l'Eucaristia segna una novità radicale ed è a questa novità che Gesù si riferiva dicendo: "Fate questo in memoria di me".

Il richiamo del papa è per quelle comunità – ad esempio le neocatecumenali – che insistono nel celebrare la messa come un banchetto, imitando l'ultima cena.

Dopo la Comunione

È utile rimanere «raccolti in silenzio». È un «tempo prezioso» che «non va trascurato». Accostarsi alla Comunione non deve però essere un «automatismo», quasi che «per il solo fatto di trovarsi in chiesa durante la liturgia si abbia il diritto o forse anche il dovere» di fare la Comunione. Per i disabili, bisogna favorire la loro partecipazione alla Messa, rimuovendo gli ostacoli architettonici nelle chiese. Va assicurata anche la comunione ai disabili mentali.

Latino e canto gregoriano

Va usato per le Messe di carattere internazionale, ma solo per il canone. In tali liturgie è bene anche proporre il canto gregoriano, più universale. Letture, omelia e preghiera dei fedeli vanno fatte in lingue moderne. Il Papa sottolinea che questo non è una novità, ma è in sintonia con il Concilio Vaticano II.

Nel paragrafo 42, Benedetto XVI mette in guardia dalla cattiva musica che ha invaso troppe celebrazioni e difende il canto gregoriano:

"La Chiesa, nella sua bimillenaria storia, ha creato, e continua a creare, musica e canti che costituiscono un patrimonio di fede e di amore che non deve andare perduto. Davvero, in liturgia non possiamo dire che un canto vale l'altro. A tale proposito, occorre evitare la generica improvvisazione o l'introduzione di generi musicali non rispettosi del senso della liturgia. In quanto elemento liturgico, il canto deve integrarsi nella forma propria della celebrazione. Di conseguenza tutto – nel testo, nella melodia, nell'esecuzione – deve corrispondere al senso del mistero celebrato, alle parti del rito e ai tempi liturgici. Infine, pur tenendo conto dei diversi orientamenti e delle differenti tradizioni assai lodevoli, desidero, come è stato chiesto dai padri sinodali, che venga adeguatamente valorizzato il canto gregoriano, in quanto canto proprio della liturgia romana".

Transustanziazione
La parola compare nel paragrafo 13, assieme a un richiamo ai fedeli ad avere "una coscienza più chiara" della ricchezza delle parole della consacrazione e della "epiclesi", l'invocazione "al Padre perché faccia discendere il dono dello Spirito affinché il pane e il vino diventino il corpo ed il sangue di Gesù Cristo".

Ortodossi e Protestanti

Nel paragrafo 14, Benedetto XVI sottolinea che è l'Eucaristia ad edificare la Chiesa. E infatti, nel paragrafo successivo, egli chiama "Chiese" la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse proprio perché "hanno conservato la genuina e integra natura del mistero dell'Eucaristia", a differenza delle semplici "Comunità" nate dalla riforma protestante, con le quali il "carattere ecclesiale dell'Eucaristia" è piuttosto materia di dialogo ecumenico.

Comunione e Confessione

Nel paragrafo 20 – e poi anche nel 55 – Benedetto XVI mette in guardia dal fare la comunione sempre, come per automatismo, "quasi che per il solo fatto di trovarsi in chiesa durante la liturgia si abbia il diritto o forse anche il dovere di accostarsi alla mensa eucaristica". Un motivo di questo "atteggiamento superficiale", scrive, è la diffusa perdita del senso del peccato. Per fare la comunione occorre essere "in grazia di Dio". Nel paragrafo successivo il papa incoraggia i fedeli alla confessione frequente. E avverte che la forma ordinaria di confessione deve essere quella individuale, "limitando la prassi dell'assoluzione generale esclusivamente ai casi previsti".

Viatico

Nel paragrafo 22 il papa raccomanda di portare l'eucaristia agli infermi: una pratica che in molti luoghi rischia di cadere in disuso.

 

Messa in televisione

Non adempie il precetto, in condizioni normali. Va bene per anziani e malati, ma non per chi ritiene che la Messa in Tv dispensi dall’andare in chiesa.

Sulle Messe per piccoli gruppi, il Papa chiede di prestare molta attenzione al fatto che potrebbero «essere sentite in antagonismo o in parallelo rispetto alla vita della Chiesa particolare»: «I piccoli gruppi devono servire a unificare la comunità, non a frammentarla».

Adorazione eucaristica

Va riscoperta e favorita sia dal punto di vista personale che comunitario. Nelle città il Papa chiede di individuare una chiesa da «riservare appositamente all’adorazione perpetua». In tutte le chiese inoltre bisogna tenere accesa la «lampada perenne» per facilitare l’individuazione del tabernacolo dove è conservata l’Eucaristia.

All'adorazione dell'ostia consacrata Benedetto XVI dedica quattro paragrafi, dal 66 al 69. Ricorda che nel primo dopo-concilio si obiettava, contro l'adorazione, che "il pane eucaristico non ci sarebbe stato dato per essere contemplato, ma per essere mangiato". Obiezione che il papa spiega essere infondata. In effetti, in più occasioni Benedetto XVI ha mostrato di voler restituire all'adorazione eucaristica un posto centrale. Raccomanda che anche il tabernacolo, nelle chiese, sia in luogo ben visibile e degno, "evitando di collocarvi innanzi la sede del celebrante".

La domenica

Il giorno del Signore è anche il «giorno del riposo». Benedetto XVI si augura che ciò venga riconosciuto anche nella società civile e rileva che «il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro». Poi suggerisce che accanto alla Messa si facciano incontri, catechesi per i bambini, attività caritative.